CONFERENZA

di Shaikh ul Mashaikh Mahmood Khan dall'Incontro 2001

(Antegnate, 2 Giugno )

Il soggetto della preghiera sembra un tema talmente ovvio da poter apparire relativamente semplice: ma quando lo si osserva più da vicino diventa qualcosa di assai più impegnativo di quanto non si fosse sospettato; ed è perché la preghiera è collegata - certamente nell'insegnamento di Hazrat Inayat Khan - con tutti gli aspetti della vita spirituale: più ovviamente, beninteso, con la religione, ma si estende poi agli aspetti esoterici e mistici della realizzazione spirituale.

Nelle opere di Inayat Khan si trovano tante bellissime spiegazioni sulle preghiere che aprono ampie e profonde prospettive sulla vita spirituale, e spero che forse alla fine di questa conferenza io possa trovare il tempo di leggervi alcuni di questi pronunciamenti di Inayat Khan in materia; e posso promettervi che sono molto migliori di quanto possa dire io.

E' ovvio che la preghiera è di maggior rilevanza per la religione, ma di questo voglio parlare solo molto brevemente. In primo luogo, quando guardiamo la religione notiamo che vi è una notevole corrispondenza tra tutto ciò che della religione dicono gli studiosi e tutto ciò che ne dice Murshid. Tanto Hazrat Inayat Khan che le scuole moderne, riconducono l'insorgere dei primi fenomeni religiosi a ciò che si può chiamare "animismo", cioè all'idea che tutti i fenomeni naturali fossero pervasi da spiriti e divinità, e proprio in questo si trova una corrispondenza molto notevole. Ma da quel punto in avanti si riscontra una divergenza interessante: perché la ricerca moderna e l'antropologia moderna tendono piuttosto a collegare la religione animista alla paura, all'ansietà nell'uomo e alla paura esistenziale che semplicemente esiste, senza soffermarcisi. In altre parole, è una visione molto negativa dell'inizio della religione, che parte dell'ansietà e dalla paura che gli spiriti e le divinità debbano essere propiziati, debbano essere tenuti buoni. Orbene, rispetto a questo modo di vedere Hazrat Inayat Khan propone un punto di vista totalmente opposto, che già da tanto tempo era stato sollevato dal commentatore e filosofo Hojack che fu uno dei primissimi mureed di Murshid. Questi sottolinea che per Murshid il bisogno di religione nasce non dalla paura ma da un desiderio molto profondo di prostrarsi dinanzi ad un potere molto più eccelso: in altre parole, dalla fondamentale capacità di meravigliarsi. Da questo meravigliarsi nasce l'ammirazione e dall' ammirazione nasce la venerazione e dalla venerazione nasce il bisogno di porsi in rapporto con la realtà invisibile. Qui vediamo questa visione molto positiva di Hazrat Inayat Khan e vediamo questo aspetto particolarmente spirituale in tutta la Sua opera. Nell'opera di Hazrat Inayat Khan si trova anche la nozione che il compimento ultimativo del misticismo è un raggiungimento, un raggiungimento divino, e non solamente una scappatoia dalle miserie della vita nè una liberazione dalle pressioni della vita.

Già partendo dai primi fenomeni di consapevolezza religiosa sulla via del raggiungimento ultimativo dello spirito di vita, l'approccio di Murshid è totalmente positivo rispetto, per esempio, a ciò che il buddismo chiama Nirvana (spesso tradotto con il termine di annichilimento o qualche altro termine simile negativo), e che nell'induismo viene chiamato Moksha o Mukti, che a sua volta vuol dire liberazione: in altri termini, si tratta pur sempre di una fuga da qualcosa, mentre nel Sufismo in genere in modo molto spiccato, e particolarmente spiccato nella modalità di Hazrat Inayat Khan, non è una fuga da qualcosa ma il raggiungimento di qualcosa: il raggiungimento del Divino, che è il com-pimento del destino dell'uomo. Quindi, lungo il filo di tutta l'intera visione spirituale di Murshid si trova questa vena ottimistica, gioiosa, tesa al compimento.

