L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da
HAZRAT INAYAT KHAN
Parte I. LA RELIGIONE
Capitolo 7
L'EFFETTO DELLA PREGHIERA
Non è soltanto credere, ma è avere fede che è necessario. Credere è una cosa, ma la fede è un essere vivente. Noi ci solleviamo percorrendo la via della fede. Un giorno realizzeremo cosa è Dio, ma questo arriva soltanto dopo che si è imparato la prima lezione. La fede è l'A B C della rivelazione di Dio. Questa fede comincia con la preghiera.
Ci sono due modi di pregare e nel primo modo ci sono tre generi di preghiere.
1.
Una preghiera è dire grazie a Dio per la Sua grande bontà, per tutto ciò che riceviamo nella nostra vita; chiedere a Dio la Sua misericordia, favore e perdono; chiedere a Dio di esaudire le brame e i desideri che abbiamo. Questa è la prima preghiera. E' la prima lezione che l'uomo deve imparare. Gli altri generi di preghiera possono soltanto essere usati quando l'uomo si sviluppa.
Dicendo grazie a Dio per tutto ciò che Lui ci ha dato, sviluppiamo proprio questa gratitudine che in generale l'uomo dimentica. Se soltanto potessimo riflettere su quante cose ci sono nella nostra vita di cui dovremmo essere grati e riconoscenti! Ma non ci pensiamo quasi mai. E così spesso pensiamo a ciò che non abbiamo, e perciò ci manteniamo sempre infelici, mentre potremmo essere grati di avere qualche spicciolo nel nostro portamonete. Invece pensiamo che dovremmo avere centinaia di lire! La conseguenza è che l'uomo dimentica di sviluppare la sua natura riconoscente; è ingrato verso tutti e quindi qualsiasi cosa venga fatta per lui, è ancora ingrato.
E' lo stesso con tutti i problemi e i conflitti che ci sono nel mondo. E' la sua negligenza per tutto ciò che viene fatto per lui che causa la diffusione dell'ingratitudine. Avendo dimenticato la preghiera di dire grazie a Dio, come si può ringraziare l'uomo?
Come sta scomparendo questa meravigliosa abitudine di dire grazie prima di mangiare qualcosa! Questa abitudine non si trova più sulle tavole del bel mondo; solo nelle case dove non si segue la moda; perché dove arriva la moda, le cose che sono di aiuto moralmente e spiritualmente vengono dimenticate. Ma che meraviglioso pensiero è il dire grazie persino prima di un semplice pasto! Quando si è reso grazie a Dio, per quanto semplice possa il pasto essere, diventa delizioso grazie al sentimento di gratitudine, il sentimento che questo è un dono che viene concesso.
Quando Sa'di stava viaggiando verso la Persia con i piedi doloranti perché doveva camminare a piedi nudi sotto il sole scottante, camminare era talmente doloroso che egli pensò: "Non può esserci nessuno al mondo così disgraziato e miserabile come me". Ma neanche due minuti dopo incontrò una persona i cui piedi erano entrambi handicappati, che strisciava per terra e avanzava soltanto a grande difficoltà. Questo fece sì che una preghiera si sollevasse nel cuore di Sa'di, egli diventò riconoscente di non essere afflitto in tal modo. Pensò: "Anche se io non ho le scarpe, i miei piedi sono almeno sani e forti".
