E’ POSSIBILE SVILUPPARE UNA RELAZIONE CON DIO?

Da una Conferenza di Dr.H.J. Witteveen. tenuta a Stoccolma il 24/10/84

 

 

Sento che noi stiamo vivendo in un periodo veramente unico della storia, caratterizzato da un enorme sviluppo della scienza che ci ha dato una visione profonda dei misteri della creazione che l’umanità non ha mai conosciuto prima. Nello stesso tempo, questo progresso scientifico, ha portato un enorme sviluppo della tecnologia che ha permesso all’uomo di avere maestria sulla natura in molti modi: ma abbiamo visto che questo ha creato qualche problema. Un altro aspetto di questo sviluppo tecnologico è anche che tutti i diversi popoli e razze sulla terra si sono avvicinati di più.

 

Possiamo viaggiare molto facilmente e rapidamente con l’aereo, abbiamo telefoni, radio, televisioni che ci possono mostrare ogni giorno cosa accade in tutto il mondo. Perciò potremmo dire che questa epoca chiede veramente  all’umanità di avvicinarsi,non solo fisicamente ma anche spiritualmente, così che i differenti popoli, razze e religioni si comprendano meglio l’un l’altra e vivano insieme più armoniosamente. Questa è la possibilità che è stata creata ma che finora non è stata realizzata.  Nonostante questo progresso, vediamo che ci sono ancora guerre di religione e c’è una grande sofferenza nel mondo. Persino in nazioni fortunate come la vostra e la mia, dove abbiamo un alto livello di vita, dove praticamente non c’è più gente povera, persino qui non possiamo dire che tutti sono felici. Al contrario, vediamo che molta gente è insoddisfatta della sua vita e nonostante tutte le opportunità che ha, ha molti problemi e difficoltà.

 

Inayat Khan è venuto nel mondo Occidentale all’inizio del secolo scorso a portare il Messaggio Sufi. Un aspetto molto importante di questo Messaggio è che l’uomo non dovrebbe solo vivere una vita esteriore, ma dovrebbe anche volgersi verso l’interno, verso l’esperienza della vita interiore. Egli ci ha indicato che è mediante il vivere anche la vita interiore che l’uomo può scoprire la soddisfazione reale, la felicità reale che sta cercando. Possiamo dire che è vivendo la vita interiore accanto alla vita esteriore che l’uomo può avere una vita completa. E’ la vita interiore che dà il significato reale alla nostra vita e che ci rende per così dire, degli esseri completi. Dobbiamo comprendere che la vita interiore non è la vita della mente, la vita dei nostri pensieri e sentimenti, ma qualcosa al di là di tutto questo. E’, come Inayat Khan dice “una vita diretta verso la perfezione” o , come si dice nel linguaggio ortodosso una vita diretta verso Dio. Inayat Khan ha spiegato questo nel suo libro ‘La Vita Interiore’ dove, nella prima parte, egli spiega la preparazione necessaria a intraprendere questo viaggio nella vita interiore. Ora mi piacerebbe porre questa domanda: qual è il nostro obiettivo quando iniziamo questo viaggio? Inayat Khan lo indica nella prima frase del secondo capitolo di questo libro “la prima e principale cosa nella vita interiore è di stabilire una relazione con Dio, facendo di Dio l’oggetto col quale noi ci relazioniamo, sia come Creatore che come Sostenitore, Misericordioso, Giudice, Amico, Padre, Madre, o Amato. In ogni relazione dobbiamo mettere Dio davanti a noi e divenire consapevoli di quella relazione così che non rimarrà più solo un’immaginazione...”

 

Nel paragrafo successivo egli continua: “Il lavoro della vita interiore consiste nel fare di Dio una realtà così che Egli non è più un’immaginazione a tal punto che questa relazione che l’uomo ha con Dio gli può sembrare più reale di qualsiasi altra relazione in questo mondo”. Questo è l’obiettivo. Quindi la questione è come conseguirlo. Molta gente in quest’epoca scientifica ha una grande difficoltà a fare questo perchè sente che l’usuale modo di vedere Dio in realtà è solo un’immaginazione che non ha realtà. La tradizionale figura di Dio seduto in paradiso su un trono, chiaramente non si adatta ad una visione scientifica della creazione. Quindi molta gente a questo mondo ha questa difficoltà: come possiamo credere in Dio se siamo convinti della verità del disegno scientifico dell’universo? la scienza o per lo meno alcuni scienziati dicono che è solo immaginazione. Inayat Khan dice invece che va molto bene cominciare con una immaginazione perchè in questo modo possiamo sviluppare il nostro sentimento per Dio e avvicinarci di più a Lui e questo sviluppa il concetto di Dio Ideale. Questo è un concetto piuttosto unico di Inayat Khan e significa che un uomo crea il suo personale disegno ideale di Dio. Infatti questo è solo un disegno ideale di Dio non è la realtà di Dio, la realtà è al di là di questo disegno.

