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BIOGRAFIA of Pir-O-Murshid Hazrat Inayat Khan
Continuazione: ADOLESCENZA
Inayat attraeva amici, era un magnete ed era capace di grande attaccamento a coloro che attraeva.
In ogni gioco o passatempo Inayat era sempre il leader.
Quando era ancora un giovane ragazzo Inayat aveva la sua piccola stanza privata dove studiava. Qualsiasi cosa scegliesse per questa camera dimostrava buon gusto ed ogni cosa in essa era sistemata artisticamente. La camera era tenuta immacolatamente pulita ed ordinata ed era per lui un punto d'orgoglio che, per quanto presto un visitatore potesse arrivare, nessuno doveva entrare nel suo sanctum e trovarlo minimamente impreparato. Per ottenere tutto ciò, spesso spolverava egli stesso la stanza prima che altri lo facessero per lui.
Suo nonno Maula Bakhsh portava sempre con sé Inayat quando andava a visitare i saggi. Questi erano affascinati da lui al primo sguardo ed egli sedeva così immobile, cosa inusuale per uno così giovane. Egli sedeva davanti a loro, ascoltando i loro discorsi e guardando tutto ciò che accadeva. Abitualmente era così assorbito come se capisse tutto ciò che passava davanti ai suoi occhi. Preferiva sedere in mezzo a persone adulte e ascoltare con grande interesse quanto dicevano, i loro discorsi ed argomentazioni. Desiderava stare seduto con suo nonno, che incontrava a casa sua tutti questi eminenti personaggi del sapere e della cultura. Durante questi incontri, ad Inayat era permesso restare nella sala dove avvenivano, ed egli lo preferiva al gioco con i ragazzi della sua stessa età e cercava di ascoltare e capire ed era interessato a tutto ciò che accadeva. Suo nonno rispettava così tanto questa inclinazione che metteva sempre Inayat seduto su un angolo della propria sedia. Il giovane ragazzo lo ammirava come il suo ideale, osservava ogni movimento che faceva, ascoltava ogni parola, che diceva ai suoi amici e li accompagnava durante le loro passeggiate in giardino.
Ogni mattina Maula Bakhsh andava a svegliare il suo nipotino, e la prima impressione della giornata, per Inayat era suo nonno che veniva a svegliarlo dopo le sue preghiere mattutine. Poi Inayat passava la mattinata con Maula Bakhsh, che praticava il canto ed insegnava la musica ad Inayat. Il giovane Inayat abitualmente cantava o canticchiava accompagnandosi, creando parole da solo e formava diversi ritmi e frasi musicali e si divertiva a ripeterli. Aveva un buon orecchio per la musica e ricordava ogni canzone che sentiva.
Inayat passava i suoi pomeriggi alla Gayanshala, l'Accademia Di Musica che era stata istitutita come la prima scuola di musica in India da suo nonno Maula Bakhsh ed era sotto la sua direzione. La casa di Maula Bakhsh era praticamente un tempio del talento. Tutte le persone di talento, musicisti, poeti, artisti e letterati, venivano da lui, alcuni per imparare da lui, altri per trarre beneficio dalla sua compagnia, ed altri ancora per mostrare la loro arte al fine di essere da lui presentati a Corte. Alcuni venivano per approfittare dell'occasione di vedere ed ascoltare molte persone di grande talento. Il piccolo Inayat si trovava sempre seduto in silenzio in qualche angolo della stanza, sempre totalmente attento a tutte le conversazioni ed a tutto ciò che accadeva. In questo modo, nei suoi primi anni ascoltò e imparò più musica, poesia ed altre arti di quanto molte persone potrebbero in tutta la loro vita. La gioia di Maula Bakhsh era sconfinata nel vedere che il suo nipotino era nato con la fame e la sete di conoscenza e che era entusiasticamente pronto ad imparare e praticare tutto quello che gli veniva insegnato. Capì anche il grande desiderio di Inayat di vedere i mistici ed ascoltarli riguardo al misticismo. Dall'infanzia Inayat era curioso riguardo ogni fachiro o derviscio che vedeva. Le loro vite lo interessavano e per natura era attratto da loro. Maula Bakhsh era grande amico dei saggi e dei devoti di Dio, essendo egli stesso un grande amante di Dio e cercatore di verità.
