La Fede

 

Quando si viene sull'argomento della "Fede" con gli ortodossi, questi pensano sempre che si parli della loro religione. Avere fede nella religione, nei sacerdoti o nel clero, in un certo dogma o cerimonia o principio, o in una certa forma d'insegnamento - ecco ciò che normalmente s'intende con la parola "Fede". Dall'altro lato, gli intellettuali, che guardano la vita da un punto di vista diverso, dicono: "La fede è cieca; perché dovremmo credere ciecamente? ".

Per il mistico la fede è l'unica forza che opera attraverso tutta la creazione. Egli però per fede non intende che occorra credere in una certa religione, dogma, cerimonia, Scrittura, o maestro. Egli intende "fiducia", "una fiducia " totale, anche senza motivo.

Molti posseggono questa qualità per natura, altri invece ne sembrano privi. Potremmo pensare che gli uni abbiano la fede in sé, gli altri no, poiché questa qualità la si ha o non la si ha. Tuttavia, se analizziamo attentamente la vita, ci accorgiamo che non c'è anima mancante di fede. Quanto è vero ciò che dice il Profeta Maometto: " Alla nascita ogni anima è seguace fedele " (letteralmente Musulmano, che significa "fedele"- e più tardi che diviene il contrario. Ciò significa che ogni anima che nasce sulla Terra ha una fede semplice, ed è solo più tardi che dubita. Se non fosse così, non saremmo mai stati capaci d'imparare il linguaggio che parliamo. Non lo abbiamo forse imparato con fiducia, nell'infanzia? Quando la madre dice: "Questo è un albero"- il bimbo ripete"albero"; quando dice: "Questa è l'acqua" il bimbo dice "acqua ". Molte sono le cose di cui i genitori parlano, prescindendo dalle cose giornaliere - e il bimbo presta loro fede, come essi vogliono che faccia. Che i nomi dati agli oggetti siano giusti o sbagliati, il bimbo li apprende così, come i genitori desiderano perché questa è la sua tendenza naturale.

All'origine ogni anima ha fede. Allora come avviene che l'essere umano perda questa qualità che la natura gli ha dato? La perde acquistando la conoscenza dei nomi e delle forme. Crescendo egli adombra la sua fede con la conoscenza di nomi e forme, e chiama cio. "imparare". A ogni passo del suo sviluppo verso la conoscenza, egli paragona le cose e ne considera alcune migliori di altre, dicendo di una cosa: "Questa è vera" e di un'altra: "Questa è falsa". "Questo è quanto posso credere e sii cui posso contare" e "Questo è quanto non posso credere e su cui non posso contare". Chiama una cosa vera e un'altra falsa; ma in realtà nessuna delle due non è né vera nè falsa. E' solo che, agli inizi della conoscenza, l'uomo passa attraverso questa condizione. Più tardi, quando si è superata la conoscenza comune, si arriva a quel grado, in cui si può dire: "Tutto ciò che ho chiamato vero, non è vero - e tutto ciò che ho chiamato falso, non è falso". Ci si accorge che, qualsiasi differenza ci possa essere, è solo una differenza risultante da un confronto. Que- sto punto di vista è difficile e vago, e non tutti lo colgono.

Nel corso della vita umana, ci sono cosi tante delusioni, tanti insuccessi, tante angosce, che nessuno può evitare il dubbio. C'è un detto popolare: "Chi si è bruciato la lingua col latte bollente, soffia sul burro per cercare di raffreddarlo". Quando si è stati ingannati da una persona, non ci sì fida più di altre dieci; quando un uomo incontra una persona inattendibile, può forse considerarne altre cento non affidabili. Se un uomo ha fallito in una cosa, ha l'impressione di dover fallire in altre mille. Sono tante le cose che distolgono quella qualità naturale e possente, presente all'inizio: quella fede che è il segreto di tutta la creazione, il segreto di tutti i successi, che possono essere raggiunti nella vita. Questa fede viene infranta dalle esperienze deludenti della vita. Perdendo fiducia negli altri, si perde anche la fiducia in se stessi e più la si perde, più ci s'imbatte negli insuccessi. Uno scettico si considera saggio, e ritiene stolto chi ha una fede semplice. Sospetta di chiunque veda e si domanda se cio che sente sia giusto o errato. Dubiterà anche del suo socio in affari, nell'attesa del momento in cui potrà prestargli fede. Quel momento però non arriv- erà mai. Il suo stesso dubbio ne crea altri nella mente della persona sospettata, spesso i dubbi si avverano come effetto del pensiero di chi dubita, o perlomeno creano un'illusione che, sul momento, ne riflette l'immagine.

