
CONFERENZA Tenuta a
Bormio da Murshida Dahnya Bozzini Van Gelder:
Mi pare giusto, prima di tutto, parlare e spiegare che cosa significa la parola Sufi. Sufi, Sofia significa Saggezza, e questo dice già che non è una cosa che appertiene soltanto a questa epoca, e neppure agli ultimi due secoli. La Saggezza-Sufismo è sempre esistita. Nell’antichità, per esempio tremila anni prima di Cristo, c’erano gli Ermetici dell’Egitto, dove Abramo è stato iniziato come Sufi; ora lo chiamiamo Sufi, ma è esattamente lo stesso, sono esattamente le stesse idee che hanno avuto quegli antenati e che cerchiamo di seguire ancora oggi. Dopo il 1000–1100 d.C. (circa) c’era Dhul Num, un mistico molto conosciuto che forse è stato uno dei primi che ha scritto qualcosa sul Sufismo. Molto spesso si pensa che il Sufismo sia dell’Islam. È anche dell’Islam. Sì, però Maometto, in tutte le grandi cose che ha fatto, ha cercato di portare Unità, che è anche la chiave del Messaggio Sufi. Maometto ha reso più noto il Sufismo. La parte esoterica dell’Islam, per esempio, è anche la parte esoterica della Chiesa Cattolica Romana; i Gesuiti, si può dire, sono la parte esoterica Sufi della Chiesa Cattolica. Non si parla di questo perché in tutti i secoli è sempre stato più o meno nascosto. Tutto quello che ha scritto Rumi, per esempio, è stato scritto in simboli perché a quel tempo il Sufismo era proibito, però nei simboli lui ha espresso tutto quello che voleva dire (i suoi libri sono fantastici). Anche Rumi era Mussulmano, però era andato oltre a questo; è sempre stato cosi e in questo modo si può essere Cristiano e Sufi, si può essere Ebreo e Sufi, si può essere Indù e Sufi, si può essere Mussulmano e Sufi, significa che si va oltre l’Istituzione delle Religioni stabilite, che si comincia a cercare e a scoprire che, quando si va più in profondità nella parte esoterica, in qualunque religione si possono sempre trovare gli stessi modi di pensare, le stesse direzioni.
Noi,
oggigiorno, lo chiamiamo Sufi, ma è così soltanto perché gli si deve dare
un nome. Oggi non si fa niente quando non ci sono nomi. Per esempio, se andate
indietro nel tempo, ad ancora prima dell’Islam, così come conosciuto, e pensate
alla storia: Abramo aveva due figli, Isacco e Ismaele. Ismaele è di quel ramo
che è poi diventato l’Islam, gli Arabi, mentre Isacco è del ramo a cui appartengono
gli Ebrei e i Cristiani. Il punto d’incontro però è sempre Abramo. Abramo,
dopo la sua iniziazione da parte degli Ermetici, tornò alla Mecca per ringraziare
ed eresse quella pietra nera. Anche
per noi questa è il punto di riverenza. Questa Pietra è menzionata in diverse
scritture antiche, questa Pietra cantava, l’anima di Abramo cantava nella
pietra. Ci sono sempre state delle persone che erano, e che sono ancor oggi,
in grado di sentire questo canto; in realtà è un punto d’incontro molto importante
per tutta l’Umanità.
Arrivando
ad Hazrat Inayat Khan (dopo dirò soltanto Inayat Khan), Hazrat è un titolo
riservato a qualcuno che se n’è andato, è un titolo d’onore. Lui viene dal
ramo Chishti. La linea Chishti
è nata in Persia (che adesso è l’Iran) dopodiché è andata in India. In India,
il misticismo e l’esoterismo era molto più ricercato
e molto più conosciuto sia dagli Indù sia dai Mussulmani che dai Parsi e Moinud-din-Chishti ha cominciato a diffondere di più questo
Messaggio Sufi.
Da
questo ramo viene Inayat Khan, nato a Baroda. Suo nonno, che nella vita di
Inayat Khan era la persona più importante, era Moula Bakhsh, un grande mistico, un grande musicista, che ha
fondato la prima scuola di musica in India, a Baroda, che esiste ancora, (sono
stata la - è meraviglioso). Il padre di Inayat Khan era Rahmat
Khan, musicista, e sua madre, Khatidja Biy; veniva da una famiglia Indù, mentre Rahmat veniva da una famiglia Mussulmana. Inayat Khan è
stato cresciuto da suo nonno Maula Bakhsh e dai suoi genitori, nella strada mistica,
esoterica. In India era diventato molto famoso come musicista. A diciassette
anni ha cominciato a viaggiare in India. Lui cantava e suonava la vina. In India ancora oggi il suo nome è conosciuto come
quello di un grande musicista.
