MUSICA
(Incontro 2002)
Non è facile tenere una conferenza sulla musica. Secondo la biografia di Kamila Keesing, Hazrat Inayat Khan stesso disse che non vide molte ragioni per scrivere i libri sulla musica: " Dovremmo praticarla ed andarci completamente dentro .. soltanto così potrebbe dare il vero beneficio".
Tuttavia il suo libro sulla musica è molto popolare, le sue vendite superano quelle di qualsiasi dei suoi altri libri. Questo è comprensibile. Prendendo soltanto i primi tre capitoli, troviamo la più grande bellezza ed ispirazione. Qui Inayat Khan prende la musica spesso in un senso molto ampio come l'armonia nella creazione. Chiama questo: " la base del piccolo quadro che chiamiamo musica". In quel modo fornisce alcuni aspetti essenziali del messaggio Sufi.
Permettetemi di focalizzare il mio discorso su questi capitoli.
L'inizio del libro è molto poetico: "La musica, il mondo che noi usiamo nel
nostro linguaggio quotidiano, non è niente di meno dell'immagine del nostro
Amato..."
".. Il nostro Amato è Colui che è la nostra fonte ed il nostro Scopo; e ciò
che vediamo del nostro Amato davanti ai nostri occhi fisici è la bellezza che
è di fronte a noi; e quella parte del nostro Amato che non si manifesta ai nostri
occhi è quella forma interiore di bellezza di cui il nostro Amato ci parla".
Ciò che Inayat Khan ci dice è che dietro tutta la bellezza nel mondo esteriore
ed interiore c'è "lo spirito perfetto, lo spirito della saggezza". Questo esprime
se stesso in tutta la bellezza che vediamo: la bellezza nella natura dei fiori,
dei pianeti, delle stelle, e la bellezza nel mondo animale, tutti ci mostrano
armonia, musica.
Allora la domanda sorge, perché l'anima ha lasciato questa fonte perfetta? Tutto ciò è spiegato in una leggenda ben conosciuta che Inayat Khan spesso cita. Dice che l'anima non desiderava entrare nella statua d'argilla che Dio fece per essa. Ma quando gli angeli suonarono la musica, furono mossi all'estasi e allora per rendere questa musica più chiara a se stessa, l'anima entrò nel corpo. Questa fu una decisione difficile per l'anima, la sua natura è la libertà e desidera fortemente la libertà. Entrando nel corpo, significò rinunciare a quella libertà per guadagnare un'esperienza di vita sulla terra, dove la musica che l'anima stava ascoltando può diventare più chiara. Perché la musica è più chiara in questa vita terrena limitata? Questa domanda ci porta ad un aspetto essenziale della metafisica, al significato della creazione.
Nel terzo capitolo della musica, Inayat Khan dice a questo proposito (pag 85) " La natura della creazione è il raddoppiare dell'uno". Questa formulazione molto breve e attraente ci dice che la creazione, questa vita terrena è caratterizzata dalla divisione, l'Essere Unico espresse se stesso in molti esseri diversi. E' un mondo d'opposti e questi opposti ci rendono più consapevoli. Per esempio il buio ci rende consapevoli del suo opposto, che è la luce. In questo modo, Inayat Khan dice: "Spirito e natura stanno faccia a faccia". Inayat Khan allora spiega che il significato finale di questo e lo scopo della creazione è rendere l'anima (lo spirito) capace di diventare consapevole di se stessa. Questo ci porta immediatamente al soggetto essenziale del mistero dell'anima. Inayat Khan spiega questo molto chiaramente nel libro "Metafisica". Egli vede l'anima come un raggio della Luce Divina dentro di noi e così la vede anche come una particella della consapevolezza Divina. L'anima è insieme luce e consapevolezza e allora egli arriva a quel passaggio paradossale e illuminante:
