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La Via, o Strada, dei Sufi
Conferenza tenuta da Shaikha Dahnya Bozzini van-Gelder ( Verona - Aprile 1999
)
Durante questa relazione intendo raccontare qualcosa della storia del Sufismo, del viaggio, la Via; e della filosofia, del misticismo dei Sufi, della spiritualità e dell'iniziazione. Ma prima di tutto guardiamo la parola Sufi. Il termine Sufi è stato collegato alla parola greca Sofia che significa 'saggezza' e alla parola araba saf, 'purezza', che ha anche attinenza con gli abiti di pura lana bianca indossati da certi Sufi. Insieme, queste parole indicano pura saggezza, quella saggezza che s'innalza nella pura consapevolezza da cui sono stati cancellati tutti i problemi e le impressioni della nostra vita esteriore. La parola indica la saggezza del cuore e non quella dell'intelletto. Questa saggezza spirituale, o tradizione mistica, risale a tempi molto antichi, e fu trasmessa principalmente in modo diretto da maestro a discepolo e attraverso il contatto individuale fra santi e mistici. I punti di vista europei e islamici si trovano d'accordo sul fatto che la più antica sorgente di tale saggezza si trova nei misteri egiziani, che sono stati espressi a parole negli Scritti Ermetici ( Ermete era il nome greco del dio Thot). Si dice che tali scritture si siano perpetuate attraverso la cosiddetta 'catena ermetica' dei filosofi e mistici pitagorici e neoplatonici.
Un collegamento importante fra questo antico misticismo e il Sufismo durante il periodo islamico è la figura di Dhul-Nun (830) che diede al Sufismo molto più degli altri. Dhul-Nun era un nubiano, un ermetico egiziano e un Sufi. Dhul-Nun vide l'espressione di Dio in tutto l'universo. Questa realizzazione dell'unità di Dio è fondamentale nel pensiero mistico e in quello Sufi.
Lo scopo di quei primi mistici era quello di realizzare, di entrare in comunione, di unificarsi con Dio. La strada verso questa esperienza è indicata in un passaggio di Poimandre (interpretazione greca del testo ermetico): "La conoscenza che si riceve da Dio è un silenzio divino che chiude tutti i sensi, in quanto è con la consapevolezza di tutte le sensazioni, di tutti i movimenti corporei, che l'anima (Nous) rimane in uno stato di riposo; e quando la bellezza di Dio ha versato la sua luce sull'anima... ella trasfigura in tal modo l'intero uomo nell'essenza dell'essere". Hazrat Inayat Khan vede un diretto collegamento iniziatico che descrive così: "Quando Abramo ritornò dall'Egitto dopo essere stato iniziato ai misteri della vita, arrivò a La Mecca; e la pietra fu posta in quel luogo, come ricordo dell'iniziazione che egli aveva appena ricevuto dall'antica scuola esoterica d'Egitto; e la voce che vi era stata introdotta dall'anima cantante di Abramo continuò, e divenne udibile a tutti coloro che erano in grado di sentirla. A partire da quel momento, i profeti e veggenti hanno fatto pellegrinaggi a questa pietra di Ka'aba; la voce continua ed esiste tuttora".
A parte questa più vecchia tradizione e il nuovo impulso proveniente dalla rivelazione del Corano, che stimolarono la ricerca di una comunicazione personale con il divino, possiamo trovare tracce di vari collegamenti fra il Sufismo e le correnti mistiche della altre grandi religioni che vennero a contatto fra di loro nel Medio Oriente. La facile confluenza nel Sufismo di diverse correnti mistiche dimostra il suo carattere essenzialmente universale. In questo contesto è giusto menzionare la grandissima figura Sufi di Suhrawardi (1150-1191) che in modo personale cercò di integrare tutte le forme e le correnti del Sufismo in un'unità filosofica ed esoterica. Suhrawardi era alla ricerca di una sintesi vivente basata sulla perenne tradizione mistica che era stata espressa durante i secoli prima da Ermete, poi da Platone e successivamente dai saggi indiani e persiani. La religione ebraica ebbe una posizione tradizionale nella società in cui si sviluppò il Sufismo. Fu principalmente la personalità di Mosè, il grande profeta ebreo, che ispirò i Sufi. Come dice Hazrat Inayat Khan: -"Mosè, il profeta più risplendente dell' Antico Testamento..., è stato il personaggio favorito dei poeti arabi e persiani, e dei Sufi poeti persiani, ed è stato citato così spesso quanto lo è stato Krishna nella poesia indù"-.
