La Presenza di Dio
(dal libro "In Un Roseto d'Oriente")

 

 

 

A proposito di Dio, direi che tutto ciò che è presente ci sembra reale e tutto ciò che è assente ci sembra meno reale; quindi le condizioni in cui ci troviamo a vivere sembrano reali al momento e hanno su di noi il massimo effetto. Tristi o gioiose, che ci portino felicità o sconforto, tali condizioni sono le uniche reali in quel momento; ma quando non sono più presenti, non sono altro che una favola.

Durante la notte, mentre si sogna, un sogno di orrore e di paura, o di felicità, quel sogno è reale, in quel momento, a chi lo sogna. Ma, spuntato il mattino, gli occhi si aprono: era solo un sogno.

Se riflettiamo: le nostre delusioni e i nostri dispiaceri, o invece le nostre gioie, la felicità, le soddisfazioni che ci siamo prese nei diversi periodi della vita, che valore hanno ora per noi? Nel momento in cui viviamo più intensamente, nel momento dell'esperienza, o del dolore, ci sembra di non poter vivere un minuto di più; poi quando quel momento è passato e il dolore si è mitigato e ce ne ricordiamo più tardi è solo un racconto. Fosse pure durato mille anni, oggi non è che un sogno, una favola. Certo, ha lasciato qualche impressione, ma il passato è passato. Quello che conta e il presente; ciò che è davanti a noi ora è la sola cosa che conta.

La gente si fa idee diverse di Dio. Per alcuni Lui è il Creatore. Ciò significa che era presente quando il mondo fu creato, ma che ora è assente. Per qualcuno è il Giudice, è legato al Giorno del Giudizio. Quindi ora deve essere assente, poiché ci sì rende conto che non vi è giustizia, in questo mondo. Per queste persone, vi è la speranza di essere portate un giorno davanti al Giudice del mondo e forse allora potranno verificare che Dio è realmente presente; attualmente non lo è. C'è anche chi pensa: " Dio era presente quando mi ha creato, ma ora non è più di fronte a me. Non è dove mi trovo io, poiché Lui è in cielo e io sono sulla terra. Perciò non sono in presenza di Dio ".

È evidente quindi che non solo chi non crede in Dio, ma anche chi ci crede, chi guarda a Lui come all'Essere celeste, che risiede in cielo, sono parimenti lontani da Dio! Arrivando alla filosofia della Presenza, troviamo che ciò che vediamo, udiamo e sperimentiamo attorno a noi con i nostri sensì, e quello che chiamiamo " presente ", mentre ciò che i nostri sensi non riescono a percepire, sembra essere assente. In realtà però, oltre quello che percepiamo è presente qualche altra cosa; e nonostante la presenza di tante cose, che gli danno conforto, benessere, felicità, l'uomo è generalmente infelice, per l'inconscio desiderio di quella cosa. Ci si può sentire disperati, pur vivendo in un palazzo, in mezzo a ogni genere di piaceri e nonostante la ricchezza e le attenzioni si può continuare a essere infelici. Ma è anche possibile vivere molto felici senza piaceri, lontani dal lusso e dagli agi.

Che significa tutto ciò? Significa che in realtà il mondo esteriore è più lontano da noi del mondo interiore e che vi è un mondo interiore immediato per il nostro essere, che è il primo di cui siamo consapevoli. Dato che siamo in presenza del mondo esterno, non riconosciamo il mondo interiore; tuttavia il suo effetto è lo stesso. Questo significa che una persona che vive in un luogo piacevole, circondata dal lusso, dalle cose piacevoli e o dagli agi, può essere invidiata e considerata molto felice e fortunata. In realtà, forse, potrebbe essere molto sventurata. A lei il mondo esterno ha dato tutto ciò che desiderava, ma il mondo interno, l'essere interiore, è infelice. Perciò qualche cosa manca, ed essa lo vorrebbe. Ciò mostra che la presenza interna è necessaria; la presenza esterna non è il solo benessere.

