PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Conferenza di Murshida Dahnya - Lugano 31/1 '04

 

 

Parlando di passato, presente e futuro, si potrebbe dire: "Il presente è il riflesso del passato, e il futuro è il riecheggiare del presente". Se è così, cioè che il presente è il riflesso del passato, dobbiamo concludere, se pensiamo al destino, che il nostro destino non è qualcosa che è già stato fatto; è ciò che stiamo facendo. Molto spesso un fatalista pensa che siamo nelle mani del destino, che stiamo viaggiando in qualunque direzione il destino della vita vuole; invece è un fatto che noi siamo i padroni del nostro destino, specialmente dal momento in cui cominciamo a realizzare questo fatto. Fra gli Indù c'è un detto famoso che dice: 'la creazione è il sogno di Brama'; in altre parole, che tutta la manifestazione è il sogno del Creatore; allora si potrebbe affermare che il destino significa materializzazione dei pensieri dell'uomo. L'uomo è responsabile sia del suo successo che del suo insuccesso, è l'uomo stesso che li crea consapevolmente o inconsapevolmente.

Nella vita si potrebbero vedere tre stadi: quello preparatorio, quello dell' azione e lo stadio del compimento - cioè a dire: passato, presente e futuro. Il primo stadio è come il disegno del quadro che un pittore vuole fare, ed è ciò che corrisponde alla predestinazione. Tutti cominciamo così, e il disegno è in questo caso il paese in cui si nasce, la famiglia, il colore della pelle, i talenti forse ereditati dagli antenati e così via. Siamo tutti una manifestazione dello stesso Onnipotente (non importa come viene chiamato) e quindi tutti gli attributi del Creatore devono essere anche nella creatura. Non è forse vero che prima di fare qualcosa, la progettiamo, cioè che prima la creiamo nella nostra mente?

Il Creatore fece così e così facciamo noi. Il secondo stadio, quando il dipinto appare sulla tela, è il presente. Nel terzo stadio, è il dipinto stesso che ispira il pittore. E' questa la ragione per cui è molto importante vivere in modo consapevole nel presente, perché se si vede che in un certo punto dovrebbe esserci un colore diverso, o che questo o quel colore non è quello giusto, si può cambiare, modificare le imperfezioni. Così possiamo fare nella nostra vita.

Uno stadio della nostra vita è predestinato, quello successivo è l'esecuzione, la terza parte è l'effetto delle nostre stesse azioni. Si raccoglie quello che si semina. Dalle reazioni ci rendiamo conto di tutto ciò che facciamo e la reazione cambia la nostra vita. Come il pittore capisce di dover finire diversamente la sua opera, perché "così non è completa", così le nostre azioni ci dicono se dobbiamo agire diversamente.

L'uomo saggio, pensa: "Ciò che è passato, è passato, ciò che è fatto è fatto; non mi preoccupo di questo. Quello per cui mi preoccupo è di rendere il presente, questo momento, come desidero che sia, e di rendere facile la strada che mi porta alla mia destinazione nel futuro. Sì, la conoscenza di ieri può avere una relazione con le cose d'oggi, se questa conoscenza può aiutarci a rendere la vita migliore per noi e per gli altri, - e solo in questo caso possiamo consultarla, per usare la conoscenza del passato ma non per il gusto del passato in sé.

Il più grande problema che l'uomo deve affrontare è: "Oggi, ora, come posso rendere la mia vita migliore per me e per gli altri? Chi si occupa di questa scienza, non avrà un solo momento da perdere. Occuperà tutta la sua vita a rendere il presente, l'adesso, il migliore possibile. Dopo tutto è proprio il presente che si ripete, ed è l'adesso che crea il futuro.

Zeb-un-Nissa, una poetessa Persiana, disse: "Se pensi ad una rosa in fiore, diventerai una rosa; e se pensi ad un usignolo, diventerai un usignolo. Questo è il mistero della vita. Se pensi allo Spirito divino, Lo rifletterai e Lo diventerai".

Perché una zanzara non diventa una farfalla, nonostante viva fra belle piante e fiori? Perché la zanzara non è interessata ad ascoltare, vuole solo parlare. Non impara, vuole insegnare. E così rimane ciò che è. Il bruco, al contrario, è silenzioso. Medita silenziosamente, si muove gentilmente, si siede tranquillamente e medita. Questo è la ragione per cui alla fine si muta in farfalla.

Dato che l'intera vita è dopo tutto una lotta, come lotta il saggio nella vita? Il saggio lotta con potere, con comprensione, con gli occhi ben aperti e con pazienza. Lui non guarda a ciò che è perso; ciò che è perso è perso. Non pensa ai dolori di ieri; ieri se n'è andato per lui. Solo quando un ricordo è piacevole lui lo tiene davanti a sé, perché gli è d' aiuto nel suo cammino. Prende sia la lode che l'odio che gli arrivano da ciò che gli sta attorno con il sorriso perchè crede che queste due cose formano un ritmo nella musica della vita. La lode non esiste senza biasimo, né ci può essere biasimo senza lode. Il saggio mantiene la torcia della saggezza davanti a sé, perché crede che il presente è l'eco del passato, e che il futuro sarà il riflesso del presente.