Naturalmente
viaggiando ha incontrato tanti mistici, grandi maestri, perché lui era molto
interessato, preso dal misticismo, dall’esoterismo.
Lui è stato ai piedi di diversi grandi maestri, finché ha trovato il suo Maestro
Abu Hashim Madani. Questi fu il suo Maestro.
E
come tutti coloro che intraprendono la strada spirituale ad un certo momento
cercano, hanno bisogno di un Maestro, perché si può imparare tanto dai libri,
dallo studio e si possono imparare tante cose dalle conferenze, però non è
possibile progredire veramente in senso generale; non si impara l’esoterismo o il misticismo dai libri, si possono leggere tante
cose, però in ogni era c’è sempre stata la guida, l’insegnamento dal Maestro
all’allievo, Guru e allievo, noi diciamo da Murshid a Mureed, e l’allievo;
l’iniziato lo chiamiamo Mureed.
Inayat Khan è nato il 5 settembre del 1882. Il Messaggio che Inayat Khan,
in un certo momento, doveva portare in Occidente, poiché il suo Maestro Abu Hashim Madani
gli aveva dato il compito di andare in Occidente a portarlo e a diffonderlo,
era il Messaggio d’Amore, d’Armonia e di Bellezza, e doveva cercare di unire,
di creare la comprensione fra l’Occidente e l’Oriente, che a quel tempo esisteva
ancora poco. Inayat Khan, con suoi fratelli, ha viaggiato in Occidente, ovunque.
È stato per diverse volte in America, è stato in Francia, tante volte in Olanda,
in Russia (il suo primo figlio nacque
in Russia), anche in Italia, in Svizzera, e in Inghilterra durante la Prima
guerra Mondiale.
Lui ha sempre detto che il Messaggio che cercava di diffondere, non era
il suo messaggio o il messaggio a lui collegato come persona, poiché nel Sufismo,
più si arriva in profondità, più si capisce che la persona è in realtà una
parte del tutto, ma come individuo non è nulla. Una frase che viene usata
nella meditazione dice: “Io non sono, solo Dio è”. Non c’è mai l’adorazione
delle persone. Comunque il Messaggio che lui ha cercato di diffondere è un
Messaggio che è sempre esistito, e ci sono sempre stati grandi Maestri per
diffondere quel messaggio; per esempio: Abramo, Mosé,
Davide, Salomone, Zarathustra, Maometto, Gandhi
e Martin Luther King.
Tutti i grandi personaggi che hanno cercato di unire, si può dire, hanno portato
il Messaggio che in fondo è il Messaggio di Dio, ed è proprio tramite questo
che si può arrivare alla comprensione che tutti siamo collegati, ognuno di
noi è collegato e fa parte della vita stessa, che è Dio. Però qui sulla Terra
ognuno pensa di essere un individuo, e per quanto ognuno cerchi di fare su
una strada spirituale, durante il primo periodo cammina senz’altro individualmente,
per questo il contatto personale tra il maestro e l’allievo è così importante.
Il modo in cui il maestro parla con un mureed può essere completamente diverso
da come lui o lei parla ad un altro mureed o allievo, poiché ogni persona
è diversa e la guida deve parlare la lingua di ognuno.
Inayat Khan dice in poche parole qual è lo scopo per andare sul cammino,
e il modo in cui lui lo spiega è il più semplice. Lui dice che ci sono tre
obiettivi per coloro che cercano, che desiderano seguire questa strada:
- Realizzare e diffondere la conoscenza dell’Unità, la religione
dell’Amore e della saggezza. Così il primo concetto di diversità nelle fedi e
nelle credenze può scomparire da solo. Il cuore umano può traboccare d’amore e
così tutte le ostilità causate dalle distinzioni, e tutte le differenze possono
essere sradicate.
- Scoprire la luce e il potere latente nell’umanità, che è il segreto
di tutte le religioni, quella luce che è il potere del misticismo e l’essenza
della filosofia, senza interferire con le usanze e le credenze.