Come è chiara a tal proposito la storia di Otello! Più egli dubita di Desdemona, più la vita alimenta i suoi sospetti. Per il suo dubbio, sempre più stimolato da prove illusorie, egli arriva al punto in cui non puo più credere a niente, che sia contrario ai suoi sospetti. Così avviene nella nostra vita. Dubitiamo e proprio per quel dubbio, quello che temiamo si avvera: perché è creato da noi nel cuore di un altro. Sia che le azioni che vediamo sostengano il nostro dubbio, sia che soltanto sembrano sostenerlo, il nostro sospetto e da solo sufficiente a creare l'intenzione nella persona sospettata.

Possiamo sperimentare la stessa cosa con i cani. Se abbiamo paura di un cane che abbaia e possa mordere, egli abbaierà e ci verrà incontro per morderci. Se in noi non c'è paura, il cane non si avvicinerà. La paura che ci fa sospettare che il cane ci possa mordere, è sufficiente per provocare nel cane il desiderio di mor- derci, perche ci aspettiamo che lo faccia. Solo se potessimo sviluppare la dote che si chiama fede, e di cui tanto è stato detto nelle Sacre Scritture, nella Bibbia, nel Corano, potremmo scoprire la potenza che essa ha in sé: questo è il segreto di tutti i successi.

Siamo qui per realizzare lo scopo della nostra vita. Cos'è questo scopo? Il desiderio, l'inclinazione che costantemente agiscono nella nostra mente, ecco lo scopo della nostra vita. Se non siamo capaci di realizzare questa inclinazione, lasciamo questo mondo senza aver tradotto in realtà il nostro scopo. Come dice Omar Khayyam: " Il cielo è la visione del desiderio realizzato, l'inferno l'ombra di un'anima in fiamme". Se le aspirazioni non sono realizzate, l'anima per sua natura brucia. Non c'è però ragione per cui l'aspirazione o il desiderio non possano essere realizzati: la sola esistenza di un desiderio, è già una promessa della sua realizzazione. Il desiderio di Dio è nel cuore dell'uomo. Il Corano dice: " Se Dio non vuole, nemmeno un atomo può muoversi ". Cio dimostra che ogni onda di pensiero e di sentimento, ogni movimento o azione, provengono da Dio. Ogni pensiero che giunge alla nostra mente è il pensiero di Dio, persino se sembra un pensiero della vita quotidiana.

Allorché l'uomo si rende conto che ogni attività e impulso della sua mente provengono in realtà da Dio, sente che devono essere realizzati. Se non vengono realizzati, la causa dell'impedimento è la limitazione umana. L'uomo ha permesso alla sua debolezza di ostacolare la realizzazione, È la mancanza di fede del- l'essere umano che generalmente provoca il fallimento. Il segreto del successo o del fallimento di ogni pensiero sta nella fede. Non c'e alcun dubbio sulla realizzazione di un desiderio, se la fede coopera. Quando però compaiono ragione e dubbio e distruggono la speranza, generalmente si va incontro al fallimento.

Quanto è importante il ruolo della fede nella vita! Può esserci qualcosa che l'eguagli? Nella lingua araba, si chiama "Iman". La religione integrale è fede, sebbene molti abbiamo chiamato fede le singole diverse religioni. La fede stessa è una religione.

Questo significa forse che bisogna credere e fidarsi ciecamente di tutti? Non sarebbe questa una fede cieca? Non verrebbe così velata la ragione, il potere di giudicare tra il giusto e l'errato, tra il possibile e l'impossibile? Supponiamo che una persona ti dica che diverrai re - e tu le credi: questa sarebbe una fede cieca, poiché non vi è possibilità alcuna che si realizzi. Ancora più inverosimile sarebbe di crederle se ti dicesse: " Tu sei un re ", quando tu stesso non scorgi alcun segno di regalità nella tua vita, ma il contrario!

