Discorso ........di Murshida Dahnya

Giorno speciale 23 Maggio 2004 a Malvaglia

 

 

 

 

 

 

Il tema principale della giornata è  “Iniziazione”.

Nel Culto Universale abbiamo potuto ascoltare alcuni brani dai testi sacri e un sermone su “L’inizio” che, in fondo, è anche il significato della parola Iniziazione. Ma la parola ‘iniziazione’ suggerisce anche, oltre all’idea di inizio, l’idea di prendere un’iniziativa, di avanzare, di progredire. C’è anche qualcosa di mistico nella parola iniziazione, e questa è forse una delle ragioni per cui così spesso la si trova collegata a idee e ragionamenti errati. Sebbene la parola venga anche usata per situazioni terrene, ora non vorrei parlare di questo.

Noi vogliamo oggi concentrare la nostra riflessione sull’iniziazione nella Scuola Esoterica, che è una parte del Movimento Sufi Internazionale, come spesso anche in altre tariqa.

L’iniziazione che è conosciuta fra i mistici, è l’iniziazione che si riceve da una persona vivente sulla terra. Ogni scuola mistica, perciò, ha la sua propria iniziazione.

In Oriente, dove le idee mistiche sono considerate sacre, chiunque desideri avviarsi sul sentiero spirituale considera l’iniziazione come la cosa più importante.

Se persino un’anima come quella di Gesù Cristo ha dovuto ricevere un battesimo da Giovanni Battista, nessuno al mondo potrà dire: “Io mi sono elevato al di sopra dell’iniziazione”. Naturalmente ci si potrebbe chiedere se è possibile raggiungere il fine spirituale senza l’iniziazione. A questa domanda si può rispondere con le parole di Pir-o-Murshid Hazrat Inayat Khan: “Non vi è nulla d’impossibile, una persona può anche tuffarsi in acqua e cercare di raggiungere, a nuoto il porto di New York. Ma la sua vita sarebbe più al sicuro se egli prendesse un biglietto per fare la traversata con uno dei battelli che fanno il tragitto”  

 

Cominciando a camminare sul sentiero Spirituale, sul cammino mistico, coraggio, costanza e pazienza sono le cose più necessarie, ma è anche necessaria la fiducia nel Maestro dalla cui mano si riceve l’iniziazione, e la comprensione dell’idea di disciplina. Non una disciplina imposta da qualcuno al di fuori di sé, ma l’auto-disciplina, che è una cosa spesso difficile da imparare. Per questo è così importante la fiducia nel Maestro, in colui che ti dà una mano ad avere sempre più fiducia in te stesso! Non si è in grado di avere completa fiducia in se stessi se non si ha avuto esperienza nella propria vita della fiducia in un’altra persona; perchè, come ho già detto, l’auto-disciplina e la padronanza su se stessi, non è possibile senza la fiducia in sé.

Si può chiedere: “Se ci siamo fidati e la nostra fiducia è stata vana, non dovremmo rimanere delusi? Ma noi dobbiamo fidarci per amore della fiducia e non allo scopo di ottenere un compenso né per vedere quale frutto porterà.

 

Qualcuno potrebbe chiedere se sia desiderabile che ogni anima acquisisca l’iniziazione. Siccome la parola iniziazione significa ‘progredire’, la risposta è che il progresso è vita e la stasi è morte. Qualunque sia il nostro grado d’evoluzione, è sempre consigliabile tentare di progredire; anche negli affari o nella professione, nella società o in politica, nella religione o nello sviluppo spirituale.

Senza dubbio all’inizio spesso c’è il pericolo di essere troppo entusiasti. Troppo entusiasmo nel cammino spirituale può, invece che portare beneficio, danneggiare. C’è un tempo per ogni cosa e una delle cose che si deve imparare è la pazienza.Un cuoco può far bruciare il cibo, rendendo il fuoco troppo vivo per cuocere più in fretta.

Hazrat Inayat Khan racconta della sua esperienza dopo la sua iniziazione: “Dopo essermi recato per sei mesi di continuo dal mio Murshid, soltanto una volta in sei mesi questi disse una parola riguardo al Sufismo. Vi divertirà ancor più sentire che non appena tirai fuori il mio quaderno per prendere appunti, egli cambiò discorso, era tutto finito. Una frase in sei mesi!

