AGGRESSIVITA’

 

di Murshid Fazal Inayat Khan

 

 

 

 

Stiamo cercando di coprire l’intero regno dell’esistenza, della vita, della realtà, e riunirlo in un intero eloquente che possiamo usare per affrontare la relazione di noi stessi con tutto ciò che non è noi stessi.  I capitoli precedenti sulla realtà, la causalità e lo scopo, sono la base filosofica per qualunque altra contemplazione, e nei pochi prossimi capitoli incominceremo a guardare l’individuo, con in mente le domande: ”Che cosa posso fare? Posso vivere? Posso svilupparmi? Come posso avvicinarmi, individualmente, a questo universo?”

 

Avvicinati ad esso come ad un’illusione nella quale, da un punto di vista più mistico, cerchi di avvicinarti al significato del vuoto, al punto in cui tutte le cose si scompongono nel nulla. Questo vuoto dà la più grande base, una base non di attaccamento e di paura, ma di libertà e intuizione, con cui la nostra mente può comprendere più profondamente il perché le cose appaiono nel modo in cui appaiono e tuttavia non sono.

 

I primi pochi capitoli potrebbero essere stati una negazione della realtà, della verità, dello scopo, della causa, dei valori assoluti, persino la negazione del significato. Ora arriviamo all’individuo, e naturalmente la prima domanda che sorge nella mente è: ”Se la vita é un’illusione, se proprio la mia stessa identità é un’illusione, se le cose in cui credo sono soltanto temporanee e trovano la loro esistenza principalmente nelle mie paure, nelle mie credenze, come posso vivere? Che cosa posso fare? Come può essere trovata, nell’illusione, una funzione valida per la mia vita?”

 

Non cerco di provare l’esistenza della nostra individualità – piuttosto ne dubito – ma c’é un genere di energia di forza vitale che unisce le varie parti del nostro essere in una certa funzione che ha uno scopo preciso o una direzione. A guardarla da un punto di vista fisico: abbiamo dei corpi, abbiamo degli occhi, abbiamo delle orecchie, e qualcosa coordina le loro funzioni. Benché ciò che vediamo e udiamo siano illusioni, dentro a queste illusioni ci sembra operare una continuità che ha uno scopo preciso. Una parte della nostra individualità è questa continua auto-perpetuante energia che integra tutte le parti slegate nel nostro essere – le nostre emozioni, i nostri desideri, le nostre speranze, le nostre paure – in una entità apparentemente unita e diretta. Questa energia, questa forza che ci spinge avanti, è l’aggressività.  La forza aggressiva dell’uomo è la cosa principale che opera dietro la nostra identità, il nostro sé. E’ molto difficile accettare che è quasi impossibile eseguire un’azione nel pensiero o nella materia senza aggressività. Attacchiamo alla parola aggressività delle connotazioni di male, distruttive, e rifiutiamo completamente l’idea che proprio ogni nostro pensiero e azione è un’imposizione sulla pace che regna.

 

Ci sono dei modi per dimostrare che l’aggressività è la forza motrice dell’uomo, non delle prove di fatti, ma che dovrebbero essere considerate e poi soggettivamente valutate. Se guardiamo l’evoluzione, non possiamo sottrarci dall’osservare che è sempre il più aggressivo che sopravvive, il daino più forte, la leonessa che caccia meglio, lo squalo più veloce, la volpe più furba, ma su di un livello più originario le piante più forti, il ronzio con la più grande forza motrice per raggiungere l’ape regina prima di altri diecimila ronzii. Noi stessi siamo i prodotti del più veloce spermatozoo. La forza più aggressiva è quella che in miliardi di anni di tempo ha perpetuato se stessa. E’ l’aggressività dentro di noi di essere, di sapere, di pensare, di sentire, di agire, di comprendere, di dare, di pregare, di amare...con ogni nuova azione nella nostra esistenza c’è un’altro stupro della pace dell’universo.