La risposta a questa domanda è che la prima lezione da imparare è di avere fede in se stessi. Quanti di noi non hanno fede in se stessi! Ed è proprio questa mancanza di fede che fa si che non abbiamo fede neppure negli altri. Quando si ha fede in se stessi, si ha fede anche negli altri. Per esempio, se si intuisce che una persona è buona e spirituale, cosa importa se il mondo intero non è dello stesso parere? Se tuttavia qualcuno dice: " Non lo so, forse gli altri sono nel giusto, e non io " - allora non ha fede. Non sa cosa sia la fede. Egli può avere fiducia in un individuo - ma coì passare del tempo, la perderà. Una persona che non si fida di se stessa, non può fidarsi degli altri, e in verità è un miscredente. La fede deve cominciare dall'interno. La fede in se stessi deve essere tanto forte che se anche mille persone dicono di "no" la risposta è ancora: "Si ". Consultare gli altri per ogni cosa, non fidandosi di sé per dire se e giorno o notte, porta alla fine non solo a dubitare degli altri, ma a sviluppare una specie di demenza.

Fede significa fiducia in se stessi. Il segreto della fede è che può essere usata come una medicina e sarà più efficace della medicina; può essere ricchezza e più grande della ricchezza; può essere una religione - e più grande della religione; una felicità e più grande della felicità. Poiché nulla può comprare la fede. Se vi è qualcosa che può essere chiamata grazia di Dio, è la fede e la fiducia in se stessi. È qualcosa che non si può insegnare o sviluppare. Deve essere dentro e si può rafforzarla, amandola e cogliendone la gioia. Essa deve svilupparsi da sola.

In verità la fede è una forza operante attraverso tutta la nostra vita, che ci è stata trasfusa fin dalla nascita. Tale forza viene oscurata, quando si sviluppa la ragione; ciò avviene durante il processo di apprendimento delle nozioni necessarie per il sostentamento della vita; si perde allora la fiducia in se stessi, e del pari la fiducia negli altri. Questo è il dubbio, che è il maggior nemico dell'anima nel suo cammino verso l'autorealizzazione. Esso viene rimosso, appena ci si accorge che la fede è veramente un potere di Dio, con il quale Egli tenta di esprimerSi, attraverso l'individuo.

La fiducia si afferma, non già per una fede cieca, ma per un'attenta penetrazione nella vita che ci circonda. L'io superiore può allora - come un fantino sul suo cavallo - guidare e dirigere tutti gli affari e le azioni dell'io inferiore. La fede difende l'innato desiderio dell'io superiore - e più la fede si sviluppa, più grande diventa la sua influenza - attraverso noi, sull'ambiente che ci circonda. La fede crea fede. La fede inoltre deve dominare la ragione e guidarla; essa farà ciò con tanta più fermezza, quanto più si renderà conto che ogni pensiero, desiderio e impulso arriva nel nostro cuore da Dio, per essere portato a compimento per uno scopo grande e solo a Lui noto.

Una persona potrà dire: "Una volta avevo molta fede, ma durante la mia vita ho incontrato persone di cui non mi potevo fidare. Tali persone mi hanno deluso e da allora ho perso la fiducia in tutti". Un uomo simile è da compiangere, poiché ha perso più di chiunque altro. Delle esperienze nefaste hanno rovinato le buone qualità che egli aveva. Quanto è importante che il cuore del credente non venga spezzato!

In India si usa far combattere gli uccelli per sport. Ciò si chiama "buttase". Si mettono due uccelli sopra un tavolo, mentre la gente sta intorno per godersi lo spettacolo. Non appena i due uccelli si scorgono, si attaccano l'un l'altro. Il proprietario di ogni uccello pensa che il suo campione vincerà, e che il premio sara suo. Appena però risulta chiaro che un uccello sta per essere vinto, il proprietario lo leva dal tavolo, dicendo all'altro: "Hai vinto, è inutile continuare il combattimento". Fa cosi perché non vuole che il suo uccello si senta frustrato, poiché in tal caso non combatterebbe mai più.

Coloro che non hanno fede in se stessi, coloro la cui fede è stata infranta, sono come l'uccello che lasciano sconfiggere. Per quanto forti essi possano diventare, nella loro mente rimarrà sempre l'impressione della propria sconfitta e ciò non può essere da loro sopportato.

Avviene la stessa cosa con l'elefante, per quanto gigantesco. Una volta sconfitto, tutta la sua forza e potenza scompaiono. Non lo dimenticherà per anni. Nonostante tutto il suo vigore, non attaccherà mai più un altro elefante. La fiducia, che gli dava veramente forza, è scomparsa.