L'influenza cristiana deriva principalmente dalla Cristianità orientale che era molto simile al pensiero e al temperamento arabo. Ci fu un lungo e amichevole rapporto fra di loro, quando i monaci e asceti cristiani fornirono, con l'esempio e la discussione, un modello alle controparti musulmane.La transizione dall'austera pietà e dall'impegno dell'antico ascetismo al pieno misticismo fu influenzata dalla crescente predominanza dell'amore di Dio nella coscienza spirituale.Non si può dire che una religione fu assorbita da un'altra, ma l'interazione di espressione nella poesia e negli aforismi fra questi gruppi religiosi deve avere esercitato uno stimolo molto valido.
In questo contesto vorrei, molto brevemente, menzionare alcune dei grandi poeti Sufi: Dopo Beyazid Bestami e Al Hallaj, seguirono p.e.: Al Ghazzali nell'XI secolo d.C.; nell'XII secolo il Sufismo classico raggiunse il suo apice con Ibn al Arabi,il mistico e filosofo spagnolo e con Maula Jelaluddin Rumi, poeta persiano, la cui opera "Mathnavi" rappresenta l'equivalente poetico del lavoro teoretico di Ibn al Arabi. Molti mistici Sufi preferirono esprimersi con poesie, storie e simboli, evitando in tal modo di offendere gli ortodossi, anche per il fatto che si erano resi conto che la verità non può mai essere descritta esattamente con delle teorie. Così insieme a Rumi, Farid-ud-Din Attar, Saadi, Hafiz e Omar Khayyam sono diventati noti in Occidente come grandi poeti. Il Sufismo si diffuse dalla Persia e dal Medio Oriente nel XIII secolo, quando dei Sufi, appartenenti a vari Ordini Sufi, si recarono in India. L'India con la sua lunga tradizione spirituale era molto aperta a tutto ciò. Il primo Ordine Sufi ad arrivare in India fu l'Ordine Suhrawardia. Il più grande Ordine Sufi in India è l'Ordine Chishtia. Fu introdotto in India da Moin-ud-Din Chishti. A quest'Ordine apparteneva Mohammed Abu Hashim Madani, colui che iniziò Hazrat Inayat Khan. Moin-ud-Din Chishti ricevette la sua educazione a Bokhara ed a Samarcanda. Fu iniziato da Usman Haruni e, in un sogno spirituale, fu mandato ad Ajmer, dove morì nel 1236 all'età di 93 anni. La sua dargah ad Ajmer è diventata un posto sacro di pellegrinaggio che ancor oggi attira ogni anno migliaia di fedeli. La musica ebbe un ruolo molto importante nell'insegnamento e nella meditazione dell'Ordine Chishtia. Questa tradizione musicale continuò attraverso i secoli con l'Ordine Chishtia che, attraverso una lunga linea di maestri spirituali, è arrivato fino ai nostri giorni. Uno dei discendenti spirituali di Mion-ud-Din Chishti fu Nizam-ud-Din Aulia (1238-1325) che fu seppellito a Delhi. La sua dargah, che è anche la dargah di Amir Khusrau, il grande poeta Sufi, con annessa la dargah di Hazrat Inayat Khan, il fondatore del Movimento Sufi, è divenuta anch'essa un luogo sacro visitato ogni anno da centinaia di migliaia di fedeli. Nell'ultima parte del XIX secolo la tradizione musicale della scuola Chishtia rifiorì con Maula Bakhsh, un grande musicista che divenne il primo direttore dell' Accademia di Musica a Baroda. Fu all'interno di questa tradizione che Inayat Khan crebbe nella sua famiglia, diventando il grande mistico destinato a universalizzare il Sufismo e a portare la saggezza del Sufismo al mondo occidentale. Il Sufismo continua così il suo viaggio. Nell'Oriente ci sono tre scuole principali di pensiero filosofico: Sufismo, Vedantismo e Buddismo. La scuola Sufi fu quella dei profeti di Beni Israele: Abramo, Mosè, Davide, Giona e altri, Zarathustra, Cristo, Maometto. Il Sufismo è un'antica scuola di saggezza, di quietismo, ed è stato l'origine di tanti culti di natura mistica e filosofica. Da questa scuola si sono sviluppate quattro scuole: la prima fu Naqshibandi che lavorava per lo più con simbolismo, rituale e cerimonia. La seconda fu Qadiri, che insegnava la saggezza interiore nel reame della religione Islamica esistente nell'oriente. La terza fu Suhrawardi che insegnava il mistero della vita tramite la conoscenza della metafisica e la pratica di autocontrollo.