Ma ora ci chiediamo: presenza interna di che cosa? Molti diranno: " Sappiamo di essere talvolta infelici nonostante la ricchezza, gli agi, la gioia, gli amici e coloro che amiamo ". Forse essi non crederanno che vi è un'altra mancanza, la mancanza dell'ideale divino che li rende infelici. Altri pensano che la vita richieda un'aspirazione a progredire, e che sia la mancanza di aspirazioni che causa la più grande infelicità. Costoro pensano di non potersi evolvere nel lavoro che compiono, di non poter far meglio degli altri. Un pensiero simile è peggio della morte. La vita è illimitata e ha bisogno di spazio per espandersi ed elevarsi. Senza questo spazio, la vita è infelice. Ciò lo si riscontra non solo tra gli esseri umani, ma anche nella natura. Basta guardare al costante progresso del sole e della luna, la loro ascensione verso lo zenit, e poi il tramonto. Guardate la crescita della mezzaluna e il suo progresso fino a diventare luna piena. Vi è dunque un'aspirazione della mezzaluna a divenire luna piena. Questo progresso è la sola cosa che dà felicità o piacere o gioia nella vita; la sua assenza non è che morte.

Per quanto deluso uno possa essere, per non avere una particolare professione, o un rango o posizione nella vita, egli manifesta entusiasmo ed energia non appena vede una possibilità per progredire. La sua delusione si manifesta solo davanti a un orizzonte chiuso. Anche se fosse nella profondità della terra, non avrebbe importanza, fino a quando può pensare: "Un giorno mi porterò ad un livello più elevato ".

Un'altra cosa meravigliosa che vediamo e che convalida questa teoria è la tendenza di tutte le cose nella natura ad elevarsi. La tendenza della terra è di innalzarsi con montagne e colline. Quando le guardiamo e ammiriamo la loro altezza, anche il nostro cuore sembra elevarsi; quando le scaliamo il nostro cuore s'infiamma; se le osserviamo dal basso, pare che la terra stessa voglia alzarsi ed andare verso l'alto.

Se poi consideriamo la perfezione dell'acqua nel mare, nell'oceano; come anche essa solleva le sue onde, ci pare che ogni onda alzandosi dica, tendendo le mani verso l'alto: " Portatemi in su, più su, sempre più in alto ". E' lo stesso desiderio che si nasconde in tutta la natura, quando si protende per raggiungere qualcosa di più alto. Cosi anche il fuoco. Gli antichi popoli della Persia sono stati chiamati adoratori del sole o adoratori del fuoco. In realtà non è che un simbolo per mostrare come, con la sua fiamma, il fuoco vuole ascendere. Esso partecipa al comune desiderio di ogni cosa: salire. Anche nella nostra vita è la stessa cosa. Chi cerca la ricchezza vuole diventare sempre più ricco; chi ricopre una carica vuole aumentare dì grado. Qualunque sia la meta, ogni cuore vuole salire più in alto.

Ma questi sono desideri esteriori. L'uomo non si sente appagato se resta solo alla periferia esterna; esiste un mondo più elevato. Possiamo chiamare cattivo chi si diletta a fare del male, a procurare dolore a un altro essere, e sì mostra scortese; se però potessimo studiare la sua natura, ci accorgeremmo che anche questo individuo detesta la malvagità e la cattiveria. Il fatto è che il suo senso di giustizia non si è ancora svegliato. Se gli viene fatto del male, egli lo sente; è solo il male che fa agli altri che non sente. Egli è esaltato del male che fa e quindi non lo sente. Ma il fatto che non gli piaccia ricevere il male da un altro, dimostra che anche lui cerca la bontà.

In ogni cuore si trova il desiderio della bontà. Quando una persona pensa alla bontà e cerca la bontà in ogni essere al mondo, questa persona, per modo di dire, raccoglie bontà. Riconoscere la bontà negli altri, e come raccogliere dei granelli di bontà e seminarli nel nostro cuore. Quando invece uno cerca il male, vedrà solo del male in tutti. In questo modo egli si abitua al male e il suo mondo se ne riempie. Egli l'ha contemplato, l'ha cercato e l'ha creato. Vedrete che un individuo lamentoso si lamenterà sempre dei torti che gli altri gli fanno. Ricorderà gli errori di migliaia di persone. Nel suo cuore il mondo è registrato. E come un disco, il disco di tutti quelli che hanno fatto del male e operato ingiustizie. Se lo esaminate bene, vedrete che questo individuo ha tanta cattiveria quanta ne ha accumulata, forse anche di più, poiché se un uomo ha in sé il male, ne raccoglie mille volte di più - diventa un tesoriere del male, un custode del male, benché in realtà sia scontento del male.

