Il Giovane Pappagallo
(Dal libro di Noorunnisa Inayat Khan)
|
In cima ad una collina vi era un bosco di alberi di seta e cotone, ed in quel bosco viveva uno stormo di pappagalli con il loro Re e la loro Regina. Ed il Re e la Regina avevano un meraviglioso piccolo figlio pappagallo, piu' bello di ogni pappagallo al mondo! Il tempo passava ed il re e la Regina invecchiavano, ed il piccolo pappagallo cresceva come il piu'ù bello ed il piu' grande del mondo. Ed un giorno disse ai suoi genitori: "Miei cari, adesso che sono cresciuto e sono forte vi portero' io il cibo dai campi." Ed ogni giorno volava con lo stormo verso i campi di riso. E dopo aver mangiato con gli altri, metteva nel suo becco una bella porzione di chicchi da dare a sua madre e suo padre. Ma un giorno i pappagalli trovarono un campo meraviglioso, piu' fertile di ogni altro. E da allora andarono li' a mangiare. "Devo dire al mio padrone che dei pappagalli stanno mangiando il suo riso, " penso' il contadino. E si reco' dal proprietario del podere e disse: "Padrone, il nostro campo e' fertile e il riso e' veramente il migliore di ogni altro campo. Ma uno stormo di pappagalli viene ogni giorno a nutrirsi di chicchi, e uno di essi, il piu' bello di tutti, dopo averne mangiata una grande quantita', va' via col becco pieno di riso." Il proprietario della tenuta fu allora preso dal desiderio di vedere questo uccello che portava via il riso. "Costruisci una trappola con la criniera di un cavallo e cattura quel pappagallo, "disse al suo uomo, "ma portamelo vivo." Il giorno seguente, il contadino sistemo' la trappola e atterrando, il giovane pappagallo si sento'ì afferrare le sue minuscole zampe. Non pianse, ne' chiamo' aiuto, perche' pensava: "Se i miei compagni sanno che sono stato catturato si spaventeranno e non mangeranno. Devo aspettare fino a quando avranno finito di mangiare e poi li chiamero' ." E quando essi ebbero finito, egli li chiamo' , ma nessuno giunse ad aiutarlo; volarono tutti via per la paura. Fu lasciato solo e pianse lacrime amare. "Cosa ho fatto?" pensava. "Perche' mi abbandonano?" Poco tempo dopo il contadino giunse alla trappola e con gioia afferro' l'uccello esclamando: "Perche'é tu sei proprio quello che volevo catturare." E lo porto' al suo padrone. Il proprietario del podere prese gentilmente tra le sue mani il pappagallo. "Uccellino mio," disse, "hai una piccola casa da qualche parte? E' li che nascondi il riso? Quando ne hai mangiato dal mio campo, voli via col tuo becco pieno di chicchi, tu uccellino birichino!" Il pappagallo rispose con una dolce voce umana: "Un dovere ogni giorno io compio, un tesoro io conservo." "Dimmi", disse il proprietario della tenuta"quale e' il compito che adempi ed il tesoro che conservi?" "Il mio dovere", disse il pappagallo, "e' portare il cibo ai miei genitori che sono anziani e non possono volare; e il mio tesoro e' una foresta di amore. In tale foresta, quelli che sono deboli vengono aiutati da quelli piu' forti e agli affamati viene dato da mangiare." Nel sentire cio' l'anziano uomo sorrise. "Il campo e' tutto tuo" disse, "Ritorna dai tuoi genitori che ti stanno aspettando. Ma ritorna nel mio campo ogni giorno." L' uccello meraviglioso ritorno'ò velocemente nei boschi dove i suoi genitori lo stavano chiamando. E tutti gli altri pappagalli si riunirono attorno a lui ed ascoltarono la storia del giovane pappagallo. Tutti i pappagalli delle foreste erano uniti, e vissero per sempre felici. |