La quarta fu Chishtia che rappresentava l'ideale spirituale nel reame della poesia e della musica. Nelle diverse scuole l'ideale è rimasto lo stesso, sebbene i metodi fossero differenti. L'ideale principale di ogni scuola Sufi è stato di ottenere quella perfezione che Gesù Cristo ha insegnato nella Bibbia: "Siate perfetti, come Vostsro Padre in cielo è perfetto". Il metodo dei Sufi è sempre stato quello dell'annientamento del sé. Ma quale sé? Non quello reale, ma il falso sé da cui l'uomo dipende e per il quale si vanta di essere qualcosa di speciale. E con l'annientare quel falso sé egli permette che il vero Sé si manifesti nel mondo apparente. Quindi il metodo Sufi lavora verso lo svelare dell'anima, quel sé che è eterno e a cui appartiene tutto il potere e tutta la bellezza
Il Sufismo come scuola è venuto dall'oriente all'occidente, ma il Sufismo come messaggio è venuto dall'alto verso la terra; ed in quel senso il Sufismo non appartiene né all'oriente, né all'occidente. Il Sufismo è molto più di una scuola: è la vita stessa; è la risposta al grido dell'intera umanità. Il Sufismo è una religione se si vuole imparare la religione da esso; è una filosofia se si vuole imparare la saggezza da esso; è misticismo se si vuole essere guidati da esso nello svelare l'anima. E tuttavia è al di là di tutte queste cose. È il messaggio d'Amore, d'Armonia e di Bellezza.
Sufismo non è deismo né ateismo, perché deismo significa credere in un Dio lontano nei cieli e ateismo vuol dire essere senza fede in Dio. I Sufi credono in Dio. Nel Dio da cui sono stati separati, il Dio interiore di sé ed esteriore di sé; come è detto nella Bibbia: viviamo, ci muoviamo e abbiamo il nostro essere in Dio. Questo è l'insegnamento Sufi. Se qualcuno chiede cosa sia il Sufismo, quale genere di religione sia, la risposta è che Sufismo è la religione del cuore, la religione di cui la cosa di prima importanza è cercare Dio nel cuore dell'umanità.
Ci sono tre modi per cercare Dio nel cuore umano:
Il primo è riconoscere il divino in ognuno ed avere considerazione di ogni persona con cui abbiamo contatto, coi nostri pensieri, con le parole e con le azioni. La personalità umana è molto delicata. Più il cuore è vivente più è sensibile; ma ciò che causa la sensibilità è l'elemento amore nel cuore, e amore è Dio. La persona il cui cuore non è sensibile è senza sentimento; il suo cuore non vive, è invece morto. Una persona che è sempre preoccupata dei propri sentimenti è talmente assorbita da se stessa che non ha tempo per pensare agli altri. Colui che partecipa dei sentimenti di un'altra persona con cui ha contatto, pratica il primo insegnamento morale essenziale del Sufismo.
Il secondo modo per praticare questa religione è pensare ai sentimenti di qualcuno che al momento non è presente. Si parla bene di qualcuno quando è presente, ma è meglio parlare bene di lui quando è assente. Si simpatizza con la pena di qualcuno presente al momento, ma è più lodevole simpatizzare con qualcuno che sia lontano.
Il terzo modo per realizzare il principio Sufi è riconoscere nel proprio sentimento il sentimento di Dio, realizzare ogni impulso d'amore che sorge nel proprio cuore come una direzione di Dio, realizzare che l'amore è una scintilla nel proprio cuore, e soffiare su quella scintilla finché una fiamma possa sorgere ad illuminare la strada della propria vita. Abbiamo menzionato che il messaggio Sufi è il Messaggio d'Amore, d'Armonia e di Bellezza. Come queste parole danno gioia a chiunque le sente! Si può chiedere cosa possa esserci in queste parole che sia in grado di dare una tale forza sull'anima umana. La risposta è che se ci fosse qualcosa nella vita che fa appello sull'anima umana, questo è amore e bellezza. E quando si chiede: "E oltre questi?", la risposta è: "Non c'è nient'altro". Perché sono proprio la natura della vita. L'amore è la natura della vita, la bellezza è il risultato della vita, l'armonia è il mezzo con cui la vita compie il suo scopo, e la mancanza di ciò porta alla distruzione. Quando riflettiamo sull'intera creazione, non possiamo vedere altro se non che il suo scopo è di esprimere un ideale d'amore, d'armonia e di bellezza. L'amore non avrebbe potuto manifestarsi se non ci fosse stato nulla da amare, gli occhi non avrebbero potuto vedere se non ci fosse stato nulla da vedere.