Un detto hindustani: "Sconfitta e vittoria si trovano tutte e due nella mente". Se c'è sconfitta, è nella mente, se c'è vittoria, anch'essa è nella mente. Fino a quando la mente è in grado di reggere, un'apparente sconfitta può essere una vittoria, ma se la mente non regge, un'apparente vittoria diventa una sconfitta. Questo grande potere della mente, non è altro che il potere della Fede. Le persone che hanno compiuto grandi opere, non le hanno fatte in base al loro patrimonio iniziale; per esempio, delle persone all'inizio della loro vita non avevano un soldo e alla fine erano dei miliardari. Esse non hanno ricevuto alcun incoraggiamento nella vita, alcun aiuto per emergere, si sono fatte da sole.

Vediamo cosi che il ragionamento non ha parte alcuna nella fede. Delle persone possono venir chiamate fanatiche perché agiscono solo per fede, in quanto viene ritenuto che la fede ci renda capaci solo di immaginare ìe cose. Tuttavia, c'è molta gente che pensa e ragiona per tutta la vita, domandandosi: "Devo fare questo? Come posso fare quello? Come posso superare quegli ostacoli?". Pensano continuamente ad impedimenti, aspettando che si presentino delle circostanze favorevoli, e queste non si presentano mai. Tutta la vita di queste persone può passare rincorrendo qualcosa, che la ragione impedisce loro di raggiungere.

È ben diverso con la fede. Quando c'è la fede, una non pensa se esistono t mezzi per realizzare il desiderio che è venuto alla sua mente. Tutto ciò non è necessario, quando c'è la fede a procurare e a sostenere il pensiero - a irrorarlo come una pianta e a far si che cresca e fruttifichi - affinché un giorno il proprio pensiero possa essere realizzato.

Interrogate dunque le persone che nel mondo hanno avuto una vita meravigliosa. Constatate ciò che esse hanno da dire al riguardo. Cosa dice Cristo? Cosa dice Maometto? Cristo, cammi-nando sulle acque, disse a Pietro: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Se tu avessi avuto fede, avresti potuto vincere le acque". (Matteo 14, 31).

Cosa troviamo nelle diverse guerre a cui dovette far fronte, durante tutta la vita, il Profeta dell'Arabia? Non smise mai di guerreggiare. Nacque orfano, essendo suo padre già morto, mentre sua madre mori dandolo alla luce. Non disponeva né di denaro né di potere, e, quando pid tardi annunciò il suo messaggio, tutta la comunità insorse contro di lui, perfino i suoi parenti gli furono ostili. Cosa dunque lo sosteneva? Era la sua fede. L'appello che egli rivolgeva al suo popolo era di aver fede.

Successe una volta che l'armata dei suoi nemici trionfò, che un soldato per caso sorprese il Profeta da solo. Gli mise un ginocchio sul petto, con l'intenzione di ucciderlo. Prima di farlo però, disse: "Profeta, per tutta la vita hai insegnato il nome di Dio. Dimmi, dov'è ora il tuo Dio, dove è andato?". E il Profeta invocò il nome di Dio, che invocava giorno e notte, e appena questo nome gli si rivelò nella mente, la forza di tutto l'universo lo pervase. Con un balzo rovesciò l'uomo, prese la sua spada e disse: "Chi ti salverà ora, che hai alzato la tua mano su di me?". E il soldato rispose: "Tu, Maometto". E Maometto: "Uomo di poca fede, ancora non hai imparato la lezione. Ora hai visto che la mia fede in Lui mi ha salvato. Egli mi ha salvato. Se tu invochi il Suo nome, Egli salverà anche te. Chiedilo a Lui!".

Quanta è la forza di questa fede e la speranza che infonde, la potenza e il vigore che dà - nulla l'equivale!

Una persona può dubitare e dubitare, per un momento può credere che le cose vadano bene, e poi temere che possano forse andare male. Un'altra persona si fiderà e starà attenta e la sua fede aumenterà a ogni esperienza.