Per andare a chiarire questa tematica un po' di più vorrei darvi un altro spunto: in un senso diverso da quello della religione, il misticismo, o piuttosto lo scopo del misticismo, mira a raggiungere il compimento della pienezza spirituale in questa particolare vita terrena: e ciò è in ovvio contrasto con la religione. Sapete tutti che nella religione si vuole che tramite le buone opere e la fede, tramite una vita pia e morale, l'essere umano sviluppi la speranza di una vita dopo la morte, di felicità spirituale, di qualcosa insomma che deve in qualche modo meritarsi, trovando la sua felicità una volta morto grazie al suo modo di esistere e di muoversi nella vita. Nel misticismo, invece, ciò a cui si vuole giungere è il compimento di questo raggiungimento spirituale nel corso della vita stessa. Questo non vuol dire, beninteso, che il misticismo non affermi anch'esso che vi sia un ulteriore progresso oltre la morte dell'anima umana nel suo cammino di graduale avvicinamento a Dio, e che tutto ciò che non è stato adempiuto in questa vita vada poi adempiuto nella prossima, o nelle prossime; quindi l'aspetto c'è, ma allo stesso tempo il misticismo in genere - e in modo particolare quello di Hazrat Inayat Khan - insiste sul fatto che la pienezza spirituale si può trovare in questa vita, e che lo sviluppo della dimensione spirituale dell'esistenza umana è semplicemente una conseguenza dello sviluppo umano così come lo conosciamo.

Vi sono molte espressioni pregnanti nell'opera di Murshid dove si trovano indicazioni al riguardo; per esempio nella "Unità degli Ideali Religiosi", dov'egli dice che la ricerca del Sufi consiste, e cito, "nell'unione prima con Dio e poi con il sé e così con tutto - per via di quel senso di unione con Dio, per via dell' interazione che quel senso di unione fornisce - vi sentite uniti con l'elemento Divino in questa creazione e quindi con l'intera umanità o con il vostro prossimo". Anche nel suo primo libro, "La libertà spirituale", Murshid dice: "Un Sufi compie il viaggio Divino e raggiunge il grado più elevato, che si chiama 'Bakah', durante questa vita".

Per vostra consolazione comincerò con l'ultima frase e poi lascerò spazio alle domande ed ai commenti che vorrete fare; e poi spero che sarà possibile leggervi alcune delle parole di Murshid perché vi entrino nel cuore e nelle orecchie.

Vi ho detto che una caratteristica di Hazrat Inayat Khan consisteva nel vedere lo sviluppo spirituale come espansione della vita umana piuttosto che come rifugio dalle negatività; quindi il Sufismo non è mai stato una corrente molto rinunciataria delle cose mondane, ma non è mai stato tanto mondano come lo è stato dopo Hazrat Inayat Khan e - come ha sottolineato recentemente il prof. Meiner in un articolo sulla musica di Hazrat Inayat Khan - vi è un elemento anche lì molto moderno: accettare il mondo e le sue possibilità pur sviluppando quell'altra dimensione dell'anima umana. Così dalla famosa "via negativa" che viene praticata anche nel misticismo occidentale, il cammino del diniego e il cammino dell'ascetismo, vi è una transizione verso l'affermativo, verso il positivo, e questo vuol dire il modo di progresso mistico che tutto racchiude. Non si tratta dunque più di negare ma di combinare il progresso umano con quello Divino e va detto che questo presuppone un modo di vedere moderno occidentale, umanistico e religioso allo stesso tempo, e combinare queste due cose può sembrare una cosa molto impegnativa: ma dovete ammettere che questo modo di vedere è anche molto moderno e molto stimolante per la nostra vita presente e futura. Questa è la famosa ultima frase che vi ho promesso. Ci sono commenti? (Nessun responso).