Che cosa l'amore avrebbe potuto fare se non ci fosse stata la bellezza? L'amore sarebbe stato muto. Si può solo dire che l'amore esiste dopo essere passato dal silenzio all'espressione. Allora si può chiedere: cosa ha creato la bellezza?. La risposta è che l'amore ha creato la bellezza. Quando un Sufi vi chiama: 'Amati di Dio', egli ha questa idea nella mente. Qualsiasi cosa Dio ha creato, Egli lo ha creato dal Suo Amore, Egli ha creato per essere amato dalla Sua creazione, e quindi qualsiasi cosa Egli ha creato e tutte le Sue creature sono i Suoi Amati. Noi esseri umani abbiamo i nostri pregiudizi; l'uno ci piace, un altro ci è antipatico; consideriamo l'uno degno di alta stima e un altro soltanto degno di una stima bassa, ma per Dio tutti sono uguali; sono tutti la Sua creazione. Sarebbe proprio come per un poeta buttar via, o perdere o non stimare i piccoli pezzi di carta sui quali è scritta la sua canzone. Come potrebbe egli cantare senza voce? Così è col Creatore; Egli non può essere contento quando i Suoi piccoli pezzi di carta non sono apprezzati. Con questo parliamo già delle cose spirituali. È divertente vedere quanti significati diversi la gente dà alla parola spiritualità. Alcuni chiamano la spiritualità una grande bontà, alcuni pensano che è melanconia, per alcuni significa una vita miserabile, alcuni pensano che la spiritualità si trova nella comunione con gli spiriti, alcuni la considerano come fare dei miracoli. Ogni potere buono o cattivo, finché è un potere, la gente immagina essere potere spirituale; tanti collegano l'idea della spiritualità con un'autorità religiosa. Mentre è invece l'idea più semplice, se la si desidera comprendere elevandosi al di sopra della complessità. La spiritualità è il contrario della materialità. Colui che è soltanto conscio della materia è materiale, colui che diventa consapevole dello spirito è anche spirituale. Colui che pensa: "Sono il mio corpo" e non vede oltre, è materiale. Potrebbe pure dire: "Sono la mia veste", e quando la veste è consunta egli potrebbe dire: "Sono morto".
Colui che è consapevole dello spirito, per lui il suo corpo è una veste, e togliendo la propria veste, non si muore, così perfino con la morte di questo corpo colui che ha realizzato lo spirito non muore. È la persona spirituale che raggiungerà col tempo l'immortalità. Non ha bisogno di studiare molto per provare a se stessa che è spirito, perché lo studio non la convince mai. È lo spirito stesso che deve realizzare se stesso. L'anima è la sua propria evidenza, nient'altro potrà l'anima lasciar realizzare il suo proprio essere.
L'intero lavoro del Sufi, che egli chiama il culto interiore, è rivolto alla realizzazione dell'anima. Viene realizzato elevandosi al di sopra della materia, e tuttavia la condizione è che si può soltanto realizzare ciò attraversando la materia. Come una fontana è necessaria all'acqua per sollevarsi, così il corpo materiale è necessario all'anima per realizzare se stessa.
Per andare sulla strada spirituale sono necessari grandi sacrifici. Lo richiede il proprio tempo, il proprio pensiero; quando stai concentrandoti non ti permette persino di pensare a qualsiasi altra cosa. Si deve pensare all'oggetto su cui ci si concentra. Più avanti si va, più sacrifici ci vogliono. E la differenza fra coloro che avanzano più veloci su questa strada e coloro che avanzano più lenti è la capacità di sacrificare. Il sacrificio insegna la rinuncia. E non c'è un altro modo di annientamento del sé se non il sacrificio. Colui che conosce la via dell'amicizia, colui che sa cosa vuol dire vera amicizia, a lui non deve essere spiegato cosa significa sacrificio; egli lo sa. Perché l'amicizia non vuol dire avere un buon divertimento, passare del bel tempo insieme. L'amicizia significa sacrificio. E quando si è imparato il sacrificio tramite l'amicizia, allora si comincia a conoscere quale sacrificio è necessario sulla strada del raggiungimento spirituale.