 

L’ideale di Dio è come una scalinata lungo la quale l’uomo può meglio salire e meglio comprendere e alla fine entrare in contatto con la Realtà Divina. Questa visione è anche la base della tolleranza che il Messaggio Sufi insegna. La gente è differente con differenti idee e culture, e il loro ideale di Dio sarà perciò qualcosa di differente e così anche il loro credo. Ma quando si comprende che quei diversi ideali di Dio sono soltanto un mezzo per avvicinarsi alla Realtà Divina, allora si può essere tolleranti e lasciare che ognuno viva nella sua propria credenza. Tuttavia, questo ci lascia ancora una domanda: in che modo l’uomo che conosce la visione scientifica può costruire un’ideale di Dio che sia in armonia con questa comprensione scientifica?

 

Questa visione scientifica dell’uomo è più in armonia con l’idea di una forza o energia onnipresente, quindi con un disegno più astratto. Ma una tale immagine astratta non attrae il nostro sentimento. Uno degli aspetti molto importanti e illuminanti del Messaggio Sufi, è che Inayat Khan costruisce un ponte tra la visione scientifica e filosofica della realtà e l’ideale di un Dio personale di cui abbiamo bisogno. La visione filosofica di Inayat Khan corrisponde considerevolmente alla moderna visione scientifica. Egli sviluppa questa visione filosofica in un libro intitolato “ Filosofia, Psicologia, Misticismo” dove dice che la vita può essere divisa in due parti di cui una è accettata comunemente dall’uomo cioè la sostanza. Abbiamo una sostanza attorno a noi e la accettiamo. L’altra parte della vita, egli dice, non è accettata facilmente e questa è il vuoto assoluto, il vacuum. Tutta la sostanza, tutta la materia esiste in un vacuum. Cos’è questo vacuum? La scienza è incline a dire che il vuoto è nulla: qualcosa che non possiamo toccare, osservare, misurare con nessuno strumento è nulla. Ma Inayat Khan dice che in realtà quel vacuum è tutto, è ogni cosa. Ciò che non è sostanza è spirito. Dunque è molto interessante che Inayat Khan distingua queste due parti, materia e spirito, molto chiaramente e successivamente spiega che queste due realtà sono “uno nella loro vera natura”. Egli fa il paragone dell’acqua e del ghiaccio: essi si presentano in modo molto diverso,l’acqua è fluida, il ghiaccio è duro, ciò nonostante sappiamo che sono la stessa cosa, le stesse molecole, solo in differenti stati. La materia viene dallo spirito essa  è divenuta realtà ai nostri sensi nascondendo lo spirito sotto di essa. Lo spirito sta creando continuamente la materia e questo accade attraverso il processo delle vibrazioni. Più avanti Inayat Khan si chiede cos’è questo spirito, come possiamo definirlo. Non possiamo veramente definirlo, perchè esso non è materia e quindi non possiamo definirlo con parole che sono sempre relative alla materia e, se vogliamo andare oltre, la miglior cosa che possiamo dire è: pura intelligenza. Pura intelligenza non è intelletto, non è la capacità di conoscere. La pura intelligenza è la Consapevolezza che non è conscia di alcuna cosa. La cosa meravigliosa è che noi esseri umani possiamo toccare questa consapevolezza, possiamo raggiungerla perchè nella profondità del nostro essere siamo parte di questa consapevolezza.

