
KHANQAH ABADAN ABAD
Discorso di Murshida Dahnya – Malvaglia 23 Maggio 2004
Vorrei dire qualcosa della Khanqah, perché oggi è
un giorno di festa, di più feste in una, infatti è l’inaugurazione
della Khanqah e domani, il 13 settembre, è HEJIRAT-day, cioè la
celebrazione della nascita del Messaggio che Murshid ha chiamato il messaggio
d’Amore, Armonia e Bellezza, e che proprio domani viene celebrato in tutto
il mondo ed è bello che venga incluso anche qui.
Khanqah Abadan Abad.
Khanqah vuole dire più o meno monastero, e Abadan Abad vuole dire dall’Eternità
all’Eternità, perché fac-ciamo tutti parte dell’Eternità,
soltanto pensiamo che questi pochi giorni che siamo qui sulla terra siano un
tempo limitato, ma possiamo imparare a pensare che è solo temporaneo,
perché veniamo dall’Eternità e an-diamo verso l’Eternità.
Il nome della Khanqah, quindi, è per rendere consapevoli tutti coloro
che vengono qui di ciò che vuole dire vivere sulla terra, imparare a
vivere bene la vita, in modo pieno. Però lo scopo, alla fine, è
sempre di sciogliersi di nuovo nell’Eternità.
Prima però la parte pratica.
Come vedete questa stanza è diventata splendida e così tutta la
casa. Adesso abbiamo diverse camere che si potranno utilizzare per dei gruppi.
Al secondo piano abbiamo la parte per i ritiri e sotto abbiamo un posto dove
possiamo prendere il caffè e mangiare. Splendido. E per questo devo e
voglio, desidero menzionare e ringraziare Bahadur, Johara, Amina, Puran, Zubin
e Karim che hanno fatto un gran lavoro, hanno sacrificato tanti week-end, tanti
giorni, hanno lavorato e lavorato enormemente perché avevano capito che
questa non è la mia casa. Non ha niente a che fare con me. Io vivo di
sopra al quarto piano.
Questa casa, la Khanqah, è per voi, è la vostra casa.
Quale casa, quale posto? E’ un posto di silenzio interiore. Silenzio interiore
per cosa? Per invitarvi e aiutarvi a trovare in voi stessi la risposta alla
domanda ‘chi sono io?’ Noi pensiamo sempre di essere il nostro corpo,
ci identifichiamo con il nostro corpo, ma il corpo è soltanto un vestito
che nell’eternità non esisterà più. E perché
siamo qui? Per vivere, per avere delle esperienze - per quello siamo qui -,
per accumulare esperienze nel nostro cuore, naturalmente esperienze buone e
belle, per imparare a vivere una vita completamente piena e non per lasciarsi
vivere dal lavoro e dalle circostanze, ma per prendere la propria vita in mano,
in pace e felici.
La Khanqah può essere d’aiuto perché in questa sala avrete
sentito che c’è già un’atmosfera un po’ diversa
da quella di un bar o un ristorante.
Innanzitutto la Khanqah è per le persone che vogliono venire in ritiro
e tutti voi che siete già stati in ritiro sa-pete cosa voglio dire. Riguardo
a questo voglio raccontare una piccola storia: Murshid Hazrat Inayat Khan era
molto desideroso di viaggiare sulla Strada Spirituale ed era molto interessato
ad argomenti esoterici e co-sì,ad un certo punto, trovò il suo
Murshid che abitava molto lontano da lui. Ma lui andava ogni giorno, cam-minando
per più di un’ora nel caldo dell’India, nella pioggia dell’India,
pur di stare col suo Murshid.
E il suo Murshid tranquillamente gli parlava un giorno di frutta e verdura,
un altro giorno di fiori e semi; così fece giorno dopo giorno, ma Inayat
Khan continuò ad andare ogni giorno da lui.