C'è un altro punto di vista: per diventare spirituale, non dobbiamo diventare 'fuori dal mondo’. Possiamo molto bene essere nel mondo e tuttavia non essere del mondo. Possiamo essere attivi nella nostra vita quotidiana e tuttavia essere concentrativi. Una persona capace di concentrarsi bene può gestire meglio i suoi affari nel mondo. Coloro che hanno ottenuto successo negli affari terreni, nel commercio, hanno avuto una migliore concentrazione. Quindi la concentrazione è in nessun modo un ostacolo. Un successo raggiunto tramite la potenza della spiritualità è più sicuro e ha fondamenta più forti. In più, c'è nella vita una regola da comprendere. Cioè che il successo può essere ottenuto in due modi: tramite la strada giusta e tramite la strada sbagliata. La strada sbagliata significa ciò che è contro l'idea spirituale. E quando una persona ha cominciato su una strada, deve, per aver successo, continuare su questa strada. Per poter andare avanti su una strada spirituale ci vuole, ad un certo punto, un'iniziazione. E cosa vuol dire 'iniziazione?' È un inizio, un primo passo su una strada sconosciuta, in una direzione che si sente nel cuore come la giusta direzione. L'iniziazione conosciuta dai mistici è quella che si riceve da una persona che vive su questa terra. Ogni scuola mistica ha la sua propria iniziazione. Ovunque dove le idee mistiche sono prevalenti e vengono guardate come più sacre, ogni persona che desidera andare sulla strada spirituale considera l'iniziazione essere la cosa più importante di tutto. Se un'anima come quella di Gesù Cristo doveva essere battezzata da Giovanni il Battista, nessuna anima sulla terra può dire: "Io mi sono sollevato al di sopra dell'iniziazione". E' allora impossibile? Nulla è impossibile. Potrebbe essere possibile per una persona tuffarsi nell'acqua con l'intenzione di nuotare alla volta di Nuova York, ma la sua vita sarebbe più sicura se prendesse un biglietto per un passaggio su una linea normale. E la differenza fra queste due anime è uguale, oppure persino più grande - tra l'uno che desidera viaggiare sulla strada spirituale prendendo un'iniziazione e l'altro che rifiuta di farlo. L'iniziazione di un maestro spirituale significa sia una fiducia data dal maestro all'allievo che una fiducia data dall'allievo al maestro. E il progresso di colui che è stato iniziato dipende della misura in cui egli dà se stesso alla guida del maestro. Ci si potrebbe chiedere se non si cede il proprio punto di vista per poter seguire il punto di vista di un altro; ma in realtà se si ha un punto di vista, non lo si perde mai. Il punto di vista che si perde non è il proprio.
E guardando una cosa dal punto di vista di un altro si allarga soltanto il proprio: allora si hanno due punti di vista invece di uno.
Ciò che l'iniziatore dà come istruzione, come esercizi, si dovrebbe prendere come un prescrizione di un medico. E se si dice: "No, oggi non lo faccio, ora sono stanco e non so neanche se mi fa del bene", la nostra mente non è nel posto giusto. Non avremmo dovuto prenderci il disturbo di andare dall'iniziatore e aver dato a lui il disturbo. E se una persona fa le pratiche e non ha fede in esse né nel suo iniziatore, allora non riceverà ugualmente nessun beneficio. È molto facile dire: "Io so questo", ma è molto difficile dire: "Non so nulla". Quando si dice: "Non so nulla", questo è il momento in cui si inizia ad imparare ed a conoscere ciò che vale la pena di conoscere. Quindi non andare mai dal tuo iniziatore con conoscenza.
Non importa quanta conoscenza si abbia, non interessa qui. Non è la strada per portare conoscenza al maestro. La cosa migliore è di tenerla da parte e andare come una coppa vuota così che possa essere riempita. La coppa che è già piena con qualcosa non sarà riempita. Si potrebbe chiedere: "Non vengono iniziati tutti coloro che entrano nell'Ordine Sufi, chiunque viene?" Vengono esaminati, saranno sottoposti a dei test, sono visitati prima di venire in modo che non abbiano cosa alcuna?" Si deve sapere che il metodo dell'Ordine Sufi è diverso. La prima iniziazione è un benvenuto, una ammissione, ma dopo di che, ogni passo che si fa, si viene esaminati sempre di più. Egli non lo sa, ma è così. Oltre questo, deve essere capito che ciò che si prende dall'iniziatore tramite simpatia, non si può mai prendere tramite discussione. È la tua simpatia che attira la simpatia del tuo iniziatore, e ciò che viene tramite questo è la vera conoscenza.