"L'anima è una porzione indivisa della consapevolezza che tutto pervade, rendendo quella parte della consapevolezza un'anima individuale, che in realtà è uno spirito universale (pag 240, vol.5). Questo paradosso è espresso similmente nella Bhagavad Gita dove è detto: "Indiviso, Egli sembra diviso in oggetti e creature". Quella porzione di consapevolezza che è l'anima, riflette ogni cosa che è davanti a sé. Per essere capace di vivere sulla terra riceve la mente ed il corpo come strumenti per sperimentare questa vita. Tramite questa mente e corpo, pensieri, sentimenti ed esperienze vengono davanti all'anima e sono riflessi in essa. Allora l'anima può essere attratta verso queste impressioni e perciò legata da queste. Ma ora la parte essenziale è quella: che proprio come i nostri occhi, la nostra anima può vedere, può essere consapevole d'ogni cosa esclusa se stessa. L'occhio ha bisogno di uno specchio per questo. E la nostra mente e corpo sono come uno specchio per l'anima. Ma allora questo specchio deve essere voltato, invece di essere focalizzato sulla vita esteriore com'è usualmente, deve girarsi verso l'altra parte, verso la vita interiore, la vita celeste. Nel libro "Cosmic Language" è detto molto chiaramente: "Se si vuole fare in modo che gli occhi vedono se stessi, si deve prendere uno specchio per vedere il riflesso di questi occhi, quindi nello stesso modo rendere manifesto questo vero essere, l'intero essere, corpo e mente, sono stati fatti come uno specchio, così che in questo specchio questo vero essere possa vedere se stesso e realizzare il suo essere indipendente. Ciò che dobbiamo raggiungere tramite la via dell'iniziazione, tramite la via della meditazione, con la conoscenza spirituale, è realizzare tutto questo, rendendo noi stessi uno specchio perfetto."
Allora questo significa che cominciamo a riconoscere che il nostro vero essere non è la nostra mente e il nostro corpo, vuol dire che noi ci dis-identifichiamo della nostra mente e il nostro corpo, comprendendo che il nostro vero essere è la nostra anima. Questo naturalmente non è molto facile perché siamo talmente abituati a vedere noi stessi nella vita esteriore come questa mente e questo corpo con le loro qualità particolari, con la loro storia, esperienze, pensieri, sentimenti, desideri e paure e così via. L'obiettivo essenziale della vita spirituale è dis identificarsi da tutto questo e in questo modo raggiungere la nostra libertà ed indipendenza. È proprio questo che allora ci rende capaci veramente sviare mente e corpo dalla vita esteriore e focalizzarli verso la vita interiore, renderla aperta, vuota, come un ricettacolo per la luce divina dell'anima.
Contemplando questa idea dobbiamo anche capire che l'anima è sia quella porzione della consapevolezza divina sia anche un raggio della luce divina. Questa luce divina può essere riflessa nello specchio della mente e del corpo. E allora l'anima, come consapevolezza, può vedere se stessa di nuovo riflessa sullo specchio della mente e del corpo. Questo è la ragione perché nella metafisica Murshid dice anche che quando l'anima è sviata dalla vita esteriore, quando la parte esteriore è coperta (come lui lo spiega là) la parte specchio dell'anima può fronteggiare lo spirito invece del mondo esteriore.
È questa esperienza che è lo scopo della creazione ed è questo che ha attirato l'anima verso la terra. È anche ciò che vuol dire il detto che entrando nel corpo la musica diventa più chiara all'anima. L'anima può diventare più consapevole dell'armonia del proprio essere divino. Allora si presenta la domanda come possiamo noi, esseri comuni, avere qualche esperienze di questa musica celeste? Naturalmente la possiamo sperimentare nella bellezza della natura; ma anche come Inayat Khan dice: "In ogni occupazione della vita dove la bellezza è stata l'ispirazione, dove il vino divino è versato".