Qualcuno potrebbe pensare “quanto tempo, sei mesi seduto in attesa davanti al proprio Maestro senza apprendere nulla!”Ma non si tratta di parole, è qualcos’altro. E’ la vita stessa, è il vivere. Colui che vive la vita dell’iniziazione vive e fa vivere gli altri che vengono in contatto con lui. “

 

Il primo dovere di un mureed è quello di non essere scosso nella propria fede da influenze opposte o da qualsiasi cosa  possa essere detta contro la via che egli ha preso. Non deve lasciarsi scoraggiare da nessuno. Il mureed deve essere così deciso nel suo cammino, che se il mondo intero dicesse: “E’ una strada sbagliata”, il mureed continuerebbe a dire: “E’ la via giusta”. E se qualcuno dicesse che richiederà mille anni e forse di più, il mureed deve essere capace di dire: “Se ci vorranno mille anni, avrò la pazienza di passarli”.

 Inoltre, l’avanzamento di colui che ha avuto l’iniziazione dipende da quanto di se stesso egli affida alla guida del suo maestro. Uno darà soltanto un dito, un altro persino una parte di un dito.

Un altro darà la mano intera. C’è una bella differenza. Il mureed può dire: “Io affiderò una certa parte del mio tempo e dei miei pensieri alla mia guida, farò quel che posso fare, sarà abbastanza?” Il maestro risponderà: “Certo, abbastanza se tu pensi che sia sufficiente; quantunque, in effetti, non sia mai abbastanza”.

Qualcuno potrebbe pensare: “Non è un rinunciare al proprio punto di vista per accettare il punto di vista di un altro?” La risposta è che se hai un punto di vista, non lo perderai mai. Il punto di vista che perdi, non è il tuo.

Guardando le cose dal punto di vista di un altro, non farai che ampliare il tuo punto di vista. Se il pensiero del mureed risulta diverso da quello del maestro, nel fare suo il pensiero del maestro egli non fa che raddoppiare il proprio, poiché quello che il mureed ha già gli rimane comunque. Egli ha la possibilità di fare una scelta di visione,  di allargare così l’orizzonte del suo pensiero.

 

Ci sono tre fasi per l’allievo, il mureed, nel percorrere il sentiero spirituale. Una fase è quella in cui si deve essere ricettivo, in cui si prende tutto ciò che ci viene dato, senza dire: “Voglio prendere questo e non voglio prendere quest’altro”.

La fase seguente è quella dell’assimilazione. Rendere  parte di sè, proprio,tutto ciò che si è sentito.

E la terza consiste nel far penetrare nella mente quanto si è assimilato lasciando che la mente veda la ragione delle cose, ma questo soltanto dopo l’assimilazione. Perciò il mureed che suddividerà queste tre tappe e le attraverserà scrupolosamente e fiduciosamente, cioè la tappa di ricettività, la tappa dell’assimilazione e la tappa della ponderazione, sarà il mureed che percorrerà con successo il sentiero.

 

Alcune parole ancora sullo scopo per cui camminiamo su questo sentiero. Lo scopo è  trovare Dio in noi stessi, scavare profondamente in noi stessi affinché possiamo essere in grado di toccare l’Unità del Sommo Essere. E’ verso questo fine che stiamo lavorando con il potere dell’iniziazione ed è dall’interno che possiamo ricevere tutta l’ispirazione e la benedizione della nostra vita.

Due cose sono necessarie a tale scopo, una è fare gli esercizi che ci sono stati dati, regolarmente,con tutto il cuore e l’anima; l’altra è che gli studi che vengono dati non dovrebbero essere considerati soltanto come una ‘lettura’, ma ogni parola dovrebbe essere ponderata. Più ci rifletterete, più avrà l’effetto di aprirvi il cuore.

Una cosa è leggere, un’alta cosa è riflettere sulla lettura. Si devono meditare le Gatha. Non crediate che persino la parola più semplice o la frase più semplice sia tale.

 

Pensate agli Indù, ai Cinesi, ai Parsi, che per migliaia d’anni, per generazioni, hanno riflettuto sulle letture che essi consideravano sacre e non ne sono mai stanchi!

 

 

 

All’inizio ogni cosa deve esseren protetta

dal vento impetuoso della distruzione,

così come la pianticella deve prima essere

coltivata in una serra.

 

 

Hazrat Inayat Khan

 

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