Diventare un mureed, un iniziato, vuol dire che si deve partecipare ad un genere di gruppo di studi?,... interessarsi in un genere di studi nuovo?,... qualcosa per passare il tempo ,...o qualcosa che hai preso per ragione di curiosità?,... perché vuoi vedere cosa viene fatto là? Se è per studio, allora è una perdita di tempo: per uno studente ci sono librerie aperte con libri di ogni genere. Se è per passare il tempo, allora ci sono cose migliori da fare per questo scopo. Se è per curiosità, su questa strada un curioso non avrà mai successo.
Ma cosa è? Sei venuto in una nuova religione? Ciò che è veramente è che hai fatto un passo avanti nella stessa religione a cui appartieni. Ci sono alcune cose da ricordare riguardo a questa iniziazione. Per prima il tuo atteggiamento verso l'insegnamento che viene dato e verso le scritture che vengono lette. L'atteggiamento giusto è che non devono essere presi come uno studio, ma come qualcosa di più sacro di uno studio intellettuale. Quindi la tendenza a pesare, giudicare e criticare non è quella giusta sulla strada di essere mureed. In India c'è una frase ben conosciuta di un grande santo:
"Osserva prima, Se ti interessa e ti attira allora impara; e dopo che hai imparato, allora lo giudichi".
Così pure una persona che pensa: "Vediamo cosa il misticismo può insegnarmi? Cosa questo culto può mostrarmi che non conosco ancora?" Ella perderebbe il suo tempo. Molto meglio che spendesse il tempo con qualcosa in cui ha fiducia. Altrimenti sta soltanto creando un muro davanti a sé, così sia che desidera esplorare questo insegnamento o no, come può trovare qualsiasi cosa in esso? Questa strada non è per coloro che sono soltanto curiosi, non potrebbero mai riuscire. Neppure è per coloro che sempre cambiano la loro mente , chiedendosi se vogliono continuare a camminare su questa strada: "È la strada giusta? È la strada sbagliata?" Tali persone possono andare avanti quattro passi e allora possono dover confrontare una manifestazione di cui hanno paura. Così devono correre indietro dieci passi! e così via. Come una tale persona può apprendere delle conoscenze mistiche o occulte e camminare sulla strada della spiritualità se ha quell'atteggiamento di mente? Non avendo nessun senso di fiducia o confidenza in se stesso, come egli può aspettarsi di riuscire sulla strada? Allora, la prima cosa da imparare è di avere fiducia in se stesso. Questa strada è un lavora per tutta la vita. Non c'è nulla di più serio che entrare. Non si può ottenere qualcosa quando non si sa a che cosa si mira e non si è del tutto decisi. Come si può camminare nello spirito senza sapere verso dove si sta viaggiando? Si pensa di camminare su una strada mistica, ma non si conosce il proprio destino. Se gli chiedessi questo, forse risponderebbe: "Voglio viaggiare su questa strada per essere buono". Ma si potrebbe imparare ad essere buoni senza usare una strada mistica! La strada mistica non insegna nessuna 'bontà' È soltanto il tuo amore per la bontà che ti renderà buono. La gente non ha bisogno di essere mistica per essere buona. Non tutta la gente 'buona' è mistica. Ci sono tante strade diverse: la strada intellettuale, su cui si studia e raggiunge la perfezione spirituale, la strada meditativa, in cui si sviluppa spiritualità; la strada delle buone azioni, che è sicura per portare verso un raggiungimento alto. Ma nonostante tutte queste strade, la strada della devozione è grande. È quella più facile e più difficile. È facile perché è naturale; è difficile perché in generale si cercano altre strade invece di questa. Nella storia degli esseri grandi e santi del mondo i più grandi ed i più benedetti sono stati i devoti. Ci sono stati grandi scienziati e filosofi, ma loro non sono stati dei santi e dei maestri proprio per la ragione che la potenza e l'ispirazione che dà la devozione sono molto più grandi di quelle ottenute in qualsiasi altro modo. Inoltre, la devozione ci insegna virtù, sincerità, serietà, il senso del dovere: ogni virtù diversa viene tramite la devozione. Una persona che è devota a qualcuno nel mondo, al proprio padre o alla madre, alla sorella o al fratello, ai suoi bambini e a suoi amici, ha fatto il primo passo nella devozione. Ma colui che mostra la sua devozione sulla strada spirituale al suo maestro ha fatto il secondo passo. Deve fare solamente un altro passo e sarà là. E quella sarà la devozione al suo ideale.
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