 

Se tutto va bene arriverai ora a vedere la parola “aggressività” non esclusivamente con la connotazione di distruzione, ma con la connotazione di sé. Qual’era la forza dietro il primo genere di pesce strisciante che gli ha permesso di spingersi un pò alla volta e, alla fine, malgrado se stesso, malgrado le stesse funzioni del proprio organismo, di uscire dall’acqua e andare sulla terra? Fu una forza motrice incredibile di avere più territorio, più cibo, più luce, ed è esattamente la stessa forza che portò lo scarafaggio in evoluzione, quella che ha portato l’uomo a seppellirsi nelle sue città. C’è sempre una forza a conoscere di più, a fare meglio, a semplificare, ad archiviare, a correggere, a progredire, ad espandere il territorio, ad espandere il potere, ad esprimere di più, a possedere di più. Qual’è la differenza tra un rinoceronte che defeca in un piccolo territorio, un cane che urina sul primo idrante antifuoco e la proprietà del patrimonio immobiliare che l’uomo vive oggigiorno? Non c’è nessuna differenza; è lo stesso comportamento territoriale aggressivo di possedere, di avere.

 

Immaginate un prato da qualche parte nel mondo, bellissimo, non disturbato, con un piccolo stagno che fa da specchio al cielo, una piccola rana che gracchia vicino allo stagno, le ombre, l’oscurità e la luce, varie sfumature e tinte di verde; totalmente in pace e quietamente esistenti. Ora arriva un uomo, e la prima cosa che dice è: “Oh, che prato meraviglioso”. E ci mette sopra i piedi, e ne prende possesso. Allora il prato è stato distrutto, perchè la bellezza della sua non-esistenza, del suo non essere stato osservato, della sua esistenza senza consapevolezza, è stata violata. E’ ora diventato parte del mazzo di carte conosciuto di ciò che possiedo nella mia mente, di ciò che ho sperimentato, di ciò che ho conquistato, di ciò che ho osservato.

 

Più inizi a pensare distaccatamente e meglio alla tua stessa esistenza, più vedrai che dietro ad ogni azione e pensiero, sia di fare bene o male, sia di dare che di prendere, sia di amare che di odiare, c’è la stessa forza che ha fatto sì che il piccolo raccapricciante, strisciante, cimice di fango di tre bilioni di anni fa diventasse uno scarafaggio, la stessa forza che sguinzagliava delle guerre, la stessa forza che fa sì che noi desideriamo sempre più pace, più conoscenza, più realizzazione, più spiritualità. Perché dovremmo essere spirituali? Perché la cimice strisciò verso la luce e diventò scarafaggio? Perché stiamo cercando più luce? Qual’è la differenza? Solo la coscienza. Mentre la nostra coscienza, la nostra capacità di concettualizzare aumenta sempre, il livello della nostra aggressività diventa sempre più potente ed anche sempre più raffinata. Un giorno muoveremo guerra non con le armi, ma con i pensieri. Un giorno non cercheremo più la conoscenza che è permanente, cercheremo la conoscenza che è momentanea.

 

La prima cosa che un uomo o una donna devono fare è accettare la loro aggressività, fare pace con essa, comprenderla, essere onesti riguardo ad essa, almeno con se stessi, e cominciare a comprendere che lo sviluppo è sempre stato un processo, conscio o inconscio, del guidare la forza aggressiva per far aumentare la coscienza. Sia che la cimice sia diventata scarafaggio, o una scimmia un uomo-scimmia, qualunque cambiamento biologico e chimico abbia avuto luogo mentre la forza aggressiva è evoluta, progredita, ampliata, è sempre stata un’espansione della coscienza, un aumento della consapevolezza. Qui, ora, noi esseri umani complicati, dobbiamo accettare la nostra aggressività. E’ possibile che siamo arrivati al punto di svolta della forza aggressiva: laddove in precedenza è sempre stata la forza aggressiva che amplificava la coscienza, adesso potrebbe essere che nell’uomo la coscienza sia arrivata al punto in cui può guidare l’aggressività. Questa è realmente la prima cosa che significa tutto lo sviluppo. Non è diventare santo o raggiungere l’illuminazione, andare in Samadhi, trovare pace: quelli sono concetti che sono culturali e temporanei, non realmente esistenti. E’ semplicemente l’arrivare al punto in cui siamo in controllo di noi stessi, dei nostri nafs; la parola “nafs” significa il nostro sé aggressivo, non esiste un altro sé. Il sé che è in pace non è niente, è disintegrato. E’ diventato non-diventato, è trasceso.