Una volta un Sufi viaggiava in carovana attraverso l'Arabia. Tra i viaggiatori alcuni erano riforniti di mezzi per le loro spese. La carovana arrivò in un posto, di cui si diceva che fosse infestato dai predoni, e quindi bisognava stare attenti alla borsa, poiché in quell'area molti erano stati derubati. Anche il giovane Sufi aveva un po' di denaro, ma pensò tra di sé: "Io non ho dove mettere i soldi. Troverò qualche persona che me li tenga. A chi potrei darli, per essere sicuro?". Egli si chiedeva se non vi fosse un villaggio o qualche abitazione ma distingueva solo una tenda a una certa distanza dal punto dove la carovana sì era fermata. Egli dunque ci andò e trovò nella tenda un uomo che fumava la pipa. Gli si avvicinò e disse: "Io non vi conosco, signore, ma ho udito che ci sono quì dei predoni, e che molte carovane sono state depredate e io sono povero. Avevo pensato di poter salvare il mio denaro, se soltanto avessi trovato una persona di cui fidarmi. Avendo visto questa tenda, sento che lo dovrei affidare a voi". Egli lasciò la borsa e tornò alla ca- rovana. Quando vi giunse, scopri che la carovana era stata depredata e che tutti avevano perso i loro averi. Era molto contento di aver evitato questa avversità. Tutti stavano gemendo e lamentandosi della perdita subita. Egli pensava di essersi salvato. Poi la gente descrisse i predoni. raccontando in quanti erano venuti, veramente in "tanti".

Il giovane Sufi ritornò alla tenda per riprendersi il denaro. Trovò là lo stesso uomo che fumava, ma era circondato da molti altri, essendo il capo dei briganti. Gli altri uomini litigavano e discutevano sulle quote da spartire e il capo stava aiutandoli a dividere il bottino. Il giovane ebbe paura di avvicinarsi e pensò quanto fosse stato sciocco a non aver tenuto il suo denaro, in quanto i predoni erano arrivati mentre egli stava portandolo via ed egli sarebbe comunque sfuggito loro.

Gli altri della carovana avevano perso tutto, ma lui si era preso gioco di se stesso. Mentre cosi pensava, e stava per andarsene, il capo dei briganti dette l'ordine che lo conducessero da lui. Tremando si avvicinò al capo dei briganti, perché temeva ora anche per la propria vita. Il capo dei briganti disse: "Perché sei ve- nuto qui e perché ora te ne vuoi andare?". Il giovane domandò: " Non sei tu il capo dei briganti? Come potrei allora non desiderare di andarmene? A che serve che io sia venuto?". E il capo dei briganti rispose: "Uomo, ho ricevuto il tuo denaro in consegna, io non te l'ho rubato. Tu ti sei fidato di me. I soldi quindi sono sotto la mia responsabilità. Pur essendo un predone, non sono un disonesto. Guadagno depredando e non abusando della fiducia. Tu mi hai affidato i tuoi soldi - e i tuoi soldi sono al sicuro. Eccoli, te li restituisco". Il giovane fu felice pensando che buona cosa sia la fiducia, visto che si può aver fede anche in un brigante, a giudicare dalla lealtà da questi dimostrata.

Possiamo constararlo nella vita di ogni giorno. Un servo, un aiuto, un assistente, un collaboratore, un partner - possono essere degni di fiducia o no, meritevoli o immeritevoli - tutto dipende dalla nostra fede. E' proprio vero, quando comincia a venir meno la fede, quando i dubbi si instaurano, la mancanza di fede aumenta, fino a farci diffidare anche degli amici più cari e più vicini. Il marito può dubitare della moglie, la moglie del marito, il fratello della sorella e i genitori dei figli. Si può dubitare del più intimo amico, e infine di se stessi. Questo è l'estremo limite, poiché da quel momento la vita diventa una tortura. Ed ecco che sorge un problema: è giusto far tacere la nostra ragione e agire secondo la fede? La risposta è: "No, non è giusto". La ragione è il servitore della fede - e la fede ha il dominio sulla ragione. Quando invece la ragione diventa regina e la fede è al suo servizio, arriva l'insuccesso. Si giunge al successo quando la fede è regina e la ragione al suo servizio. Se la fede dice: "Io voglio aprire uno stabilimento" e la ragione risponde: "Certo, puoi procedere in questo o in quell'altro modo, e il tuo stabilimento avrà successo" - la ragione è il servitore, mentre la fede è l'elemento principale. La fede afferma: " Avrò successo " e la ragione risponde: "Dovrai però percorrere molta strada" - questo è il modo in cui la ragione aiuta la fede.

E' ben diverso quando regna la ragione. Quando la ragione domina, afferma: "Aprire uno stabilimento? Che idea! Se non hai un soldo in tasca!". La fede dice: "Si, hai ragione". E la ragione replica: "Non sai nulla di uno stabilimento, che cosa pretendi di fare? Come lo puoi portare a buon fine?". E la fede risponde: "Si, certo, non ci penserò più!". Quando è la ragione che guida la fede, ne risulta un fallimento; quando è la fede che guida la ragione, arriderà il successo.