E' proprio quando siamo ciechi alla bontà, gentilezza, simpatia, servizio ed aiuto che i nostri simili ci danno, che noi diventiamo malcontenti. C'è così tanto da vedere nella nostra vita da far scaturire il sentimento di gratitudine dentro di noi. C'è poi il significato mistico di gratitudine. La persona che ha sempre risentimento ha così tanto più bisogno di preghiera. Se pregasse, preparerebbe delle influenze per rimuovere le miserie e lo squallore della sua mente, poiché tutta la sua miseria è creata dalla sua mente, durante l'azione del lamentarsi e del sentire rancore. La persona che è grata e soddisfatta, che apprezza tutto ciò che gli capita nella vita, sviluppa il senso di bontà nella sua vita. Più apprezza, più grata diventa e più riceve. Gratitudine ed apprezzamento attirano inevitabilmente ciò che è più simile ad essi. Tutto ciò che diamo viene anche dato a noi. Ma lamentarsi e provare rancore attira ciò che è simile verso di noi. Se una persona a cui diamo un premio o un dono lo riceve lamentandosi e senza riconoscenza, le daremo ancora di più? Ed allora il fatto che non gli diamo di più gli dà ancora più motivo di lamentarsi! Ma la persona che è felice e grata e che apprezza ciò che viene fatto per lei, noi pensiamo che sia molto brava. Ci dà un tale sentimento di gioia e di felicità vederla felice, riconoscente e soddisfatta che ti incoraggia a fare ancora di più, e incoraggia altri a fare lo stesso.
Oltre la gratitudine c'è la richiesta di perdono e misericordia. Gli effetti di ciò possono anche essere visti nella nostra vita quotidiana. Un servo o un bambino o un giovane che hanno delle maniere brusche ti spingeranno e non diranno mai: "Scusami." Ma un'altra persona dice: "Scusami." e subito tu hai dimenticato il torto che inconsciamente ti ha fatto. Questo è l'effetto che la sua richiesta di perdono ha prodotto.
In alcuni paesi e fra alcuni popoli (come per esempio in Francia), c'è l'usanza che quando una persona ti incontra davanti alla porta o sulle scale, si toglie il cappello e dice: "Pardon." Non c'è ragione perché faccia così tranne il fatto che ti ha incontrato per caso. E pensa che forse dovrebbe essere perdonato. Troviamo che la sensibilità del cuore umano è talmente delicata che perfino la presenza di un estraneo causi uno stridore. Ma dicendo: " Pardon", questo sentimento spiacevole viene subito rimosso e, al suo posto, il buon sentimento di amicizia viene introdotto. Per quanto grande possa essere uno sbaglio, se soltanto questa persona venisse a dire : "Mi spiace moltissimo, non lo farò più, perdonami", l'amicizia ritornerebbe immediatamente. D'altra parte per quanto triviale e piccolo lo sbaglio possa essere stato, se l'orgoglio impedisce all'uomo di chiedere perdono, forse perderà questa amicizia per il resto della sua vita. Il suo orgoglio gli im-pedisce di chiedere perdono. Lo sbaglio potrebbe essere stato molto piccolo ed egli potrebbe dire: "Non mi importa", e tuttavia l'amicizia viene rotta. Quanta gente sarebbe pronta a perdonare se soltanto la persona venisse per dire: " Scusa". Ma non tutti lo fanno. Non ammettono di essersi sbagliati.
Chiedere perdono ad un altro produce un giusto senso di giustizia nella propria mente. L'uomo percepisce il bisogno di chiedere a Dio di perdonare i suoi errori. Quando chiede perdono, questo perdono si sviluppa anche nella sua natura ed egli diventa pronto a perdonare gli altri. Cristo dice nella Sua preghiera: "Perdonaci come noi perdoniamo agli altri". La virtù, il segreto, è in questo. Chiedendo perdono a Dio rinunci al desiderio di chiedere perdono ai tuoi simili, e desideri perdonarli. Vediamo ciò negli arabi e nei beduini alla Mecca e nel deserto. Sono così pronti a combattersi l'un l'altro ed ad uccidersi l'un l'altro. Possono lottare e di fatto hanno i coltelli pronti per uccidersi l'un l'altro e tuttavia, se una terza persona viene e dice: " Perdona in nome di Dio e del Profeta", al momento che sentono queste parole, gettano entrambi i loro coltelli e si danno la mano, e la stretta di mano è il sigillo di amicizia. Sebbene il beduino non abbia educazione, ha tuttavia una tale devozione per Dio e per il Suo Profeta che quando sente queste parole offre subito la mano e da quel giorno in poi non ci sarà nessun pensiero di rancore o di cattiveria nel suo cuore.