 

Nel momento in cui credi che la cosa più importante della vita sia arrivare al punto in cui la tua coscienza può incominciare a guidare la tua aggressione, sorge la domanda: come? Prima di incominciare a scoprire come questo può essere fatto deve essere chiaro che è un processo di auto-sviluppo psicologico. Ci porta indietro alle vecchie parole: ”Sii vero al tuo proprio sé”. E’ un processo nel quale possiamo incominciare a vedere le vere ragioni del perché diciamo ciò che diciamo, del perché facciamo ciò che facciamo, del perché nascondiamo ciò che nascondiamo, del perché raggiungiamo ciò che raggiungiamo; è molto difficile essere onesti con se stessi. E’ abbastanza difficile vedere che la maggior parte delle cose che accettiamo nella nostra struttura di valori, nel nostro modo di pensare, nella formazione della nostra conoscenza, sono terre scialbe, concetti ereditati da sogni del passato, dal romanzo del futuro, senza integrità.

 

Ora indaghiamo: perché viaggiamo? Oppure dovremmo dire, da che cosa stiamo fuggendo? Quali impegni abbiamo paura di prendere nel mondo? Che cosa cerchiamo di nascondere nella nostra fuga continua? Oppure potremmo chiedere, perché ci piace sempre il buon cibo? Perché così tanti di noi sono cibo-consci? Perché siamo così risoluti ad amare noi stessi? Perché cerchiamo di nutrire, di consolare? Con quale amore cerchiamo di sostituire l’amore che desideriamo realmente? Si dice che gente che mangia tante cose dolci, e questo è il secolo dei dolciumi, manchi di affetto nella propria vita. Questi sono esempi semplici e ce ne sono molti molto più sottili che dimostrano che tanto del nostro funzionamento è sublimazione, tanti dei nostri pensieri sono razionalizzazioni, e che la prima forza che motiva dietro le nostre azioni è da qualche parte fra la giustificazione della propria esistenza e la negazione dell’esistenza degli altri. Arriveremo davvero a scoprire che siamo molto più aggressivi di quanto siamo disponibili ad ammettere. Perché sono timido? La timidezza risiede spesso nel trovare noi stessi talmente migliori di un altro che ci si tira indietro. Perché ho paura o sono imbarazzato? Molto spesso questi sentimenti si trovano nel non voler essere conosciuti perché la gente allora scoprirà quanto deboli, umili, semplici, quanto umani siamo veramente. La prima risposta alla domanda su quale approccio si deve prendere nell’illusione della vita, è, su di una base perlopiù psicologica. Perché faccio esercizi spirituali o meditazioni? E’ forse che poi ti sentirai essere meglio degli altri, o è perché stai cercando di giustificare te stesso?

 

La prossima questione è, quale mezzo posso usare per comprendere la mia aggressività psicologicamente e guidarla meglio? Ci sono delle risposte definite a questo, risposte ad un livello che la gente talvolta rifiuta come parte della realtà. La prima risposta è di essere interessato in ogni cosa. Solo conoscendo ciò che è al di fuori di noi possiamo arrivare a conoscere ciò che è dentro di noi. Metà, o più della metà, di tutte le persone al mondo hanno, ad un certo momento, smesso di chiedere. Se smettiamo di chiedere abbiamo in un certo modo smesso di vivere, siamo arrivati ad una fine. Un’altra cosa che può succedere, e questo è un recente sviluppo molto pericoloso, è che rimaniamo interessati, ma solo nella nostra specialità. Se siamo meccanici d’auto, saremo interessati alle auto, se siamo spirituali rifiutiamo di essere interessati ai soldi o agli affari.

Nel momento in cui incominciamo a perdere interesse nel tutto, nella totalità, nel processo dinamico della vita, incominciamo a chiuderci a certe aree che non vogliamo conoscere dentro di noi.

