"La Divina Sinfonia" è
un raccolta di aforismi, massime, poesie e preghiere che costituiscono una ricca
fonte di ispirazione per tutti quanti che, pur avendo tendenza alla spiritualità,
dispongono di tempo troppo limitato per poter leggere lunghe dissertazioni. La
fonte è il "Gayan" e il "Vadan" di Hazrat Inayat Khan.
Egli disse:
"Ho trovato che in ogni parola
vi è un valore musicale, che vi è melodia in ogni pensiero, un'armonia in ogni
sentimento. Suonai la Vina fino a quando il mio cuore si trasformò in questo strumento;
ho offerto allora questo strumento al Musico Divino: l'Unico Musico che esiste.
Le persone che mi ascoltano mi attribuiscono il merito di questa melodia: in realtà,
non è dovuto a me, ma al Musico che suona il suo fedele strumento..."
Shaikha
Dahnya Bozzini-van Gelder
La
parola "Gayan" significa "Canto".
La
definizione delle opere con le relative classificazioni riportate qui di seguito
sono tratte da espressioni musicali e liriche in lingua persiana e in Indi, alle
quali l'Autore diede un'interpretazione speciale:
ALAPA
= Dio che parla all'uomo. Una parola divina in forma di consiglio
ALANKARA
= L'espressione fantastica di un'idea
BOULA = Una parola ardente
CHALA = Una parola illuminata
GAMAKA = I sentimenti
di un cuore di poeta, accordati su varie note
GAYATRI = Preghiere
RAGA = L'anima umana che si rivolge al Dio amato
SURA
= La parola di Dio attraverso l'anima ardente
"Il
carattere ritmico dell'opera esprime l'Armonia del Pensiero Divino di cui questi
insegnamenti sono le note che si rivelano all'anima immersa nel silenzio."
Murshid Karimbakhsh
GAYAN
5. Gamakas
487. Non mi considero secondo a nessuno,
dal momento che ho realizzato in me stesso Colui che è l'Unico.
488. Tutte le cose che sembrano
esaltare la mia posizione, in effetti mi sminuiscono ai miei occhi;
l'unica cosa esaltante per me consiste nel dimenticare completamente
me stesso nella perfetta visione di Dio.
489. Non vi è nulla che io consideri
troppo buono per me, o troppo alto da raggiungere, al contrario, mi
sembra di poter ottenere tutto ciò che è raggiungibile,
dal momento che ho raggiunto la visione del mio Signore.
490. Non vi è nulla che
io trovi troppo umiliante fare, né vi è alcuna posizione,
per quanto elevata, che mi possa far sentire più orgoglioso di
quanto io già non sia nell'orgoglio del mio Signore.
491. L'amore non mi esalta, né
l'odio mi deprime, poiché tutte le cose mi sembrano naturali.
Per me la vita è un sogno che sempre muta e quando ritiro il
mio vero essere dal falso, conosco ogni cosa, eppure me ne sto distaccato;
così mi elevo al disopra di tutti i cambiamenti della vita.
492. Mi è indifferente essere
lodato tanto da essere sollevato dalla terra fino al cielo, oppure essere
biasimato tanto da essere gettato giù dalle più grandi
altezze fino alle profondità della terra; per me, la vita non
è che un mare sempre in movimento, in cui le onde della fortuna
e della sfortuna salgono e scendono di continuo.
493. Una caduta non mi abbatte, né
mi scoraggia; è per me la possibilità di elevarmi ad una
sfera di vita ancora più alta.
494. Se non avessi conosciuto il peccato,
non avrei potuto godere della bellezza della virtù.
495. Considero qualsiasi perdita
nella vita al pari del togliersi un vecchio abito per indossarne uno
nuovo; e il nuovo abito è sempre stato migliore di quello vecchio.
496. Ho appreso di più
dai miei difetti che dalle mie virtù; se avessi agito sempre
nel modo giusto, non potrei essere umano.
Al
fine di garantire la massima aderenza di quest' opera al significato originale
dell'autore, la traduzione, dal testo in lingua inglese, è stata curata direttamente
dal rappresentante, per l'Italia ed il Ticino, del Movimento Sufi Internazionale.