Gli Aforismi del Mese

 

 

Introduzione      Terminologia

 

Giugno 2005

 

 

 

 

 

 

Introduzione...

 

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"La Divina Sinfonia" è un raccolta di aforismi, massime, poesie e preghiere che costituiscono una ricca fonte di ispirazione per tutti quanti che, pur avendo tendenza alla spiritualità, dispongono di tempo troppo limitato per poter leggere lunghe dissertazioni. La fonte è il "Gayan" e il "Vadan" di Hazrat Inayat Khan. Egli disse:

"Ho trovato che in ogni parola vi è un valore musicale, che vi è melodia in ogni pensiero, un'armonia in ogni sentimento. Suonai la Vina fino a quando il mio cuore si trasformò in questo strumento; ho offerto allora questo strumento al Musico Divino: l'Unico Musico che esiste. Le persone che mi ascoltano mi attribuiscono il merito di questa melodia: in realtà, non è dovuto a me, ma al Musico che suona il suo fedele strumento..."

                                                                                                                         Shaikha Dahnya Bozzini-van Gelder

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La parola "Gayan" significa "Canto".

 

La definizione delle opere con le relative classificazioni riportate qui di seguito sono tratte da espressioni musicali e liriche in lingua persiana e in Indi, alle quali l'Autore diede un'interpretazione speciale:

ALAPA = Dio che parla all'uomo. Una parola divina in forma di consiglio

ALANKARA = L'espressione fantastica di un'idea

BOULA = Una parola ardente

CHALA = Una parola illuminata

GAMAKA = I sentimenti di un cuore di poeta, accordati su varie note

GAYATRI = Preghiere

RAGA = L'anima umana che si rivolge al Dio amato

SURA = La parola di Dio attraverso l'anima ardente

TALA = L'espressione ritmica di un'idea

TANA = L'anima a colloquio con la natura.

 

 

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Giugno

 

"Il carattere ritmico dell'opera esprime l'Armonia del Pensiero Divino di cui questi insegnamenti sono le note che si rivelano all'anima immersa nel silenzio." 
   
                                                                             Murshid Karimbakhsh

 

 

 

GAYAN

 

 

 

 

7. Ragas

 

 

530. Non oso pensare di alzare lo sguardo per rimirare la Tua gloriosa visione; siedo tranquillo presso il lago del mio cuore guardando in esso riflessa la Tua immagine.


 

 

531. Tu mi doni il Tuo amore e conquisti il mio cuore con il fascino della Tua bellezza.
Quando a Te mi avvicino, mio Amato, Tu mi dici «Non mi toccare».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

532. A Te mi aggrappo con la fede di un bambino portando nel cuore la Tua bellissima immagine.
Ho cercato rifugio nel Tuo seno, Amato, e sono salvo, sentendo le Tue braccia intorno a me.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

533. Come potrò ringraziarti, mio Re, per i Tuo munifici doni?
Ogni dono che Tu mi fai, mio generoso Signore, è inestimabile.
Al tuo soffio gentile una lingua di fiamma si è alzata dalla scintilla che è nel mio cuore.
Tu odi il mio più debole sussurro; Tu mi hai insegnato la Tua lingua e a leggere il carattere scritto dalla Tua penna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

534. Io ti chiamo «mio Re» quando sono consapevole del mio essere simile ad una soffio d'aria; ma quando, mio Amato, sono consapevole di Te, io chiamo Te me.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

535. Come potrò ringraziarti per la Tua misericordia e la Tua compassione, o Re della mia anima?
C'è qualcosa che Tu non abbia fatto per me quando camminavo da solo nel deserto, nel buio della notte?
Tu venisti con la Tua torcia accesa e illuminasti il mio cammino.
Raggelato dal freddo della durezza del cuore del mondo, ho cercato rifugio in Te e Tu mi hai consolato con il Tuo infinito amore.
Ho bussato alla Tua porta, finalmente, quando da nessuna parte al mondo mi veniva una risposta, e senza indugio rispondesti al richiamo del mio cuore infranto.

 

 

 

 

 

 

 

 

536. Ho cercato, senza poterti trovare; dall'alto del minareto Ti ho chiamato ad alta voce; al sorgere ed al tramontare del sole ho suonato la campana del tempio; invano mi sono immerso nelle acque del Gange; deluso me ne sono tornato dalla Kaaba; Ti ho cercato sulla terra, Ti ho cercato nel cielo, mio Amato, ma alla fine Ti ho trovato nascosto come una perla nella conchiglia del mio cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

537. Volentieri morirei di mille morti se morendo potessi arrivare alla Tua nobile presenza.
Se la Tua mano amata offrisse una coppa di veleno, quel veleno preferirei alla tazza di nettare.
Stimo di più la polvere sotto ai Tuoi piedi, o mio Prezioso Bene, che non tutti i tesori della terra.
Se il mio capo potesse toccare la terra della Tua dimora, orgogliosamente rifiuterei la corona di Khusrau*.
Volentieri rinuncerei a tutti i piaceri che la terra mi può offrire, se soltanto potessi trattenere la Tua pena nel mio sensibile cuore.

*Khusrau, grande poeta indiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

538. Un solo momento della vita vissuto con Te vale più di una lunga vita vissuta senza di Te.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

539. Scordo le pene di tutta la vita quando Tu posi il Tuo sguardo su di me.
Il Tempo non è per me; un barlume della Tua gloriosa visione mi rende eterno.

 

 

 

 

 

 

Al fine di garantire la massima aderenza di quest' opera al significato originale dell'autore, la traduzione, dal testo in lingua inglese, è stata curata direttamente dal rappresentante, per l'Italia ed il Ticino, del Movimento Sufi Internazionale.

 

              

 

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