Se soltanto avessimo questo! Con tutta la nostra educazione ed il nostro studio, con tutte le pretese di civiltà, non siamo buoni come loro. Tratteniamo l'amarezza nei nostri cuori. Non riflettiamo mai su quanto essa sia velenosa. Proprio la persona che rabbrividisce all'idea di avere nel corpo qualcosa che sia decomposto ed offensivo - qualcosa che non dovrebbe essere lì, ma che dovrebbe essere tolto o tagliato via o asportato - tollera tale veleno di amarezza nella sua mente, non lo toglie; lo cura. Se non gli fosse mancato il senso del perdono e se non avesse trascurato di coltivare l'abitudine di chiedere perdono, sarebbe diventata pronta a perdonare e dimenticare.
Hai mai fatto l'esperienza della gioia quando due amici dopo aver lottato, si sono entrambi chiesti perdono l'un l'altro? E' come se non ci fosse più la possibilità di risentimento. E' il sentimento più delizioso. E' come se le porte del Cielo fossero aperte per entrambi. Quando l'amarezza è andata via, è come se una montagna fosse andata via e il cuore fosse di nuovo libe-ro. La terza parte del primo genere di preghiera è il nostro bisogno. Questa è una cosa delicata e tuttavia è una grande virtù. Come è bella quella natura che si trattiene dal chiedere sollievo dagli affanni, dalle difficoltà e dalla sofferenza, tranne all'Unico Amico. Questa è virtù e non orgoglio. La porta della fede è tenuta aperta per l'Amico Che possono chiamare, a Cui chiedere e da Cui ottenere sollievo. "Esiste Uno da Cui posso andare quando ho difficoltà, angoscia e disperazione. Tu sei l'Uno, l'Unico. Tu sei Colui davanti al Quale nulla è nascosto. Se desidero liberarmi di queste difficoltà, Tu, o Signore, sei Colui da Cui andrò".
Che grande cosa è questa! Che senso d'onore è quello che lo trattiene dal raccontare le sue sofferenze a nessun altro se non a Dio, credendo che Egli aiuterà più di quanto qualsiasi altro potrebbe aiutare. Forse un altro uomo potrebbe aiutare, ma ciò non porterebbe la soddisfazione che viene quando è Dio che ha dato l'aiuto. Che grande gioia, che grande onore Dio gli ha dato aiutandolo! Questo è ciò che succede quando un problema che sorge nella vita di ogni nobile, di ognuno che ha dei teneri sentimenti, che ha ereditato dei sentimenti buoni e religiosi - viene risolto decidendo: "Non esiste nessuno a cui chiederò nella mia povertà, nella difficoltà e nel bisogno, se non Dio". Queste sono le tre cose che costituiscono il primo genere di preghiera.
C'è la storia di un re che stava viaggiando e cacciando nella foresta, ed era così affamato che si fermò presso la casa di un contadino, che lo trattò molto gentilmente. Quando il re stava per andar via, fu talmente toccato da questa gentilezza che, senza raccontargli che era un re, disse: "prendi questo anello e se mai ti troverai in difficoltà vieni da me in città e vedrò cosa potrò fare per te". Dopo un certo tempo ci fu una carestia, il contadino si trovava in grande difficoltà, e la moglie ed il suo bambino stavano morendo; così decise di andare a trovare quest'uomo. Quando mostrò l'anello fu condotto davanti al re. Entrando nella stanza vide il re intento in preghiera; e quando il re gli si avvicinò, gli chiese: " Cosa stavi facendo?" "Pregavo per la pace, per l'amore e per la felicità fra i miei sudditi" disse il re. "Allora esiste uno più grande di te", disse il contadino, "da cui devi andare per ciò che cerchi? Allora io andrò da lui che è più grande e da cui persino il tuo destino dipende". Egli non volle accettare alcun aiuto; ed alla fine il re dovette mandare a casa sua quello di cui aveva bisogno senza dirgli niente, dicendo prima che nessuno doveva dire che questo veniva dal re.