Beh, devo dire che questa scoperta dell'ottimismo costante del modo di vedere di Murshid non mi è mai tornato più chiaro che nel momento in cui ho preparato questa relazione: perché lì ho dovuto mettere in fila tutti gli elementi dal primo ai successivi e d'un tratto si vede quanto positiva e moderna era la visione di Murshid della via spirituale, molto creativa in un modo molto contemporaneo. Devo sottolineare che questa visione ottimistica del raggiungimento spirituale non ha nulla di superficiale o di propagandistico, e d'altronde nemmeno ci pensereste, perché la vita di Murshid Inayat Khan ha attraversato molte fasi tragiche, molti disappunti, molti dispiaceri, molte speranze distrutte, molti fattori della vita umana e circostanze che furono estremamente negativi; ma poi d'altro canto nel colloquio di adesso ho confrontato il lavoro di Murshid col lavoro di Mozart; intanto perché sembrava fluire così naturalmente e meravigliosamente. Tendiamo a dimenticare l'enorme maestrìa che sottostà a quella semplicità apparente e come la grandezza del loro lavoro riesce a non tradire nulla delle peripezie della vita; ed è per questo che la visione positiva della spiritualità ha un suo valore che non viene solo dal vivere una vita in modo gioioso così a casaccio, ma perché la dimensione della vita della sua anima, dell'illuminazione Divina, si è riasserita tantissime volte superando le difficoltà ed i dispiaceri della vita quotidiana terrena. Ed ora chiudo la bocca.

Murshida Ratan: Spero che riuscirò a formulare in modo giusto la mia domanda sul modo del non diniego o diniego. Nel libro "L'anima da dove viene e dove va" Murshid mi sembra abbia detto, non ricordo le parole esatte, che ciò che ti impedisce o ti ostacola, o che non vorresti che si frapponga fra te e la vita, lo devi negare e dire "questo non mi appartiene, non è cosa mia" e così, quando avevo letto questo pensai: "cosa intende veramente per 'negare' o 'scartare'?". Appena usi la parola negare la gente pensa che la cosa la nascondi sotto il tappeto, ma ero abbastanza sicura che questo non era ciò che intendeva Murshid. Forse con i termini 'diniego' o 'negazione intendeva 'devi negare la vita...'

Sh. Mahmood: ...dargli più vita affermandolo troppo vigorosamente...

Murshida Ratan: ...piuttosto che metterla semplicemente in disparte come cosa che non è tua, per il tuo vero essere, e se fai così, dal punto di vista del tuo vero essere, scomparirà semplicemente. E così questo non vuol dire diniego, ma bensì abbraccio totale.

Sh. Mahmood: Murshid dice sempre che occorre non dar peso alle difficoltà, che occorre trattare i problemi man mano che affiorano, cioè non bisogna fuggire da essi, ma evitare che si imprimano sul nostro spirito. Cerca di essere oggettivo quando gestisci le difficoltà, e questa è una cosa importante in Murshid Inayat Khan: cerca di superar-e, ma non dar loro vita prestando ad esse tutto il tuo sentimento, tutta la tua forza, tutto il tuo essere. Murshid ha questa bellissima immagine secondo cui se butti una bottiglia d'inchiostro nell'oceano non sarà più inchiostro, ma verrà assorbito dalla totalità dell'acqua. Non so se questo è chimicamente corretto, ma è comunque l'immagine che ne dà Mur-shid. Se possiamo ricordarci che nei momenti di difficoltà la nostra anima è quell'oceano e che tutto ciò che non possiamo evitare può essere assorbito da quell'oceano, oggi la cosa ce la vediamo davanti come molto difficile: ma domani, settimana prossima, la nostra anima riprenderà il comando, si riasserirà. Non si deve subito respingere qualcosa che non ci piace: è meglio pensare 'oggi mi opprime, ma settimana prossima, o dopo un po' di tempo, il peso sarà minore, vedrò la cosa con altri occhi, in un altro modo'. C'è la bellissima canzone di Murshid: "Non ingannarti, o notte: il mattino spunterà; stai attenta, oscurità: il sole risplenderà; non essere vanitosa, o nebbia: la limpidezza tornerà; non dimenticare, mio dolore, che la gioia risorgerà." (Befool not, o night, the morn will break; beware, o darkness, the sun will shine; be not vain, oh mist, it will once more be clear; my sorrow, forget not, once again joy will arise). L'enorme coraggio di Murshid viene espresso meravigliosamente in questa canzone.