- Aiutare a portare più vicini i due poli opposti del mondo, l’Oriente
e l’Occidente, tramite lo scambio di pensieri e di ideali, così che la
fratellanza universale possa formarsi da sola ed ognuno si possa incontrare con
chiunque altro al di là degli stretti confini nazionali e razziali.
Quando però si comincia ad imparare questo, non si diffonde più con le
parole, ma nel modo di vivere, nel modo in cui tu impari, nel modo che tu
vivi, come tu hai imparato a trovare la luce che ognuno di noi ha nel cuore,
la luce che, si può dire, è quella parte di Dio che tanti chiamano anima.
L’insegnamento Sufi è in quello che Cristo ha detto: che si può arrivare al
punto di vivere, di muoversi e di avere il nostro essere in Dio. Questo è
il punto a cui possiamo arrivare. Naturalmente questo richiede fede. Nessuno
mai dovrebbe dirti: “Tu devi avere fede in questo o in quello, Dio è questo
e quello, non è questo o quello”. Viene insegnato che ognuno può, e dovrebbe,
creare l’immagine di Dio dentro se
stesso. Non si può imporre ad un altro che Dio è così o così. La fede non
è uno studio occulto, non è un’analisi scientifica e non è un fenomeno psichico,
noi non ci occupiamo di queste cose e il Sufismo non ha nessuna dottrina e
nessun dogma. Comunque è la conseguenza di tutto quello che è stato detto
prima.Si può dire che è un cercare La Verità. Questo può sembrare semplice
però quasi tutti pensano di conoscere la verità.
A questo riguardo c’è una piccola storia. Nel Sufismo molto spesso vengono
trasmesse le astrazioni tramite storie simboliche: - C’era un paese dove non
si sapeva che cosa fosse un elefante; avevano sentito la parola ma non sapevano
cosa fosse. Un giorno un saggio ha fatto sapere a tutti che, se volevano conoscere
un elefante, dovevano andare in un certo giorno in questa grande capanna e
imparare allora che cosa fosse un elefante. Quando arrivarono dentro la capanna
era buio, completamente buio, e il maestro disse a tutti di mettersi in cerchio
contro il muro. Ad un certo momento, quando tutti erano dentro, disse: “Andate
tutti verso il centro perché al centro c’e un elefante. Cercate di sentire
con le mani che cos’è un elefante. E cosi accadde. Furono entusiasti e cominciarono
a gridare: “O che bello, l’elefante è come un tronco di un albero, perché
qualcuno aveva sentito le zampe, oppure un altro diceva: “E’ come un grande
tubo” - aveva sentito la proboscide, - “No”, dice un altro “E’ un pezzo di
velluto”, - aveva sentito le orecchie -, e cosi via. Cominciarono a lottare:
“No, l’elefante è così”, “L’elefante e così e cosà”. Ad un certo punto le lotte diventarono cosi forti che
cominciarono addirittura a prendersi a pugni l’un l’altro. Allora, il maestro disse: “Silenzio!!!”. E accese la
luce. In quel momento tutti poterono vedere che ognuno aveva conosciuto solo
una parte dell’elefante! Bene, la verità è come quell’elefante. Ognuno può
imparare una parte della verità e soltanto quando questa Luce si sviluppa
dentro di noi, si svela, si scopre la luce che abbiamo nel nostro cuore, e
così si possono apprendere sempre più parti della Verità.
Sì, abbiamo già detto che ognuno è diverso e per questo la cosa più importante
è il contatto personale fra la guida e l’allievo. Si impara a coltivare interiormente
la vera natura dell’amore, dell’armonia e della bellezza e tramite questo
possiamo vedere il volto di Dio, perché quando si sviluppa dentro di noi la
vera natura dell’Amore, cominciamo a vedere bellezza in ogni persona, quella
Luce. Si sviluppa amore per l’altra persona e ci si mette in armonia con l’altra
persona perché dentro ognuno c’è quella parte della Verità, che è Dio. Dio
è la vita e la vita è in ogni persona. Si può scoprire questo in ogni persona
che incontriamo e più si sviluppa questa capacità dentro di noi, più si sviluppa
l’amicizia, la gentilezza, la considerazione e il senso di fratellanza.