Quale onore, quale spirito, apporta quando l'uomo fissa la sua fiducia su di Lui Che viene chiamato "Onnipotente", Che è Onnipotente. Rumi dice: " Anche se il fuoco, l'aria, la terra, l'acqua, gli elementi, ci sembrano tutte delle cose morte, sono al contempo i servi di Dio, lavorano per Lui, e Gli obbediscono sempre! (Masnavi). E continua dicendo, in un altra parte del suo Masnavi: "L'uomo quando diventa intelligente comincia a vedere le cause. Ma è il superuomo che vede la Causa delle cause, la Fonte delle cause". Dio è la Causa delle cause. La Causa prima. Colui che osserva la Causa prima vede la Causa di tutto nel tempo. Una persona potrebbe studiare nelle cause per tutta la vita, e tuttavia non arrivare mai a comprendere la Causa delle cause. Tutte le cause davanti a questa Causa diventano effetti! Questa Causa rimane la Causa che viene chiamata "Il Verbo"; e poi diventò Luce. "Quando il Verbo fu detto", dice il Corano, "tutte le cose giunsero all'esistenza". "Senza di Lui (Il Verbo)" dice Giovanni "nulla di ciò che è stato fatto sarebbe fatto." Cosa è questa Causa? E' questo divino Impulso interiore che si è reso attivo in ogni direzione, ed ha realizzato qualsiasi cosa di cui era lo scopo. E' questo che ha realizzato tutte le cose. L'unica Causa dietro tutte le cose è la causa che chiamiamo il Potere di Dio.
2.
Ci sono due altri generi di preghiera.
Quando la gente è evoluta, comincia ad usare una preghiera ancora più elevata. Questa preghiera è l'adorazione dell'immanenza di Dio nella sublimità della natura. Se leggiamo le vite di tutti i profeti e maestri da Krishna a Buddha, da Mosé a Maometto, da Abramo a Cristo, vediamo come vissero nelle giungle e andarono nelle foreste, come si sedessero sotto gli alberi e lì riconoscessero l'immanenza divina in tutto ciò che era attorno a loro. E' una preghiera rivolta non a un Dio in cielo, ma ad un Dio che vive in cielo e in terra - in entrambi.
Che cosa nell'uomo svilupperà la lode a Dio, la lode alla Sua creazione, la lode alla Sua natura? Svilupperà dentro di lui una tale arte che non è paragonabile a nulla, un senso di musica alla quale nessuna musica può essere paragonata. Egli inizia a vedere come delle nature sono attratte l'una dall'altra, e come si armonizzano; vede come le disarmonie vengono prodotte, le cause di tutte queste cose gli diventano chiare, una volta che comincia a vedere dentro la Natura, ad ammirare la bellezza della sua costruzione, della sua vita, della sua crescita; dal momento che comincia a studiare la natura e le sue cause.
Coloro che hanno lodato la Natura tramite la loro arte toccano direttamente il cuore dell'uomo. Coloro che lodano la Natura nella loro musica diventano artisti nella musica, e coloro che hanno espresso la loro lode nella poesia e nei versi, sono considerati dei grandi poeti. Toccano tutti il cuore dell'uomo perché hanno visto Dio. Lo hanno visto nella natura e non soltanto nella natura, ma anche sulla terra. Hanno trasformato la terra in paradiso, questo é il passo successivo, il più elevato.