Murshida Ratan: Sì, ma d'altra parte, Lei diceva impressione e ci sono cose che si imprimono molto in noi ed è molto difficile integrare tutte queste impressioni. Murshid dice che ci sono molti modi per eliminarle, bruciandole o affogandole o sotterrandole, insomma molti modi diversi; e se poi si dice 'o beh, l'ho assorbito nel Tutto', non sono sicura che si sia forti abbastanza e sufficientemente liberati per poter poi dire retrospettivamente 'Ah, è successo così'. C'è sempre la transizione con i diversi passi di cui Lei stava parlando.

Sh. Mahmood: Bisogna sempre ricordare, soprattutto per quelli che cominciano appena ad interessarsi del misticismo, che il misticismo non è magia e gli esercizi non sono una bacchetta magica. E' lavoro, è un processo di crescita, ed ogni crescita è graduale. Quindi la pazienza è certamente un elemento essenziale.

Murshida Ratan: Forse occorre fare entrambe le cose nello stesso tempo, cioè bruciare, affogare, e così via e allo stesso tempo immaginare che sia l'acqua di Dio o il fuoco di Dio, perchè è solo grazie a questa acqua o fuoco di Dio che si riesce a fare questo. Ma a volte ci sono impressioni che sono talmente tremende e orribili, soprattutto nei nostri tempi, che non se ne riesce a venire a capo.

Sh. Mahmood: Ci sono esercizi come fikr e zikr che aiutano tantissimo in questo.

Sh. Dahnya: Andrebbe bene anche una citazione biblica che usa spesso Murshid:' Non resistere al male'.

Sh. Mahmood: Si, Lui dice la stessa cosa agli uomini che lo stavano abusando: 'non accettare il regalo dalla persona che te lo sta offrendo'. Si, dice la stessa cosa, devi gestire le cose senza restare invischiato in esse. Ma noi tutti oggi impariamo un po' di oggettività e senza l'elemento spirituale andiamo pur sempre un po' nella stessa direzione.

Mureed Garuda: Ritornando all'oggetto della preghiera, si può dire parlando della via negativa e della via positiva che il lavoro del Sufi consiste nell'arrivare all'ultima parte della preghiera in cui si dice 'Until in us be reflected Thy Grace, Thy Glory, Thy Wisdom, Thy Joy and Thy peace' e tutto ciò che abbiamo detto prima, l'arrendersi, l'umiliarsi è per arrivare al compimento che è riflettere e questa è l'essenza del misticismo.

Sh. Mahmood: E' vero, è così, sono molto contento che tu l'abbia menzionato perché faceva parte del materiale che ho tralasciato per via dei limiti di tempo.

Mureed Garuda: Sono parole semplicissime che danno il compimento, che non è il Nirvana, ma il riflettere.

Sh. Mahmood: Proprio così, e inoltre in queste parole vedi le due linee di attributi - Jemal e Jelal - in 'la Tua Grazia, la Tua Gloria, la Tua Saggezza, la Tua Gioia' e l'integrazione del tutto in 'la Tua Pace'. E la pace non va vista come un 'requiescat in pace': è una specie di silenzio, di quiete; è Shanti, la pace dell'Indù, o Salaam, la pace dell'arabo, è un modo di essere che integra il Jelal e il Jemal in un Kemal positivo; quello del mezzodì, delle dodici, non quello delle cinque e mezza di sera...

Mureed Rashid: Il tutto condito con un senso di gioia, come la sintesi di un sentimento di gratitudine, di accettazione di ogni situazione della nostra vita e la capacità di distinguere, forse, quello che è importante e quello che non lo è, qual è lo scopo che ci poniamo.

Sh. Mahmood: E' così, sì, se si riesce a portare quell'elemento di armonia, si arriva ad un tocco di santità!

Mureed Rashid: Facendoci guidare dall'ideale, può aiutare a capire a cosa dare atten-zione e a cosa non dare attenzione.