Quando altri parlano del male, egli si sente buono e pensa di esserlo, di essere immune dal male. Vediamo questa particolarità della natura anche nei bimbi. Un bambino verrà a raccontare quanto è cattivo un altro, pensando: «Diranno che sono buono! . Questa tendenza cresce e si sviluppa; la vita imprime la cattiveria nella gente, il cuore viene segnato, e col tempo, il male si accumula e diventa un tesoro, un mondo interiore. Colui che aceumula il male non riesce a vedere il bene, dato che non esiste bene in questo mondo, ehe non abbia anche una scintilla di male in sé e non vi è male in questo mondo che non abbia in sé anche una scintilla di bene. Se solo una persona tentasse di trovare la seintilla del bene, la troverebbe; e se una persona cercasse una scintilla di male nel bene, troverà pure questa. Qualcuno può dire di un altro: " Egli è molto buono ". Ma il suo vicino dice: " Certo, è buono, ma tu non sai tutto di lui, voglio raccontarti ciò che fa! ". Quando si loda qualcuno, non c e forse sempre chi contraddice? Nella storia non è esistito nessuno di cui la gente non abbia parlato male.

Che cosa è veramente buono? La risposta è: non esiste una cosa " buona " o " cattiva "; vi è la bellezza. Ciò che è bello, noi lo chiamiamo bene. Ciò che in confronto al bello è " brutto ", noi lo chiamiamo " male " - sia che si tratti di costumi, di idee, di usi, di pensieri o di azioni. Ciò dimostra che tutto il fenomeno dell'universo è un fenomeno di bellezza. Ogni anima è portata ad ammirare la bellezza, a cercare la bellezza, ad amare la bellezza e a sviluppare la bellezza; Dio stesso ama la bellezza.

In tutte le epoche le varie religioni hanno dato diverse valutazioni al bene e al male, dando loro il nome di virtù e di peccato. La virtù di una nazione è stata il peccato dell'altra - la virtù della seconda, il peccato della prima. Per quanto si possa viaggiare per tutto il mondo, leggere le tradizioni e la storia delle nazioni, troveremo sempre che ciò che una chiama male, l'altra chiama bene. Per questa ragione nessuno riesce a stabilire una norma universale per il bene e il male. La discriminazione tra il bene e il male alberga nell'anima umana. Ogni uomo può giudicare per se stesso, poiché in ogni uomo vi è un senso di am- mirazione per la bellezza. L'uomo però non è soddisfatto di ciò che fa da sé, sente disagio, disgusto per i propri sforzi. Molti continuano a perseverare nelle proprie debolezze, o errori, oppure sono esaltati da qualche azione che il mondo o loro stessi chiamano male, continuando tuttavia a compierlo. Infine verrà il giorno in cui saranno disgustati e allora penseranno al suicidio. Non vi è più felicità per ìoro. Vi è felicità solo nel pensare o nel fare quello che si considera bello; l'azione diventerà virtù, diventerà bontà: questa bontà è la bellezza.

Che cosa è la bellezza? C'è la bellezza della forma, la bellezza senza forma, la bellezza del pensiero, la bellezza del sentimento, la bellezza dell'ideale. La bellezza non si vede solo nei fiori nei frutti e negli alberi - si vede una bellezza ben maggiore nell'immaginazione e nei pensieri. Si ha la sensazione che si potrebbe dare tutta la propria ricchezza o perfino la vita per un pensiero meraviglioso o per un bellissimo sogno.

Forti ricompense sono stare date - in tempi antichi - a poeti, scrittori, pensatori che esprimevano la loro armonia in poesia o negli scritti. Ma non si potrà mai dare una ricompensa sufficiente per la bellezza del pensiero e dell'immaginazione. Vi e tuttavia una bellezza ancora maggiore: il sentimento di gentilezza, di sacrificio, di devozione e di amore. La bellezza che ha fatto il una tale impressione sul mondo che non morirà mai, la bellezza che sì ammira nella vita di Cristo, fatta di perdono, di amore per l'umanità, di dolcezza, di umiltà - è tanto grande che nulla può esserle paragonato. Non può quindi venire limitata a nomi o a forme o al mondo esteriore.