Ciò significa nelle diverse forme dell'arte: nell'architettura, nella pittura ma egli memorizza anche curare il giardino e l'agricoltura. Ma poi Inayat Khan arriva alla musica in un senso più limitato: "il piccolo quadro", e rende la musica chiaramente divina dicendo: "La miniatura esatta della legge che opera attraverso l'intero universo". Nel libro "Sufismo Universale" ho scritto: "ma la cosa meravigliosa è che la comprensione profonda che la scienza moderna ha raggiunto nei segreti dell'universo e la costruzione del cosmo svela anche un'armonia mozzafiato".Nel libro "La musica delle sfere" troviamo che il suono può essere visto come un fenomeno astratto, perché il tono è determinato dalla vibrazioni al secondi in qualsiasi oggetto vibrante. Possiamo aggiungere ora che accordi, combinazioni di toni, sono tanto più armoniosi quanto più basso è il numero che descrive la proporzione delle loro vibrazioni. L'ottava, con una proporzione 1:2 è il più armonioso; include sette note. La quinta, con una proporzione di 2:3 e la quarta 3:4, segue. Queste figure e proporzioni sembrano a caratterizzare la struttura armonica del micro - e macro cosmo in variazioni matematiche diverse. Quindi, i mattoni di materia, gli atomi, tutti hanno sette involucri in cui i loro elettroni possono girare intorno al loro nucleo. La teoria dei quanti mostra che gli elettroni possono solamente muoversi negli involucri la cui distanza dal nucleo cresce secondo una scala geometrica di 1,4,9angstrom e così via. (x2) Il numero degli elettroni che possono avere posto in questi involucri successivi crescono in serie di 2,4,8,18, (2x2).
Infine, le velocità con cui gli elettroni si muovono in questi involucri successivi mostra la proporzione di 12 a 6 a 4 a 3 e così via e questo corrisponde esattamente con la proporzione delle vibrazioni negli accordi più armoniosi: 2:1, 3:2, 4:3. Sembra che ci sia magia in questi numeri! Il segreto della creazione sembra veramente essere un'armonia straordinaria.
Sarà chiaro che musica in un senso più limitato deve avere un significato speciale nella nostra vita umana, perché Inayat Khan vede l'uomo come un miniatura dell'universo. Egli dice che la musica è stata sempre considerata sacra. "ciò che pittura e poesia non possono esprimere chiaramente, la musica può esprimere". E poi aggiunge: "la musica supera la religione, "Eleva l'anima dell'uomo persino più in alto che le così dette forme di religione". È di grande aiuto sulla strada spirituale, perché ciò che stiamo cercando è il Dio senza forma e la musica ci eleva oltre la forma. Inayat Khan lo formula così: "la musica ci aiuta a concentrarci e meditare indipendentemente dal pensiero"... "La musica sembra colmare l'abisso fra la forma ed il senza forma". Poi egli conclude suo libro con la seguente quota: "La musica tocca il nostro essere più intimo e produce in questo modo una nuova vita, una vita che dà esaltazione all'intero essere, elevandolo a quella perfezione nella quale si trova il raggiungimento della vita dell'uomo".
Tutto questo è meraviglioso, ma ci lascia con la domanda come possiamo aprire il nostro cuore verso tutta quella bellezza? Non c'è pure tanta bruttezza nel mondo intorno a noi? Contemplando questa domanda dobbiamo comprendere che talmente tanto dipende da come guardiamo la vita, qual'è il nostro atteggiamento, la nostra sintonia. Questo è mostrato molto chiaramente nella storia ben conosciuta del Saggio che un giorno disse a suoi discepoli che desiderava visitare una città vicina. Così andò e ritornando raccontò ai suoi discepoli che era stato un'esperienza talmente meravigliosa, che era rimasto molto impressionato da così tanta bellezza che lo aveva reso molto felice. Quando i discepoli sentirono tutto ciò anche loro volevano naturalmente visitare quella città. Chiesero al Saggio il permesso di andare e lui fu d'accordo. Così tutti andarono nella città, ma rimasero molto delusi, videro tante cose brutte, disarmonia, lotte, difficoltà, delusioni ed ogni genere d'aspetti negativi. Allora ritornando raccontarono al maestro la loro sorpresa e delusione riguardo le cose che avevano visto. Allora il Saggio spiegò loro che questo succedeva a causa del modo in cui avete guardato ciò che si trovava nella città. In ogni situazione, ovunque, c'è sempre qualche bellezza da trovare perché Dio è onnipresente. Perfino in circostanze molto difficili ci deve sempre essere qualche luce da trovare se il nostro cuore è aperto a ciò. Ma questo è la cosa importante. Come possiamo aprire il nostro cuore a quella bellezza nella creazione intorno a noi e anche quella dentro di noi. Questo è il segreto della vita, questo è lo scopo della strada Sufi.