Sh. Mahmood: Si è vero, è molto importante, quella è la saggezza del saggio, del Sufismo.

Mureed Rashid: La libertà è nell'indifferenza, nell'essere in grado di scegliere in ogni momento cosa è bene e cosa è male, è l'atto fondamentale della consapevolezza.

Sh. Mohamood: E' il sollevarsi al disopra; è, come dice Murshid, sviluppare un gusto, un palato per queste cose, diventare discriminante.

Mureed Rashid: Mi viene in mente il simbolo delle tre o cinque scimmiette.

Sh. Mahmood: Sono molto benvenute in questo contesto. Grazie, è una bella osservazione. Ho la sensazione che tutti rimangono in silenzio perché forse vorrebbero sapere cosa ne dice Murshid stesso, e spero di avere ragione. Se non ci sono altre domande continuerò.

Da qualche parte Murshid dice, parlando del guarire: "Non importa quale forma di preghiera si usi, poiché la preghiera in qualsiasi forma porterà un risultato valido". Quindi egli non pensa solo alle diverse forme religiose ma anche alle diverse forme di esercizi portate in un contesto di preghiera. Questo viene reso ancora più chiaramente in un'altra citazione sull'ego che dice:" La preghiera è, in realtà, la contemplazione della presenza di Dio, Dio con la potenza e origine di tutta la creazione". Se potete, tenete presente questa piccola frase :"La preghiera, in realtà, è la contemplazione della presenza di Dio". Cosa volete di più?

E poi continua, in un'altra lettura "non c'è nulla in questo mondo, se ben fatto, che non si rivelerà benefico sul piano della realizzazione spirituale. Nulla in questo mondo, se ben fatto, si oppone al raggiungimento spirituale". E poi ancora: "dovremmo tramutare tutto ciò che facciamo in preghiera"; ecco di nuovo il concetto di Murshid che la preghiera dovrebbe condurre ad un atteggiamento pregante sempre presente in ciascuno. Come dice anche che "non dovremmo essere coscienti degli esercizi solamente mentre li facciamo, ma sull'arco dell'intera giornata". Quindi portatevi appresso ciò che gli esercizi vi danno. Poi, altrove ancora, Murshid sottolinea che occorre imparare a pregare: "la preghiera si impara praticando, e non è così facile imparare a pregare". Poi fa un altro raffronto divertente col tracciare una linea diritta. Molti sono capacissimi di farlo; io, per esempio, devo dire che non sono mai stato capace di farlo, ma Murshid dice: "nello stesso modo in cui bisogna imparare per saper tracciare una linea diritta, allo stesso modo occorre imparare a pregare". Cioè: non lasciatevi scoraggiare dal fatto che per un po' non vi riesce; se lo volete veramente, ci arriverete. Poi, in un altro contesto ancora, Murshid dice: "La preghiera del Sufi è il suo viaggio verso la meta eterna nella realizzazione di Dio". E ancora la stessa cosa: "La preghiera accompagna tutti i nostri stadi e tutti i nostri esercizi spirituali vanno conglobati nella consapevolezza religiosa". Nella serie di esercizi spirituali che vengono presentati nel Sufismo di Murshid ve ne sono alcuni che tipicamente pro-vengono dal sistema Yoga, dal Pranayama. Alcuni esercizi tipici di questo sistema potrebbero venire utilizzati anche al difuori da un atteggiamento di preghiera. Ma non con Murshid. Per Murshid è estremamente importante che le due cose vadano sempre combinate, la preghiera con questo senso del divino, e quando si arriva all'esercizio ultimo del Sufismo, che sarebbe il corrispondente del Samadhi indù e che anche nell'induismo si può raggiungere in molti modi diversi, nel Sufismo quello stadio è collegato a una concezione completamente teistica della visione divina. Se non si è diventati molto amici dello Zikr e del Fikr, non ha molto senso fare questi altri esercizi successivi. E poi di nuovo: "La preghiera del Sufi è il suo viaggio verso la meta eterna, verso la realizzazione di Dio".