 

E’ questo che in realtà significa vita interiore. Per realizzare questo il mistico prende il sentiero della meditazione. Riassumendo, abbiamo visto che Inayat Khan fa una distinzione fra sostanza e vacuum e che la tendenza mistica è considerare il vacuum, che in genere sembra essere nulla, come tutto. Materia e spirito in realtà sono ‘uno’ dato che la materia in realtà è creata dallo spirito. L’essere umano può toccare questo spirito perchè è il suo profondo . Inayat Khan dice che il vacuum è conoscenza e i profeti lo chiamano Dio Onnisciente, Dio che conosce ogni cosa. Questa visione filosofica è parallela alla visione della fisica che vede l’intero mondo come consistente di piccolissime particelle che si muovono in un vacuum. La materia consiste di atomi che hanno un piccolissimo nucleo intorno al quale ruotano gli elettroni. Questa è la creazione. La fisica moderna è divenuta persino più interessante con lo sviluppo della teoria della relatività e della teoria dei quanti. Oggi sono state scoperte persino particelle più piccole. E’ stato scoperto anche che, in quello che la fisica chiama campo, queste particelle vengono in esistenza spontaneamente provenienti dal vuoto e poi svaniscono ancora in esso. Allora questo è esattamente  come il paragone dell’acqua e del ghiaccio: il ghiaccio deriva dall’acqua e riscompare in essa e questa è una prova scientifica dell’idea di Inayat Khan che lo spirito diventa materia e la materia scompare nello spirito.

 

Nel suo libro il “Tao della fisica”, Fritjof Capra, sviluppa molti meravigliosi parallelismi tra il pensiero mistico orientale e la fisica moderna. Egli dice: “ la relazione tra le particelle virtuali ed il vacuum è essenzialmente una relazione dinamica. Il vacuum è in realtà un Vuoto Vivente che pulsa nei ritmi senza fine della creazione e della distruzione. La scoperta della qualità dinamica del vacuum è visa da molti fisici come una delle più grandi scoperte della fisica moderna. Dalla sua qualità come contenitore vuoto dei fenomeni fisici, il vuoto è emerso come una quantità dinamica di estrema importanza . Il risultato della fisica moderna sembra poi confermare le parole del saggio cinese Chuang Tzu : “ quando si conosce quel Grande Vuoto, il Ch’i (energia vitale), si realizza che non esiste una cosa come il niente”. Possiamo anche descrivere questo con le parole della Bibbia:

” in Lui viviamo, ci muoviamo ed abbiamo il nostro essere”. Viviamo nell’essere Divino. Questo ci dà un interessantissimo concetto astratto di vita: vacuum, la vita, è pieno di energia dinamica; un concetto astratto di Dio. Sorge quindi un’altra domanda: come possiamo mettere in relazione questo con un Dio Ideale personale? Molta gente al giorno d’oggi può comprendere più facilmente questa idea astratta che un Dio Ideale personale. Inayat Khan, che ha reso questo concetto astratto più chiaro di qualunque altro, tuttavia dice in modo molto preciso nel libro “ l’Unità degli Ideali Religiosi”, che è molto importante per l’uomo cominciare il suo sviluppo religioso con degli ideali personali. Egli dice: “ la gente che ha letto molti libri e ha delle idee sull’anima e sullo spirito ha mangiato la Verità senza digerirla. Cosa vuol dire con quest’ultima frase? Digerire significa assimilare completamente nel proprio essere così che l’idea diviene parte di noi e diventa un reale significato nella nostra vita. Questo non è fatto, solamente,mediante un interessante concetto astratto. Per la vita interiore è importante che sviluppiamo una relazione vivente con Dio, così che possiamo avere la sensazione che possiamo arrenderci a Lui, che possiamo umiliarci davanti a Lui, che possiamo dimenticare le nostre limitazioni. Questo dà un’esperienza completamente differente.

 

Inayat Khan raccomanda di “ iniziare con l’adorazione del Dio personale” e poi “dovremmo permettere alla nostra anima di svelarsi nel Dio astratto”.... la realizzazione di un Dio astratto è una soddisfazione che viene dopo aver perfezionato l’adorazione di un Dio personale”.

Tutto giusto, ma poi,in questa epoca scientifica, rimaniamo ancora con una domanda: come costruire un ponte tra quel concetto astratto che sappiamo essere la verità e un Dio ideale che ci rende capaci di sviluppare quella relazione vivente con Dio di cui abbiamo bisogno? Come legare insieme la visione astratta e il Dio ideale personale? Inayat Khan dice ancora “se Dio non ha personalità, come può un essere umano avere una personalità, proprio noi esseri umani che veniamo fuori dal suo Essere, noi che possiamo esprimere il  Divino nella perfezione della nostra anima?”. Egli fa poi un paragone “ se la goccia è acqua, certamente anche il mare è acqua” come può la goccia essere acqua e il mare no? Egli paragona l’anima umana a una goccia e Dio all’oceano.