Inayat Khan spiega tre aspetti importanti di questo che sono strettamente connessi fra di loro.
1. Per primo lui pone l'accento sull'importanza del riposo. Dice che in generale c'è talmente tanta attività nella nostra vita, specialmente nella nostra vita occidentale. C'è la sensazione generale che dobbiamo sempre fare qualcosa, sempre qualche attività. Quando Inayat Khan arrivò per la prima volta in America, fu talmente sorpreso a vedere che questi americani avevano sempre un giornale con sé e quando dovevano aspettare un momento per un bus o erano seduti nel treno, leggevano il loro giornale invece di guardarsi intorno. Ma il riposo è il segreto d'ogni contemplazione e meditazione. È il segreto per mettersi in sintonia con l'essenza di tutte le cose. Questo richiede purificazione: purificare il cuore da tutte le emozioni e sentimenti negativi che sono prodotti come risultato delle nostre esperienze. Purificare il cuore da questo, tramite il perdono, la comprensione, la simpatia. Purifica il cuore e lo rende aperto e questo richiede una certa disciplina mentale. È proprio quello che cerchiamo di sviluppare nella scuola interiore del Movimento Sufi. Non abbiamo tutti avuto l'esperienza che, per esempio dopo un riunione Sufi qui o nella Scuola d'estate, quando il nostro cuore è stato sintonizzato a Dio, siamo talmente più aperti alla bellezza della natura e ad ogni bellezza attorno di noi? È così perché siamo allora diventati più ricettivi, la nostra mente è diventata una coppa vuota che può essere riempita con bellezza divina e luce.
2. Questa purificazione significa anche "disimparare", un concetto importante nel Messaggio Sufi. Non vuol dire rimanere legati a ciò che abbiamo imparato. Non significa dimenticarlo, ma Inayat Khan dice che è completare la nostra conoscenza tramite l'aprire la nostra mente anche ad un altro punto di vista. Ciò significa lasciar andare idee preconcette, con le quali noi ci identifichiamo; proveniente dall'esterno da altre persone, da altre fonti. Questo è un aspetto importante della strada interiore, questo disimparare, questo rendere noi stessi liberi dalle idee che ci limitano e ci frenano.
3. Questo ci aiuterà allora a sviluppare un atteggiamento di gentilezza. Nell'amicizia uno apre il cuore verso un amico, può comprenderlo, avere simpatia per lui, avvicinarsi a lui. Sviluppando un tale atteggiamento amichevole verso diverse persone intorno a noi ed anche verso oggetti e condizioni, "l'uomo si espande e frantuma i muri che lo mantiene in prigione" come spiega Inayat Khan. Questo è anche un modo per arrivare all'unisono con l'assoluto, così che possiamo udire la musica delle sfere. Quella musica può allora essere sperimentata da ogni parte nella bellezza della natura, in mezzo al mondo, ma anche nella contemplazione aperta verso il mondo interiore. Quell'armonia può allora sempre essere goduta.
4. Questo ci porta all'armonia che è così essenziale nel Messaggio Sufi d'amore, armonia e bellezza. Armonia è proprio ciò che tutti noi desideriamo. È questo che crea la bellezza della musica nel senso più limitato dell'arte della musica e nel senso più ampio della musica della creazione. Quell'armonia richiede l'arte dell'ascoltare con un cuore aperto e richiede anche di disciplinare la nostra reazione. Dobbiamo imparare di non reagire immediatamente, automaticamente ad ogni cosa che succede a noi, ad ogni cosa che qualcuno ci dice. Dobbiamo essere padrone delle nostre reazioni, così che possano essere armoniose. Questo non è per niente facile. Può essere molto difficile mantenere armonia nonostante tutto che sta succedendo nella vita dove talmente tanto disarmonia ci minaccia continuamente. Possiamo solo farlo quando rimaniamo in contatto con il nostro essere più profondo: quando ci sintonizziamoci con lo spirito divino. Allora possiamo naturalmente arrivare a reazioni armoniose che aggiungono qualche bellezza alla sinfonia della vita e danno felicità ai nostri simili e a noi stessi. Come Inayat Khan dice nella Divina Sinfonia: "Quando l'anima è in sintonia con Dio, ogni azione diventa musica".