Non basta pensare soltanto al momento presente, si dovrebbe anche pensare da dove si viene e dove si va. Ogni pensiero che viene nella mente, ogni impulso, ogni parola che si dice, è per il saggio un seme che cade nella terra fertile della sua vita, e mette radice. In questo modo può vedere che nulla è mai perso; ogni buona azione, ogni piccolo atto di gentilezza, d'amore, fatto a qualcuno, un giorno si solleverà come una pianta e porterà frutto.

Se c'è un modo per renderci la vita più facile è solo tramite il creare armonia dentro noi stessi così che possiamo armonizzarci con tutte le diverse condizioni ed esperienze della vita. Se cominciamo a lamentarci, non ci sarà mai fine ai lamenti. E,se non vogliamo dei lamenti, non ci dobbiamo lamentare, - semplice-! Dovremmo essere consapevoli del fatto che tutto ciò che sperimentiamo siamo noi che lo chiamiamo, siamo noi ad attirarlo. Allora, ad ogni passo nella vita dobbiamo essere saggi così da riconoscere, fra tutte le cose che desideriamo, quali vogliamo davvero attirare verso di noi e quali sarebbe meglio non chiamare a sé.

Il passato è passato, è del tutto inutile piangere su di esso. Meglio dimenticare il passato, escluse le belle impressioni, le buone memorie. Siamo responsabili soltanto del presente che poi sarà il nostro futuro. Non è scritto forse nella Bibbia: "Fatevi tesoro in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano, perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore".

Perciò la cosa più importante nella vita è armonizzarsi in modo tale da concentrare i nostri pensieri dentro noi stessi per trovare il nostro vero sé, solo così il futuro sarà armonioso.

In Oriente c'è una bellissima preghiera: "Ringraziamo Te, Signore, per tutto ciò che abbiamo sperimentato; la sola cosa che chiediamo è di rendere la nostra fine la migliore esperienza di tutto".

Per coloro che camminano su una strada spirituale è necessario pensare al mondo, agli altri e a se stessi nel presente. Nessuno dovrebbe credere di essere limitato a causa di posizione, rango, professione, occupazione, condizione situazione, dal pensare al mondo, anzi dovremmo capire che ognuno di noi è una particella auto-sufficiente dell'intero. Ogni particella è responsabile dell' intera evoluzione del mondo in proporzione al posto che occupa nel cosmo; naturalmente l'uomo deve conoscere innanzitutto se stesso e poi l' altro, ma è molto importante che cominci anche a conoscere qualcosa del mondo in genere. Ciò che lui dovrebbe sapere è com'era il mondo, com'è ora e come sarà in futuro.

Riguardo al presente, si dovrebbe imparare a conoscere la propria condizione, la condizione del proprio spirito, del proprio corpo e mente, la propria situazione nella vita, la propria relazione con gli altri; si dovrebbe sapere fin dove l'anima raggiunge le sfere spirituali.

E, riguardo al futuro, si dovrebbe per prima cosa trovare le risposte a queste domande: "Sto preparandomi a ciò che deve arrivare? E cosa deve arrivare? Se la vita è un viaggio, quale è l'obiettivo di questo viaggio? Che cos' è il destino e come posso raggiungerlo? Quale preparazione devo avere per questo viaggio? E cosa devo portare con me per rendere facile il viaggio? Quali sono le difficoltà che posso incontrare sulla strada?" La comprensione di queste domande è la conoscenza del futuro. Ed è questa conoscenza di sé che aiuta l'uomo a conoscere il passato, il presente ed il futuro, anche quelli di un altro. Per coloro che conoscono se stessi un'altra persona è un libero aperto.

Ci sono molti modi in cui la gente cerca di conoscere il passato, il presente e il futuro: tramite l'astrologia, la chiromanzia, la fisionomia e tanti altri. Sebbene questi metodi possano essere di aiuto e darci una certa conoscenza - dato che la conoscenza è alla nostra portata, basta solo chiederla e ci viene data - tuttavia tramite l'auto-realizzazione, ad un certo punto,possiamo comprendere questa conoscenza in modo talmente chiaro, che non c'è più bisogno di ricorrere ad altri metodi. Diventa del tutto naturale; come per gli occhi è naturale vedere, così diventa naturale per il cuore vedere nel passato, nel presente e nel futuro.

Guardare nel passato è proprio come guardare in profondità da una cima molto alta. Vuol dire sondare la profondità della vita.

Guardare nel presente è proprio come osservare un vasto orizzonte, che è tanto più vasto quanto più noi possiamo vedere.

Guardare nel futuro è guardare in su, allo zenit. Il sentimento che sperimentiamo è diverso in ognuno di questi tre modi di guardare. L'uno dà conoscenza; l'altro potere; e il terzo dà pace, come Inayat Khan dice: "La conoscenza è un diritto di nascita ed è il sostentamento dell'anima". L'anima è venuta sulla terra proprio per raccogliere conoscenza; l'acquisire conoscenza è il solo scopo per cui l'anima è qua. Nella conoscenza (tesoro) si trova la soddisfazione dell'anima, il raggiungimento dello scopo della vita.

Come dice Inayat Khan: "L'uomo si interroga sul suo passato e sul futuro; quanto meravigliosa la vita diventerebbe per lui se realizzasse soltanto il presente!"

 

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