Dopo mezz’anno, un giorno, il suo Murshid cominciò a parlare di
cose metafisiche e Inayat Khan, entusiasta, prese il suo quaderno per scrivere;
ma quando il suo Murshid vide ciò, ricominciò a parlare di cibo,
fiori e frutti.
Questa per Inayat Khan fu una grande lezione che capì dopo: il fatto
che lui era andato con tutta la sua volon-tà ogni giorno dal suo Murshid,
che non parlava di cose esoteriche, dimostrava che aveva capito che era la presenza
del suo Murshid la cosa più importante di tutte. Tutto quello che era
successo in quel mezz’anno, era una lezione di pazienza, di rafforzamento
della forza di volontà, e nella sua autobiografia ha scritto che è
stata una delle esperienze più importanti della sua vita.
Spero che per voi la Khanqah sarà un posto così, anche quando
a volte penserete:” ma in fondo cosa impa-ro?”. Durante il ritiro
vengono date delle cose da studiare ma questo non è lo scopo del ritiro:
ci sono dei col-loqui e nei colloqui potete parlare delle cose che avete nel
cuore, fare domande…..
La Khanqah, adesso con tutte queste camere, è aperta per dei gruppi,
per esempio nel caso che qualcuno di voi voglia dare degli ‘workshop’
durante un week-end, su trattamenti che possono essere d’aiuto ad altri
e non per guadagnare soldi; per esempio sui massaggi ai piedi, o alla testa;
o gruppi che vogliono approfondire qualche argomento filosofico, esoterico o
altri. Non è necessario che questi ‘workshop’ sia io a guidarli,
po-tete organizzarli voi e aprirli a chiunque da tutto il mondo voglia venire.
Sul foglio di presentazione della Khanqah trovate scritto che è aperta
anche per “vacanze spirituali”: cioè per chi voglia fare
una vacanza in un posto tranquillo tra le montagne ma non ama stare negli hotel.
Qui può a-vere una camera e bed and breakfast e se vuole può usare
questa sala per leggere, meditare e partecipare alle meditazioni che sono in
programma qui.
Soltanto, qui non si può né fumare né bere alcolici, ma
questo è così logico che forse non serve nemmeno che lo dica.
Prima del rituale della benedizione, vorrei leggere uno dei testi del Culto,
quello ebraico, che è così adeguato per noi oggi:
“ Ascolta Israele, il Signore,il nostro Dio,è l’unico Signore,
tu Amerai dunque il Signore, il tuo Signore con tutto il tuo cuore, con tutta
l’anima e con tutte le tue forze. Questi comandamenti che oggi ti do ti
staranno nel cuore, li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai
seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.
Te li legherai alla mano come un segno, e li metterai sulla fronte in mezzo
agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua
città.”
Benedizione:
Verso l’Unico, la perfezione d’Amore, d’Armonia e di Bellezza,
il Solo Essere, unito con tutte le anime il-luminate che formano la Personificazione
del Maestro, lo Spirito Guida.
“Accendo questa candela simbolo della Luce Divina e
dei suoi Profeti per benedire la Khanqah Abadan Abad perché qui il regno
di Dio possa regnare e la Sua pace rimanere qui e su tutti coloro che vengono
qui.”
- O Tu, Re dei cieli e della terra, Dio degli uomini, dei geni e degli angeli,
possa la Tua luce illuminare la Khanqah Abadan Abad, possa la Tua presenza dimorare
qui creando ogni conforto, felicità, gioia e pace per tutti coloro che
vengono nella Khanqah.
- Che buona salute, prosperità, armonia e pace possano dimorare in questa
Khanqah; che la benedizione di Dio sia diffusa lì, e che la Sua Luce
Divina possa illuminare questo posto.
- La luce di Dio è accesa nella Khanqah Abadan Abad, la Sua atmosfera
sta diffondendosi qui e lo Spirito del Suo Essere divino dimora qui.
- Che la benedizione di Dio rimanga su questa casa, che la Sua presenza possa rimanere qui e che la Sua pa-ce possa santificare questa Khanqah ora e per sempre.
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