Spesso portava Inayat con sé da Narsiji, un saggio di cui frequentava sempre la casa ed il saggio riconobbe lo spirito di questo ragazzo e disse a Maula Bakhsh di avere una cura particolare di suo nipote. Disse: "Tu ancora non sai con che cosa è venuto nel mondo". Maula Bakhsh da allora in poi dedicò ancor più attenzione al suo nipotino. Esentò Inayat dall'obbligo orientale per cui il giovane avrebbe dovuto servire il più anziano e invece dell' ultimo posto gli veniva sempre riservato il migliore, cosa questa contraria ai costumi degli Orientali. E la risposta di Inayat a suo nonno fu tale che assorbì il fascino della personalità che Maula Bakhsh possedeva ed ereditò da lui tutto ciò che era buono, bello e di valore.
Inayat leggeva il giornale a suo nonno e successivamente discuteva i diversi argomenti delle notizie del mondo e mostrava il suo interesse per ogni aspetto dei problemi del mondo.
Il nonno di Inayat gli comprò un libro di morale, intitolato Vidurniti. Questo lo interessò moltissimo e non riusciva a leggerlo troppo spesso.
Inayat scrisse un dialogo tra il fato ed il libero arbitrio, rappresentandoli come persone. Lo mostrò a suo nonno, chiedendogli di suggerire qualsiasi modifica. Maula Bakhsh ne fu così compiaciuto che portò il manoscritto di suo nipote ad un suo amico, un grande letterato, un Brahman di nome Govind Vishnu Dev, che era avvocato. Il Brahman rimase assolutamente stupito e volle conoscere Inayat, e disse al nonno di attendere per vedere che cosa sarebbe venuto da questo giovane promettente, perché lo spirito di Inayat era una meravigliosa incarnazione.
Un giorno Inayat sentì suo nonno promettere ad un certo autore un breve profilo generale della sua biografia, Inayat ascoltò e ricordò tutto ciò e chiese. "Che cosa significa la parola biografia?" Suo nonno rispose. "Un rendiconto di una vita". Dopo un certo tempo chiese al nonno se la biografia era stata spedita. Il nonno disse: "No, mi spiace, ma non ho avuto il tempo di scrivere". Inayat chiese se poteva essergli permesso di provare. Suo nonno immediatamente rispose di sì. Inayat gli chiese alcune cose della sua vita e si mise al lavoro. Dopo tre giorni tornò con un breve riepilogo nelle sue mani e chiese a suo nonno se valeva la pena di inviarlo. Suo nonno fu molto compiaciuto e dette il consenso alla spedizione della biografia all'editore di Mahajan Mandal.
A scuola studiava particolarmente le poesie e preferiva a tutte le altre una poesia di sincera gratitudine verso la madre. Aveva una grande preferenza per le poesie di Dayananda Saraswati, di cui leggeva con grande ammirazione la vita e la filosofia. Anche la poesia di Kabir e di Nanak lo interessava moltissimo e cantava con grande sentimento le canzoni di Dadu e di Sundar. Amava le poesie di Ram Das e cantava accompagnato da se stesso o da altri i versi che Ram Das dedicò alla mente. Era molto appassionato delle Abhangas (poesie) di Tukaram. Inayat amava soprattutto studiare la Bhagavad Gita, la parole di Krishna ad Arjuna e provava un grande interesse per tutte le leggende mistiche degli Hindu, in prosa o in poesia.
Inayat apprese il linguaggio dei Brahmani, Marathi, come un Brahman e lo parlava a nove anni; e dal suo comportamento e dalle sue parole nessun Brahman avrebbe potuto mai immaginare che egli non fosse un Brahman e la gente era stupefatta quando udiva il suo nome, perciò lo chiamarono Vinayak, che è un nome di Vishnu.
I genitori di Inayat erano preoccupati del suo interesse per la poesia. Pensavano che la vita di un poeta e sognatore fosse una vita di costante miseria e siccome un poeta non è un uomo pratico, egli doveva necessariamente soffrire in un'era di mercantilismo e di competizione. Il giovane Inayat faceva due cose, o dipingeva quadri o scriveva poesie e la sua gente gli strappava le carte dalle mani e voleva impressionarlo dicendogli che scrivere poesie portava cattiva fortuna.
Suo padre una volta recitò per lui un verso di una fiaba in cui un lupo si avvicinava ad un leone e trovandolo in una posizione difficile, lo sfidò. Il Leone disse: "Io sono un leone e tu sei un lupo. Non ci potrà mai essere un combattimento tra noi. Se io vincessi, non aggiungerei alcunché al mio onore, se fossi sconfitto disonorerei tutta la mia stirpe". Inoltre suo padre gli citò alcuni detti di Saadi, quali: "Akhrah gurbazada gurba shavad, leik ba adami buzurgi shavad". ( Alla fine un gattino resta sempre un gattino, anche attraverso il contatto con gli esseri umani può sedersi sul sofà in mezzo ai cuscini con dignità). Ed anche questo detto, molto conosciuto: "Kunad hamjins ba hamjins parwaz; kabutar ba kabutar, baz ba baz". (Il simile attrae il simile, piccione con piccione, aquila con aquila).