Il Sufismo non è una nuova religione, perché che cos’è la religione? Non
è un’istituzione chiesa o un’istituzione tempio o qualunque sede o organizzazione
religiosa. No, la religione è ciò che si trova in ognuna di queste cose. La
religione è la comunicazione con Dio. Uso la parola Dio perché è una parola
che noi usiamo nella nostra cultura. Si può anche chiamarLo Allah o Ahura
Mazda o la grande Energia, qualunque Nome, non importa come Lo si chiama,
poiché Dio è tutto questo e, per definizione,
ogni nome è una limitazione, mentre Dio è Tutto! Anche Cristo ha detto “Non
porto una nuova religione cerco solo di renderla più perfetta”. Ognuno di
noi dovrebbe proprio provare a fare questo.
Un’attività del Movimento Sufi è “la Chiesa di tutti”, che cerca di unire
tutte le diverse grandi religioni e anche quelle piccole, tutti coloro che
oggigiorno stanno cercando la Verità. Possiamo usare le divine scritture, le ghita, la
torah, i vangeli nel nuovo testamento, il
corano ed altre, per cercare di scoprire che, in fondo, parlano tutte delle
stesse verità, solo che ogni sacra scrittura è arrivata in una certa cultura
in una certa epoca e, naturalmente, in una lingua diversa. Per noi la più
vicina è comunque la Bibbia, in cui si trovano le stesse cose che si trovano
in tutte le altre scritture, soltanto in una lingua che, essendo ancora abbastanza
vicina a noi, possiamo capire. Per esempio, quanto è importante conoscere
almeno i Vangeli per comprendere che cosa vuol dire essere Cristiani. Quando
si legge il Corano, nella prima parte si trovano tante cose uguali, per esempio
le storie che si trovano nell’Antico e nel Nuovo Testamento, le storie di
Abramo e di Mosé, di Gesù e di Maria, tutte sono onorate nel Corano, -
di questo non si sente parlare molto, è un peccato - .
Però
adesso devo arrivare al Movimento Sufi. Per diffondere il Messaggio, che era
il suo compito, Inayat Khan ha viaggiato in America, in Europa, in Russia,
dappertutto. Egli ha anche capito che c’è bisogno di una forma di organizzazione,
perché non si può andare avanti quando non c’è una certa organizzazione, anche
se questo era quasi contro il suo principio. Ma per poter continuare a diffondere
il Messaggio è necessario che quelli che vengono dopo possano conoscere il
Messaggio così come è stato dato e non come viene inevitabilmente interpretato
da ognuno a modo suo. Cosi ha fondato il Movimento Sufi seguendo le leggi,
all’inizio a Ginevra. In pratica adesso la sede è in Olanda.
Il
Movimento Sufi Internazionale, il nome ufficiale, ha cinque diverse attività.
Ci sono: la Fratellanza, la Guarigione, il Simbolismo, la Chiesa di tutti
e la Scuola Esoterica. La Fratellanza, e cominciamo con questa perché è più
facile, è aperta a tutti. Chiunque sia interessato può andare a tutte le riunioni.
In queste riunioni, quando è possibile, vengono invitate delle persone di
altre religioni, un Rabbino, un Iman, un Indù, per
raccontare quello in cui loro credono, come vivono la loro religione. Così
possiamo di nuovo vedere che in fondo, quando si va sufficientemente in profondità,
si trova sempre la stessa Verità.
C’è
la Chiesa di tutti e di tutte le Chiese, cosi Inayat Khan l’ha chiamata. In
questa attività si tiene il Culto Universale e la parola dice già che è un
culto religioso, ma universale; vuol dire che c’è un altare con sette candele
e con tutti i sacri libri delle sei diverse grandi religioni e il settimo
è un libro generale. Viene accesa ogni candela che rappresenta quella particolare
religione menzionata. Si comincia con l’Induismo, poi il Buddismo, poi Zoroastro,
l’Ebraismo, il Cristianesimo e infine l’Islam. L’ultima viene accesa ‘per
tutti coloro che hanno tenuto alta la luce della Verità nelle tenebre dell’ignoranza
umana’. Sono le parole di Inayat Khan. Durante il
Culto vengono pregate tre preghiere, che esprimono in modo meraviglioso questa
unità che possiamo vivere e diffondere. Le preghiere sono la chiave nel Sufismo,
tutto viene incluso, niente e nessuno è tenuto fuori. Dopo si
leggono dei testi dalle diverse sacre scritture del mondo su un tema
scelto. Poi c’è una breve spiegazione (sermone) di questo tema scelto e alla
fine c’è la benedizione. A richiesta ci sono anche i matrimoni, l’accettazione
dei bambini, la benedizione della casa, i funerali. Soprattutto e quando,
per esempio, una coppia, in cui una persona è cresciuta in una religione diversa
dall’altra, si sposa, è felice di poter essere sposata anche religiosamente
poiché oggi questo in tante chiese e in tanti altri gruppi, non viene ancora
accettato.
