Gli Aforismi del Mese

 

 

Introduzione      Terminologia

 

Gennaio 2005

 

 

 

 

 

 

Introduzione...

 

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"La Divina Sinfonia" è un raccolta di aforismi, massime, poesie e preghiere che costituiscono una ricca fonte di ispirazione per tutti quanti che, pur avendo tendenza alla spiritualità, dispongono di tempo troppo limitato per poter leggere lunghe dissertazioni. La fonte è il "Gayan" e il "Vadan" di Hazrat Inayat Khan. Egli disse:

"Ho trovato che in ogni parola vi è un valore musicale, che vi è melodia in ogni pensiero, un'armonia in ogni sentimento. Suonai la Vina fino a quando il mio cuore si trasformò in questo strumento; ho offerto allora questo strumento al Musico Divino: l'Unico Musico che esiste. Le persone che mi ascoltano mi attribuiscono il merito di questa melodia: in realtà, non è dovuto a me, ma al Musico che suona il suo fedele strumento..."

                                                                                                                         Shaikha Dahnya Bozzini-van Gelder

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La parola "Gayan" significa "Canto".

 

La definizione delle opere con le relative classificazioni riportate qui di seguito sono tratte da espressioni musicali e liriche in lingua persiana e in Indi, alle quali l'Autore diede un'interpretazione speciale:

ALAPA = Dio che parla all'uomo. Una parola divina in forma di consiglio

ALANKARA = L'espressione fantastica di un'idea

BOULA = Una parola ardente

CHALA = Una parola illuminata

GAMAKA = I sentimenti di un cuore di poeta, accordati su varie note

GAYATRI = Preghiere

RAGA = L'anima umana che si rivolge al Dio amato

SURA = La parola di Dio attraverso l'anima ardente

TALA = L'espressione ritmica di un'idea

TANA = L'anima a colloquio con la natura.

 

 

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Gennaio

 

"Il carattere ritmico dell'opera esprime l'Armonia del Pensiero Divino di cui questi insegnamenti sono le note che si rivelano all'anima immersa nel silenzio." 
   
                                                                             Murshid Karimbakhsh

 

 

 

GAYAN

 

 

5. Gamakas

 

 

 

 

 

 

487. Non mi considero secondo a nessuno, dal momento che ho realizzato in me stesso Colui che è l'Unico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

488. Tutte le cose che sembrano esaltare la mia posizione, in effetti mi sminuiscono ai miei occhi; l'unica cosa esaltante per me consiste nel dimenticare completamente me stesso nella perfetta visione di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

489. Non vi è nulla che io consideri troppo buono per me, o troppo alto da raggiungere, al contrario, mi sembra di poter ottenere tutto ciò che è raggiungibile, dal momento che ho raggiunto la visione del mio Signore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

490. Non vi è nulla che io trovi troppo umiliante fare, né vi è alcuna posizione, per quanto elevata, che mi possa far sentire più orgoglioso di quanto io già non sia nell'orgoglio del mio Signore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

491. L'amore non mi esalta, né l'odio mi deprime, poiché tutte le cose mi sembrano naturali. Per me la vita è un sogno che sempre muta e quando ritiro il mio vero essere dal falso, conosco ogni cosa, eppure me ne sto distaccato; così mi elevo al disopra di tutti i cambiamenti della vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

492. Mi è indifferente essere lodato tanto da essere sollevato dalla terra fino al cielo, oppure essere biasimato tanto da essere gettato giù dalle più grandi altezze fino alle profondità della terra; per me, la vita non è che un mare sempre in movimento, in cui le onde della fortuna e della sfortuna salgono e scendono di continuo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

493. Una caduta non mi abbatte, né mi scoraggia; è per me la possibilità di elevarmi ad una sfera di vita ancora più alta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

494. Se non avessi conosciuto il peccato, non avrei potuto godere della bellezza della virtù.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

495. Considero qualsiasi perdita nella vita al pari del togliersi un vecchio abito per indossarne uno nuovo; e il nuovo abito è sempre stato migliore di quello vecchio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

496. Ho appreso di più dai miei difetti che dalle mie virtù; se avessi agito sempre nel modo giusto, non potrei essere umano.

 

 

 

 

 

 

 

 

Al fine di garantire la massima aderenza di quest' opera al significato originale dell'autore, la traduzione, dal testo in lingua inglese, è stata curata direttamente dal rappresentante, per l'Italia ed il Ticino, del Movimento Sufi Internazionale.

 

                         

 

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