Ascoltando cose diverse da pensatori, veggenti ed indovini ad alcuni dei quali forse credevano mentre ad altri non avrebbero mai creduto, i genitori di Inayat erano piuttosto confusi e lo sorvegliavano e controllavano e tentavano di allontanarlo dal misticismo o dalla filosofia o anche dalla poesia, ma a dispetto di tutta la loro sorveglianza non riuscivano ad allontanare Inayat da ciò per cui era nato sulla terra, I suoi tentativi di scrivere poesie senza alcuna formazione di metrica o di forma spinse i suoi genitori a porlo sotto la guida di Kavi Ratnakarn il grande poeta Hindostano.
Un giorno, suo zio Murtaza Khan gli disse: "Non ci sono abbastanza canzoni nel mondo che tu debba sentire la necessità di aggiungerne delle altre?" Inayat rispose: "No zio, non abbastanza, se ve ne fossero abbastanza, Dio non mi avrebbe creato". Suo zio non trovò nulla da ribattere, ma fu divertito.
Murtaza Khan, (Professor Murtaza Khan) il più grande dei figli di Maula Bakhsh, era come suo padre. Semplice e felice di natura era perfettamente preparato per proseguire nella linea del padre come cantante. Era un grande aiuto per Maula Bakhsh, perché cantava duetti con lui. Murtaza Khan, col suo aspetto autorevole, era molto socievole. Era sempre gentile nell'aiutare i suoi nipoti, particolarmente Inayat nel suo sviluppo musicale, finchè vide che Inayat era ormai andato troppo lontano. Aveva una voce bellissima, così da meritare il posto di capo tra i cantanti di corte e il massimo favore di H. H. Maharaja Gaekwar. La sua voce, col suo aspetto imponente, faceva una tale impressione sul pubblico ai concerti, che poi il pubblico portava con sé quell'impressione; e nessun cantante, dopo che lui aveva cantato, poteva più riuscire ad impressionare il pubblico. Murtaza Khan prese la posizione del padre dopo di lui a Corte come cantante principale e come professore alla Gayanshala, l'Accademia di musica, fondata da suo padre a Baroda. Egli aveva un figlio, chiamato Alla Bakhsh (cioè Allahdad Kahn) che prese il posto di suo padre a casa e fuori. Morì nel Dicembre del 1924.
Un volta Inayat ed i suoi compagni ascoltavano un missionario Cristiano che insegnava la sua fede a chiunque volesse ascoltarlo. Molte interruzioni veniva dagli astanti nella forma di domande e di argomentazioni e rapidamente gli amici di Inayat si unirono agli oppositori. Quando Inayat mostrò la sua sorpresa per il comportamento dei suoi amici, questi gli dissero: "Perché dovrebbe volerci insegnare la sua religione?" Non sta facendo nulla di sbagliato, sta insegnando la sua religione; se lo sta facendo in buona fede, cosa importa?" ribatté Inayat.
La lotta libera è uno sport nazionale in India, e lo Stato di Baroda è particolarmente conosciuto per questo. Tutti nella famiglia di Inayat erano più o meno interessati nella lotta libera come i suoi fratelli e cugini. Nelle feste quando vi erano pubblici incontri di lotta libera la gente delle diverse parti della città si riuniva per assistervi, con lo stesso interesse con cui è seguito un incontro di boxe in Occidente. Il giovane Inayat una volta venne portato in mezzo a quella folla, dove non vide altro che due persone ognuna delle quali ce la metteva tutta per buttare giù l'altra ed alla fine la gioia del vincitore e la vergogna di chi aveva perso. La sola impressione suscitata in Inayat fu quella della stupidità umana. Inayat vide quanto l'uomo sia infantile, da esaltarsi davanti ad un simile spettacolo. Egli guardava con grande pietà il lato crudele di tutto ciò, cioè che chi non vinceva doveva subire la vergogna. Si immaginò nei panni di chi non aveva vinto e tuttavia sentì quanto inutile era vincere o non vincere. Non tornò più a vedere quello sport ed il suo atteggiamento lasciava attoniti i suoi vicini.
Traduzione di Maharaj