Nel
Simbolismo ci sono due attività: una è la danza degli elementi, che ha lo
stesso senso delle danze dei dervisci, non è un spettacolo ma una meditazione.
Così anche la danza degli elementi è una meditazione basata per esempio sul
ritmo dei diversi elementi; però è talmente astratta che non può essere veramente spiegata senza parteciparvi.
L’altra parte dell’attività del Simbolismo è basata sullo Zirat – che significa Agricoltura -. Si può usare simbolicamente
ogni parte dell’agricoltura per imparare a vivere meglio, la coltura per sviluppare
se stessi. Per esempio si inizia come Aratore, con l’imparare che cosa vuol
dire arare, aprire la terra, togliere tutto ciò che è indesiderabile, cioè
tirar fuori dal nostro cuore la vecchia rabbia, l’ira, l’antipatia, la paura,
l’insicurezza. Quando il terreno è stato ben arato, è pronto per essere seminato.
Ma nell’agricoltura si impara che la terra deve essere arata di nuovo l’anno
seguente, così anche noi non possiamo mai dire adesso sono pulito, adesso
sono arrivato, adesso conosco che cos’è la verità e non devo più lavorare
a me stesso. Tutta la vita si deve sempre arare di nuovo, e bene e abbondantemente!
Il gruppo dello Zirat in Italia è molto attivo.
Una volta che si incominciano ad integrare tutti questi diversi simboli dell’agricoltura,
si comincia ad usarli anche nella vita di ogni giorno. Per partecipare allo
Zirat viene chiesto di essere mureed.
Poi
c’è la Guarigione. E’ possibile diventare membri di un gruppo di guarigione
dopo che si è stati per diversi anni mureed, perché questa è una meditazione,
una preghiera, in cui ci si deve dimenticare completamente di se stessi e
concentrarsi solamente sulla persona che ha bisogno della Guarigione Divina.
Ci sono piccoli gruppi (al massimo dieci) che, una volta alla settimana, estate
o inverno, vacanza o non vacanza, si incontrano per le preghiere di guarigione.
Non diciamo mai che noi facciamo la guarigione, ma soltanto che funzioniamo da strumenti...
L’ultima
e, in un certo senso, la più importante attività è la Scuola Esoterica. Non
viene mai imposta, solo quando una persona desidera veramente seguire una
strada spirituale, può essere, in un certo momento, iniziata; non è chiesto
che tutti diventino membri della scuola esoterica, sarebbe inutile, perché
solo colui che ha il desiderio di seguirla sarà capace di progredire. La scuola
esoterica è proprio il training esoterico, mistico, e questo naturalmente
comincia tramite l’iniziazione; l’iniziazione viene data quando l’allievo
conosce l’iniziatore, la guida, e ha piena fiducia in essa e la guida ha piena
fiducia nell’allievo, è sempre basata sulla fiducia reciproca, perché andare
sulla strada spirituale, qualunque strada spirituale, è una cosa che cambia
tutta la vita. Piano piano,
ma cambia.
In
che cosa consiste questa guida personale? La guida dà degli esercizi (diversi
per ognuno, secondo ciò di cui la persona ha bisogno): meditazioni che allievo
può fare, delle preghiere, delle cose da studiare, e ci sono anche delle classi
e dei programmi che si possono seguire insieme, perché è bello anche il contatto
con gli altri che seguono la stessa strada. Il programma per tutti lo facciamo
una volta al mese, durante questo programma facciamo degli esercizi, delle
meditazioni, il Culto Universale, delle letture, musica, storie, tutti insieme.
Ma la cosa più importante è, e sarà sempre, il contatto personale.
Per
Italia c’è la possibilità di fare dei ritiri individuali, una persona alla
volta per tre giorni. Il centro in Ticino, a Malvaglia, è al momento per Italia
e per il Ticino, perché in Italia non c’è ancora un’altra possibilità dove
si possono fare tutte queste attività; una volta alla settimana, al Giovedì,
c’è una meditazione per mureeds. Adesso in Italia ci sono due centri della
fratellanza, ad Antegnate da Garuda,
e a Bormio, dove l’attività della Fratellanza è stata iniziata da Hafiz.