Vi è la bellezza del pensiero, una grande bellezza di sentimenti, di sensibilità, di gentilezza, di altruismo e di abnegazione. Vi è però un progresso ancor più grande che si può attuare: la ricerca della sorgente della bellezza. Nella lingua inglese si dice: Il dono non è nulla senza il donatore ". Proviamo certamente una grande emozione nell'ascoltare la composizione di un grande musicista, ma sentiamo pure dentro di noi il desiderio di incontrarlo per poterlo ringraziare personalmente. Che gioia! Avete non solo ascoltato la musica ma incontrato il compositore! Potete esprimere il vostro piacere, dirgli quanto la sua musica vi abbia deliziato.

Oppure, potete ammirare un ottimo quadro, ma sarebbe più intensa la gioia se poteste dire al pittore quanto vi piace la sua opera. Cosi è anche con l'amore della bontà: la costante crescita della bontà, la confortante ricerca della bontà negli altri, la coscienza di fare del bene agli altri e la gioia della propria bon- tà. A questo progresso non vi è limite. " Questa bontà apparteneva a mio padre, a mia madre, alla mia amata, al mio amico, ai miei conoscenti, ad un estraneo ". Ma, sommando tutto questo, a Chi appartiene? Non c'è Nessuno che io possa ringraziare?

Si possono visitare diversi luoghi, palazzi, giardini meravigliosi, musei, si possono anche incontrare persone di ogni genere, ma sarebbe questo il desiderio finale? No di certo, sarebbe quello di incontrare il re! " Se solo potessi salutarlo, poiché tutta la bontà che ho visto e ammirato, mi fa desiderare di vederne il sovrano! ".

Si può essere stati a lungo in corrispondenza con una persona molto lontana. In ogni lettera si leggono tante belle osservazioni e sì ammirano i suoi pensieri. Non sarebbe forse un grandissimo piacere incontrare quella persona a faccia a faccia? Così, alla fine, il desiderio di ogni anima è quello di trovarsi a faccia a faccia con i1 Proprietario della bellezza, a Cui tutta la bellezza e tutta la bontà appartengono.

Se considerate questo tema dai punti di vista religioso, filosofico o scientifico, non vi è differenza alcuna fra i tre punti. Vi è solo una conclusione: che tutta la vita, con tutte le sue manifestazioni e varietà, è semplicemente la manifestazione di una sola vita. Il credente e il non credente si troveranno d'accordo nel riconoscere che vi è una sola vita dietro a tutto ciò, una sola sorgente di tutte le manifestazioni, una vita costante, che è come uno stimolo, un nutrimento, l'origine e il traguardo dell'intera manifestazione. Nessuno che veda questo con il sentimento, il pensiero, la sensibilità e con ammirazione potrebbe negare, per un solo momento, che la più grande felicità sarebbe di venire in contatto, in un modo o nell'altro, con " questa Sorgente di tutta la bellezza e bontà ", che si è cercata per tutta la vita e sempre ammirata progredendo sul sentiero.

Esistono senza dubbio degli esseri che sono cosi assorbiti dalle ìoro necessità quotidiane, da non sentire il desiderio di cercare questa fonte; eppure un inconscio affanno per raggiungere la fonte è sempre presente. Se non è quello di trovarsi a faccia a faccia col Signore, sarà un altro ideale: se si ama la musica, di incon- trare il compositore; se si ama la pittura, di vedere l'artista; se si è interessati alle riforme, di vederne il capo; se si ammirano le grandi personalità, l'uomo più illustre. Qualunque sia l'attrazione di un uomo, egli sarà sempre felice di vedere la persona che identifica con ciò che ammira.

Ma come è possibile trovarsi a faccia a faccia con la Divinità, con colui che è senza forma, senza nome, che non può mai essere rappresentato, mai sognato? Questo è un quesito intelligente e fino a quando non sarà risolto, chi pretende di trovarsi a faccia a faccia col suo Dio è un presuntuoso. E la risposta è: " La Divinità è un Essere separato, o è senza forma, senza nome e al di sopra di tutte ìe limitazioni? ".