 

Possiamo imparare molto dai criminali, riguardo alla nostra stessa criminalità. La criminalità è solo un atto di commettere, oppure anche un atto di omettere? La criminalità è solo un’azione materiale o è anche un’azione nel pensiero? Possiamo imparare tantissimo toccando la terra: l’influenza salutare dell’erbaccia o dei procioni, della presenza dell’innocente, del senza peccato, del puro, dell’inconscio, nei quali la forza aggressiva è ancora talmente semplificata e l’incoscienza ancora così addormentata. La natura può insegnarci giustizia, la legge naturale può insegnarci relatività. L’intero scambio ecologico può insegnarci la nostra interdipendenza, qualcosa sul nostro ruolo di armonizzarci in una grande catena circolare di vita e morte, in cui siamo piccolissimi anelli. Il vento può insegnarci la musica, i mari possono insegnarci ogni cosa…E tuttavia continuiamo in un modo erudito a vivere nelle foreste di cemento con menti cementate, incapaci di unirci con l’esteriore e, con la stessa incapacità, con l’interiore.

 

Sappiamo tutti che l’amore non si ottiene nell’amore che riceviamo ma nell’amore che doniamo, ma spesso non comprendiamo che il riconoscimento non viene in quello che ci aspettiamo che gli altri ci diano, ma nel riconoscimento che noi possiamo dare agli altri. Così andiamo avanti, e avanti, e potremmo continuare a discutere per delle ore il sottile processo psicologico del diventare consapevoli, del rimanere interessati nel mondo, eppure continuando per sempre a cercare in noi stessi. Nessun uomo ha mai capito se stesso, nessuna donna è mai arrivata a conoscere il suo vero essere, senza aver vissuto.

 

Il primo punto è, allora, di rimanere interessati in ogni cosa, non chiudersi di fronte a nulla, né al bene né al male, dato che ambedue non sono esistenti in modo permanente. E il secondo punto è: VIVERE. Tutti noi desideriamo vivere, e andiamo fuori e viaggiamo e ci nascondiamo. Puoi nasconderti in una tomba e nasconderti nella fuga, nel proteggere ciò che possiedi. Vivere significa sviluppare i tuoi potenziali. Ogni persona è nata musicista, artista, scienziato, matematico, autore, lettore, ogni persona è nata per predicare e per adorare, ogni persona è piena di talenti e capacità, ma, amaramente, pochi di questi si sviluppano. Parliamo di grandi personaggi – Galileo, per esempio, lo conosciamo come pittore, autore, scienziato, filosofo, pesatore, uomo di stato, stratega militare. La differenza tra lui e noi stessi è che noi siamo sepolti nella nostra mediocrità e lui era vivo nei suoi potenziali – ogni uomo e donna hanno gli stessi potenziali, ma per tante ragioni noi li isoliamo. La ragione primaria è la pigrizia, che è di base una riluttanza a soffrire. Pensate al valore del soldo, di soldi ce ne sono sempre e ovunque. Pensate a due persone con lo stesso quoziente di intelligenza, gli stessi potenziali, che sono andati alla stessa università, con gli stessi diplomi, la stessa base sociale e le stesse abilità; l’uno eredita un milione di dollari, l’altro li guadagna – una differenza tremenda. Chi ha guadagnato i soldi forse per questo soffriva e lavorava, cosicché il valore intrinseco dei soldi era stato per lui completamente diverso che dall’altro. Uno sviluppò i suoi potenziali e l’altro non lo fece. Puoi chiedere perché si guadagnano soldi, perché si guadagna qualcosa? Quando si muore non è di nessuna utilità aver guadagnato possedimenti che non puoi portare con te. L’unica cosa che puoi portare con te è quello che viene portato nella coscienza.

Che cos’è che viene portato nella coscienza?

Esperienza.

Nella nostra coscienza conosciamo il profumo di una rosa; non è una conoscenza fisica e neanche una conoscenza mentale, è un concetto completamente astratto che è venuto tramite l’esperienza. L’intero reame soggettivo delle condizioni quando l’abbiamo annusata, ciò che ci succede, i nostri pensieri, sia consci che inconsci – quella è la realtà, quelle sono le cose che guadagniamo. Questa è la ragione per cui dobbiamo sviluppare i nostri potenziali, perché è tramite lo sviluppare ogni potenziale che si guadagna la vasta varietà dell’esperienza, che è la ricchezza, la vera ricchezza dell’illusione della vita.