 La goccia è infinitamente piccola comparata all’enorme oceano, infinitesimamente  piccola, eppure essa è della medesima sostanza. “Se noi siamo la goccia e siamo una personalità, Dio, l’oceano, deve anche essere una personalità”. Egli dimostra questo in una frase molto ispirata in “Filosofia, Psicologia e Misticismo”: “ se è lo stesso spirito che respiriamo dallo spazio che fa dell’uomo un essere intelligente capace di pensare e di sentire, lo stesso spirito che da a noi il potere di percezione e sviluppa in noi quella parte che si chiama ego, io; se questo è il fenomeno che lo spirito manifesta quando è assorbito nel corpo materiale, quanto più capace di percepire e concepire, di sentire e pensare deve essere lo spirito in se stesso. Solo a causa delle limitazioni della nostra struttura fisica, non siamo capaci di sperimentare pienamente questa vita perfetta e questa personalità perfetta”.

 

Questo è certamente un ponte molto ispirato tra i due approcci. Qui abbiamo un disegno meraviglioso di Dio: da un lato l’Unico Essere che tutto pervade e nel quale tutto si muove, e dall’altro possiamo vedere questo Onnipervadente  Essere anche come una personalità perfetta, con una mente perfetta, onnipotente, che guida l’intera creazione, incluse le nostre vite individuali. La cosa meravigliosa che è così importante realizzare è che, come le gocce con l’oceano, noi siamo tutti in relazione con Dio. C’è veramente una relazione molto personale tra noi e Dio e questa non è immaginazione, essa è molto reale e governa la nostra vita; ma spesso abbiamo gli occhi chiusi a questo. Siamo presi nell’intossicazione della nostra vita, nell’agire e nel lasciarci assorbire in essa, ma se apriamo i nostri occhi e osserviamo la vita, se guardiamo ciò che essa ha da dirci, allora possiamo scoprire la Guida Divina venire a noi in molte differenti forme. Possiamo vederla in un modo molto sottile, possiamo scoprirla nel nostro cuore, nell’intuizione. Per essere capaci di sentire questo dobbiamo essere in grado di fermare la nostra mente, così possiamo sentire direttamente la voce di Dio. Ma se non siamo sufficientemente capaci di fare questo, essa ci può venire dal di fuori, in un segno della natura, in qualche avvenimento con un significato simbolico, in un sogno.

 

Inayat Khan dice “se non ascoltiamo ancora tutto questo, possiamo ricevere un avvertimento da un amico e se non siamo capaci di ascoltare nemmeno questo, possiamo ricevere un avvertimento da un nemico, il che è meno gradevole. E se andiamo ancora avanti nell’intossicazione della vita, con gli occhi chiusi, potremo avere come ultima cosa un’esperienza di vita che ci sarà di avvertimento. La conseguenza delle nostre azioni viene costantemente a noi”.

Così nella vita possiamo imparare costantemente. E importantissimo riconoscere questo, riconoscere che nella vita Dio ci vuole guidare. Per illustrare questa relazione, Inayat Khan fa un paragone col rapporto fra la madre e il bambino. Il bambino desidera andare in giro in modo indipendente per esplorare la vita; la madre lo lascia andare ma lo tiene ancora d’occhio, vuole che sperimenti un po’ ma non troppo. Ma quando il bambino va dalla madre e desidera essere guidato, prende la sua mano e allora lei lo guida molto più da vicino. Nello stesso modo, se un uomo desidera la guida Divina, Dio lo guida in modo speciale. Questo è il modo in cui si può sviluppare quella relazione personale che è così importante per la vita interiore. Quindi possiamo iniziare col fare di Dio una realtà, creandola; poi possiamo gradualmente iniziare a percepirla e questa relazione che sentiamo nel nostro più profondo essere, è per noi veramente la relazione più importante. Questo crea un miracolo nella nostra vita, ci rende forti e indipendenti, nessuno può portarcela via, può aiutarci in tutte le condizioni della vita, a superare tutte le limitazioni. Nell’arrenderci a Dio ci sentiremo riempiti del potere di Dio. Si può così comprendere il paradosso che il mistico ci indica: la più grande umiltà è nello stesso tempo fierezza e potere divino. Si può divenire più indipendenti e nello stesso tempo, chi vive la vita interiore, è più comprensivo e più amorevole, perchè vede il medesimo spirito in tutti gli uomini. La corrente d’amore che si sviluppa nel nostro cuore è la forza più potente che può portarci a sperimentare il Divino più da vicino.

In questo modo possiamo esaudire il senso della nostra vita.

 

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