A proposito di fiducia nel prossimo, si potrebbe pensare: E' giusto credere a tutto ciò che una persona dice? E' giusto credere a tutti? C'è tanta gente che non è degna di fiducia, bisogna forse fidarsi di tutti, per sviluppare la fiducia?" . La risposta è:"Si". Forse avrete delle delusioni, ma vi fiderete degli altri solo se vi fiderete di voi stessi: quando avrete fede in voi stessi, allora avrete fede anche negli altri. Senza fede in voi stessì, mai potrete avere fede negli altri; avere fede negli altri, significa avere fede in se stessi. Non importa se avrete qualche delusione, ma se temete di essere delusi - anche una sola volta nella vita - potrebbe accadere che dubiterete per tutta la vita, e che quindi non arriverà mai il momento in cui sarete capaci di fidarvi degli altri e di voi stessi. Molte sono le cose che possono sviluppare la fiducia. Di quando in quando anche una persona indegna può divenire degna di fiducia.

Gli indù dicono che, se avete fede in un dio-idolo, questo dio ascolterà ed esaudirà i vostì i desideri'. .se non avete fede nel Dio dei Cieli, anch'Egli non sarà in grado di darvi aiuto. La Bibbia dice: "Una fede grande quanto un granello di senape, basta per muovere ìe montagne".

Ecco la storia che una volta un predicatore raccontò in un piccolo villagio indiano. I contadini ai quali predicava, non erano in grado di capire nè la filosofia, né il misticismo, nè i grandi problemi della vita. Ciò che il predicatore insegnò, era: "Abbiate fede in Dio". "la fede è una cosi grande virtù". Parlando della fede egli disse che, se una persona ripeteva la parola sacra, sarebbe stata in grado di camminare sulle acque. Tutti furono felici di udire questo, e dissero: "Che grande cosa! Egli parla sempre della medesima cosa". Il giorno seguente, arrivò un vecchio e disse al predicatore: Ascolta, io non sono in grado di capire i grandi problemi della vita, ma sono stato incantato dalla tua idea, ieri sera". Il predicatore chiese: "Cosa vuoi dire?". Ed il vecchio: " Sono rimasto molto sorpreso - molto sorpreso. Vuoi venire da me per colazione? Ne sarò così onorato". E l'altro rispose: "Con molto piacere!". Fissarono una data e quando il giorno venne, l'uomo andò a prendere il predicatore e insieme sì avviarono. Sul loro cammino c'era da attraversare un piccolo fiume. Quando giunsero in riva a questo, il predicatore chiese: "Dov'è la barca?". "Perché mi chiedi una barca?", domandò il vecchio. "L'altro giorno hai detto che ti bastava pronunciare una parola sacra per poter camminare sull'acqua. Mi ha molto sorpreso constatare che era vero. Perché usare una barca, quando hasta pronunciare quella parola?". Ma il predicatore non poteva farlo: non era un vero maestro. Quindi disse al vecchio: "Tu sei il mio maestro, poi ché io ho solo parlato, ma tu hai agito. Se avessi avuto la tua fede, avrei saputo anch'io camminare sulle acque".

Questo dimostra che a volte le cose sembrano oscure, come se fossero annebbiate, come se fossero viste attraverso degli occhiali scuri. Fin dall'inizio temiamo che una cosa non capiti, che saremo sempre delusi, che andremo incontro a dei fallimenti e dei dispiaceri. E arriva lo scoramento,- pensiamo che i tempi non possono cambiare nè la situazione mutare. L'unico rimedio per sgombrare queste nubi, è di contare su un tempo migliore, di sperare in qualcosa di propizio. di sentire che ogni pensiero, desiderio e impulso provengono al nostro cuore - da Lui e inoltre che dobbiamo cercare, con tutte le forze di raggiungere lo scopo. A nessuna circostanza, nè agli amici nè ai consiglieri, nemmeno alla nostra ragione o al nostro dùbbio dovrebbè essere permesso di ostacolare la realizzazione dei nostri pensieri. È attraverso questa sola cosa, attraverso la Fede, che i nostri pensieri sono conservati potenti e pieni di forza, e nessun'altra cosa.

 

 

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