Riguardo alla questione del che cosa si può fare dell’imponderabilità della vita, vale la pena di paragonare l’uomo alla macchina. Un computer ha una memoria limitata; esiste qualcuno che conosce il massimo totale di cose, esperienze, memorie, pensieri, sentimenti, emozioni che può concepire la mente umana? Potrebbe anche essere limitato; cerca di raggiungere quel limite. Cerca di raggiungere il punto nella reale maturità dell’aver vissuto così che puoi dire: “Ho vissuto fino al più profondo intimo del mio essere. Sono soddisfatto. Ho sperimentato ogni cosa che c’è per me da sperimentare, ho imparato ogni cosa che posso veramente imparare. Ho fatto ogni cosa che potevo fare con questo corpo, mente e spirito”. Che forza incredibile, piena di pace e dolce, sarebbe quel pensiero. Pensate all’avvicinarsi alla morte, che tutti noi raggiungiamo, per fortuna, sapendo che abbiamo veramente vissuto.

Mentre le prime due cose che potevi fare erano aggressione e diventare delle cose, la terza è cercare di staccarsi, di srotolarsi, lasciarsi andare e diventare indifferenti, perdere peso, scaricare. Lascia che le cose succedano, cerca di non esprimere nulla, di non essere nulla – essere vuoto. Comprendi che mentre è vero che ogni cosa importa, allo stesso tempo nulla importa. Ogni cosa è importante, e tuttavia ogni cosa è nulla. Ogni pensiero che hai è appassionatamente riempito con la qualità, la vibrazione, di significato, scopo, causa ed effetto e, allo stesso tempo, quel pensiero è completamente inconseguente. Non esiste nulla che un uomo, un milione di uomini, potrebbe fare che avrebbe qualche conseguenza nell’universo, neanche nell’universo che conosciamo noi, lascia perdere l’universo che non conosciamo.

 

Uomo, sii libero, lascia andare, sii indifferente. Impara a ridere della tua impotenza, impara a renderti conto che siamo come tappi, che ruotano e ruotano, e finalmente il ruotare finisce. Quale meraviglia, finalmente il tappo può lasciarsi cadere ed essere quieto. E’ nella temporaneità che si sperimenta l’eternità. Donna, lasciati andare, sii una regina di bellezza indipendente nell’emancipazione della libertà. L’uomo produce attraverso il grembo della donna l’animazione conica dell’estasi; che vita continua. La decadenza dell’amore nega solo il suo possesso, e non tocca mai la tua vita. Ciò che si lascia andare può continuare a vivere.

Può sembrare che sia contraddittorio dire, sviluppa i tuoi potenziali, diventa, fa questo, fa quello, e allo stesso tempo dire, lascia perdere tutto, butta l’intera cosa nella spazzatura, non fa niente, lascia andare – tuttavia questo è misticismo. Il mistico che lotta senza ira, il derviscio che viaggia e tuttavia pensa di essere sempre a casa, il pensatore che pensa e pensa e poi arriva al pensiero che non valeva la pena di pensare nessuno dei suoi pensieri, e perciò continua a pensare – hanno la libertà che gli permette di incominciare a vivere un genere di vita diverso, non una vita di pietre tombali, quieta o nella quale ci seppelliamo, ma una vita in cui si accetta la realtà eterna della nostra natura temporanea, dove troviamo pace e armonia con l’inconseguenza della logica, dove arriviamo persino a vedere il significato del nichilismo.

 

Gradualmente, nel progresso di questa linea di pensiero, guardiamo le discipline della mente che sono necessarie per rimanere continuamente interessati, i metodi con cui possiamo scoprire e sviluppare i nostri potenziali, e alcuni modi con cui possiamo scaricare tutto ciò che la nostra aggressività ci ha portato – affinché alla fine arriviamo al punto in cui un certo nuovo uomo o nuova donna può integrarsi fuori dal nostro stato confuso, una persona che si può chiamare umana. Trovare la nostra qualità umana è il valore di vita che alla fine rimane. Questa nella sua forma più pura è l’aggressività.

 

                                                     Murshid Fazal Inayat Khan

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