Poi un altro aspetto della medesima preghiera : "Occorre - dice Murshid - tramutare in preghiera l'intera vita; ma affinché la vita sia una preghiera occorre sempre cercare l'aspetto buono nell'uomo". Cioè: non ci si può ritirare nel mondo della preghiera e dire che tutto è male e tutti sono cattivi. Vedete il bene nell'uomo, e nelle circostanze, per quanto possibile, in modo che si riversino su di voi come bene. E poi "vedete l'Uno elevandovi al disopra; attraverso tutte le diversità di questa creazione il Sufi vede solo l'Uno". E poi in una lettura precedente: "La preghiera comincia con i desideri ma dovrebbe portarci oltre i desideri, per espanderci da uno stato di limitazione ad uno stato d'essere illimitato. Questo - aggiunge Murshid - è il significato massimo della preghiera". Vi incoraggio a leggere le opere di Murshid nelle sue proprie parole.

Nella preghiera SAUM si trova.....mediante una visione di bellezza, che è una copertura la quale è nel contempo una gioia.

"Apri i nostri cuori alla Tua bellezza, illumina l'anima nostra di luce divina". Quando il cuore viene portato in quell'armonia divina, lì l'anima sgorga, risplende, per dirla con Murshid.

Questi sono alcuni degli aspetti del Saum, e la cosa notevole è che Murshid va avanti a spiegare la preghiera come un esercizio mistico, e questo lo troviamo nelle Githa dove Murshid spiega Namaz, il primo dei sette esercizi esoterici del sistema di preghiera di Murshid, del suo sistema di compimento spirituale che comincia e continua con l'essere pervaso da quel senso di interiorizzazione della preghiera, facendo in modo, dunque, che la preghiera diventi un esercizio esoterico; e lo vediamo molto chiaramente anche nei movimenti che si fanno con la preghiera che noi ieri sera abbiamo avuto l'opportunità di vedere da Murshid Karimbakhs. Abbiamo visto che questi movimenti non servono tanto da rituale religioso quanto piuttosto, come dice Murshid nelle Githa, da addestramento esoterico; ed egli dà modi diversi in cui si può insegnare questa osservanza individuale e questo è di valore fondamentale per la vita spirituale. Murshid dà quindi tre modi diversi in cui questa osservanza ha valore; tutte e tre sono prettamente psicologiche ed egli le distingue come modalità: morale, filosofica ed esoterica. L'aspetto morale sta nel costruire l'ideale divino con il pensiero per far sì che il cuore possa essere vivificato affinché il lodare Dio porti alla contemplazione di Dio; e sempre c'è questa contemplazione della Grazia divina, della Bellezza e della Potenza.

Occorre poi, e qui c'è la disciplina, sviluppare una visione di vita della Misericordia divina in tutti gli aspetti e quindi che il Sufi, il mureed, sviluppi un atteggiamento che Murshid chiama "una natura grata, contenta, rassegnata e piena di pace". In altre parole, ciò vuol dire essere in grado di armonizzarsi non solo con gli ideali e gli aspetti positivi della vita ma anche con le cose difficili, negative, che creano disappunto. Essere grati per qualcosa di cui siamo contenti va benissimo: ma quanti di noi possono dire, come dice Murshid in un poema famoso, "sono contento tanto col Tuo parlare che col Tuo silenzio" ?

Quanti di noi non sentono che stanno facendo il proprio meglio per raggiungere Dio ma non hanno alcuna reazione da parte di Dio? Manca un elemento importante e questo elemento è "Beneamato, sono contento con il Tuo silenzio e con il Tuo parlare" ed è solo quando l'Amore, l'amore non egoistico entra a far parte della vita, solo allora possiamo essere contenti anche quando manca quello che si sta cercando; ed essere rassegnato è un passo ancora più avanti perché non è solo essere contenti ma essere rassegnati alle cose negative, che ci danno fastidio; armonizzarsi con queste cose, questo è davvero una sfida e, in altre parole, questa preghiera non solo esprime un Ideale ma una disciplina che dobbiamo mettere in pratica; e possiamo arrivarci tutti se siamo disposti a sviluppare la cosa gradualmente.