E certamente il desiderio della presenza di Dio che spiega la tendenza umana a costruire degli idoli e a venerarli. E' stato il desiderio di vedere la Divinità e di adorarla che ha portato l'uomo davanti al sole e davanti a un albero per adorarli. Questo però non lo poteva soddisfare, perché stava adorando un oggetto limitato. In verità la prima lezione sulla presenza di Dio è, come dice un filosofo: "Se non hai un Dio, createlo ". Quanto è vero che prima di raggiungere il concetto di Dio, bisogna crearLo proprio cuore. La parola " Dio" ha la stessa radice della parola " bontà " (goodness in inglese) ma la sua origine nella vec- chia lingua ebraica, " Yod ", " Yaw ", significa " ideale ". Lo Yaw e stato cambiato in "G ".

Che cos'è l'ideale? L'ideale e qualcosa che noi creiamo. Quando pensiamo che una persona sia molto buona, pensiamo alla sua bontà, questa bontà ammanta la persona e le nostre tendenze artistiche e idealistiche ci aiutano a dipingerne la bontà nel migliore e più armonioso dei modi possibili. Possiamo renderla perfettamente buona con la nostra facoltà artistica. Questo si chiama ideale. Quando qualcuno desidera che una persona sia malvagia, egli descrive la sua malvagità e tutta la cattiveria che vi è e ne fa il proprio ideale di malvagità. Pensando alla propria madre o a un amico, egli se li ritrae in modo da arrivare all'ideale di bontà. Nessuno è in grado di farlo altrettanto bene per noi, quanto possiamo fare noi stessi.

Vi è un apologo su Majnun, il grande innamorato della Persia: "Oh Majnun " gli disse la gente, "la tua fanciulla non è bella 1 quanto tu pensi. Tu stai sacrificando la tua vita, tu ti affliggi da troppo tempo per questa fanciulla, ma essa non è poi cosi bella! ". E Majnun rispose: " Voi dovreste vedere Leila con i miei occhi; a voi mancano gli occhi del mio cuore. E' il mio cuore che ha creato la mia Leila ". Ecco ciò che si chiama " ideale ", e l'ideale della perfezione lo trasforma in bellezza.

L'ideale della perfezione è l'ideale di " Dio ", e ricorrete ad esso nelle vostre difficoltà, nelle vostre preoccupazioni e nei vostri dubbi. Se, spaventati dalla morte, avete vicino a voi questo ideale, vi sentite protetti. Se avete una delusione è ancora l'ideale che è vicino a voi a rincorarvi. Voi dite: "Non importa, non sono veramente deluso, perché Tu sei presente nel mio cuore, io sento la Tua Presenza, Tu sei diventato il mio Ideale ". Nei dispiaceri, nel dolore, nella povertà, nelle difficoltà, nell'assenza di amici - in tutte queste vicissitudini a cui nessuno sulla terra può sfuggire-Egli è vicino a noi. Più andiamo avanti negli anni e più sentiamo: "Fino a quando posso essere utile a questo mondo, il i mondo mi vorrà. Appena non sarò più in grado di prestare la mia opera, e sarò inutile, il mondo si stancherà di me e non mi vorrà più. Il mondo cerca ciò che io non sono. Se sono ricco, cerca la mia ricchezza e non me, se ho raggiunto una certa posizione di prestigio, il mondo chiede di me per il mio rango, ma i non cerca me ". Il mondo corre dietro al falso. Il mondo è falso. La sola sicurrezza nel mondo ci e data dall'avere l'ideale di Dio vìvente e costantemente presente. "Con questo ideale sono pago ed ho pace e tranquillità non solo qui sulla terra ma anche nell' aldila io sarò tra le braccia del Divino!.

Nessuno puo essere così caro, cosi vicino - né figli, marito o moglie, ne amico quanto questo Ideale perfetto. Questo ideale non verrà mai meno. Sarà sempre vicino a noi qui e nell'aldila. Voi Gli appartenete. Siete venuti da Lui e a Lui tornerete. Nel sentire costantemente la presenza di questo Ideale nel cuore, si avverte il sorgere di ogni genere di bellezza, di ogni impulso, pensiero o immaginazione, di tutto ciò che emerge da se stessi o di ciò che si vede intorno. Alla fine si identificherà tutto con Dio. Per colui che crea la presenza di Dio, tutta la vita che lo circonda diventa una visione unica dell'Immanenza di Dio!

 

 

 

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