Questo è quello che Murshid chiama il valore morale di Namaz, preghiera ed esercizio come addestramento personale, individuale.

Più avanti parla dell'aspetto psicologico della preghiera dicendo che il valore del pensiero sta nell'esprimerlo nell'azione; dice: "Praticando o esercitando i movimenti di questa preghiera, l'intero essere viene coinvolto nella preghiera quando il corpo entra anch'esso a far parte della preghiera" e poi dice molto argutamente: "se uno degli aspetti del vostro essere perde la concentrazione, le altre parti lo riporteranno in carreggiata"; cioè, se la tua mente se ne va per un attimo o se il tuo cuore è preso un momento da un altro sentimento, o il corpo si distrae, le altre parti lo richiameranno. Per concludere Murshid parla dell'aspetto esoterico della preghiera: inchinandosi, ponendo il capo sulla terra, l'esteriorità dell'uomo si prostra e sente la sua umiltà dinanzi all'anima che è la nostra parte interiore in cui abita il divino e, quell'atto fisico di sottomissione e di arrendevolezza può dare quel senso immediato della liberazione, dell'elevazione oltre questo essere fisico, nella realizzazione di quell'essere superiore che è nascosto nell'Anima e che esprime l'essenza divina nella vita dell'essere umano. Quindi, sottolinea la grande importanza della preghiera in tutti i suoi aspetti per lo sviluppo spirituale.

Si potrebbe andare ancora avanti, ma è meglio non farlo. Voglio comunque rammentarvi, riguardo a quella preghiera, l'esercizio del Wazifa che concentra l'intera preghiera in un'unica frase divina; e l'addestramento alla piena concentrazione su quel nome divino aiuta a superare le divisioni nelle quali dobbiamo muoverci nella vita di tutti i giorni. Uno di questi è lo Zikr dove c'è il diniego del sé esteriore e l'affermazione di quello interiore, e anche questo si svolge col movimento. Ora vorrei, per finire, rammentarvi un'altra cosa: il senso religioso della preghiera sgorga non dal timore ma da un senso di riverenza, e proprio quel punto di vista positivo è dove Murshid menziona il compimento ultimo dell'essere.

Murshid parla del concetto di annichilimento di cui si parla anche nel Buddismo e nell'Induismo nel concetto di Nirvana di cui è una traduzione familiare; questo concetto lo si trova anche in alcuni aspetti del Sufismo classico dove si parla di uccidere il falso io. E' una formula che Murshid usa anche in una delle sue prime opere dove vuole sottolineare l'aspetto disciplinare dello sviluppo; ma non lo usa come concetto filosofico, perché lì Murshid sottolinea, e leggo da "Linguaggio cosmico": 'Molto spesso la gente ha paura leggendo libri Buddisti, dove l'interpretazione di Nirvana viene data come annichilimento. Nessuno vuole essere annientato" ; Poi sottolinea che FANA non vuol dire annientamento, anche se viene anch'esso talvolta tradotto in quel modo, ma vuol dire un passaggio attraverso qualcosa; e dice: "Passare attraverso che cosa? Passare attraverso la falsa concezione, che è dapprima necessaria per giungere alla vera realizzazione."

Poi continua dicendo: "L'ego stesso non è mai distrutto; se c'è una cosa che continua a vivere è quella, e quello è il segno della vita eterna. Il segreto dell'immortalità sta nella conoscenza dell'ego: si tratta non già di distruggere l'ego, ma di scoprire l'ego".

Vediamo dunque in Murshid una transizione da una morale disciplinare ad una terminologia contemplativa religiosa, e quel modo positivo di comprendere non è una fuga dalla realtà spirituale, ma il suo raggiungimento. In altre parole, passa da una percezione negativa ad una percezione positiva dell'esistenza umana, un'espansione piuttosto che un rifugio, e questo è molto caratteristico, e piuttosto unico nel suo genere, di Hazrat Inayat Khan e del suo Sufismo.


 

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