Zoroastro ha detto: "Guarda il sole quando preghi, la luna quando preghi, il fuoco quando preghi". La gente li chiama quindi adoratori del sole, adoratori del fuoco, mentre tutto il tempo questa adorazione era semplicemente un modo di dirigere l'attenzione dell'uomo verso tutto ciò che è una testimonianza di Dio, espresso nella Sua natura. Colui che non è in grado di vedere nessuna traccia di Dio da nessuna parte, può vederLo guardando tutte queste belle cose e osservando l'operare armonioso di tutte queste cose.
Dall'inizio alla fine il Corano ci indirizza verso la natura, mostrando come per mezzo del sole che sorge al mattino e per mezzo della luna che appare alla sera, per mezzo della Natura che è dappertutto - c'è Dio! Perché il Corano si esprime sempre in questo modo? Se tu desideri avere una qualche prova di Dio, guarda la Natura ed osserva come è stata fatta con saggezza - o è forse senza saggezza? "Uomo, con la tua saggezza diventi così orgoglioso che pensi che nient'altro abbia valore. Non sai che c'è una Perfezione della Saggezza davanti alla quale l'uomo non è altro qual che una goccia è per l'oceano?". L'uomo guarda la superficie dell'oceano e tuttavia è così piccolo che non può essere neanche paragonato ad una delle sue gocce, limitato com'è nell'intelletto e nella conoscenza. Egli cerca di scoprire tutta la creazione mentre coloro che l'hanno toccata si sono inchinati a Dio, dimenticando il loro sé limitato. Dopo di ciò Dio rimase con loro e parlò attraverso di loro. Questi sono gli unici esseri che sono stati capaci di dare qualche verità al mondo.
Come Amir dice: "Colui che ha perso il suo sé limitato, è lui che ha ottenuto la Presenza Elevata". Non dimentichiamo noi stessi quando osserviamo la Visione di Bellezza? Se fossimo ciechi alla bellezza non la potremmo vedere ed allora non potremmo dimenticare noi stessi nella bellezza e nella sublimità della visione.
Quando percepiamo la bellezza della Natura chiniamo la testa in amore e ammirazione. "Non posso studiarti, perché sei troppo grande, sei troppo bella. La sola cosa che mi rimane da fare è chinare la testa in prostrazione ai tuoi piedi". Se soltanto potessimo vedere questa bellezza perfetta intorno a noi, se soltanto avessimo gli occhi aperti ad essa, dovremmo immediatamente chinare la testa in tutta umiltà, sempre prima di tentare di farne uno studio. Nessun orgoglio potrebbe trovare posto nel nostro cuore. Senza alcun dubbio dovremmo chinare le nostre teste davanti a questa bellezza di saggezza del Creatore, l'arte del Creatore e la Sua maestria nei fiori, nelle piante e nelle foglie: nella costruzione dell'uomo, nella sua nascita, e in tutte le altre cose nella vita.
Sarebbe sufficiente che ci chiedessimo soltanto una volta come tutte queste cose siano state create - che come il poeta dice: "Dove non ci sono denti, viene dato il latte. Perché quando arrivano i denti, allora viene anche cibo adatto ai denti". Gli occhi sono così delicati che una palpebra delicata è fatta per loro per coprirli e proteggerli! Come sono adatti ed appropriati per lo scopo per cui sono fatti tutti gli organi del corpo umano! Con tutto c'è anche la bellezza dell'arte con cui le cose sono fatte e l'apice della bellezza viene ottenuto nella maestria dimostrata nel creare l'umanità.
Chiunque abbia visto la bellezza ha trovato che la bellezza non può esistere senza saggezza. La saggezza è dietro la creazione. L'unica vita che ha creato le rocce, gli alberi, le piante, gli animali, gli uccelli e tutte le cose, è sia una vita che una saggezza. Il fiore, la foglia, la frutta e i rami, provengono tutti da un'unica radice, anche se hanno dei nomi diversi. E' tutto uno. Potrebbe essere chiamato Egli o Ella, e tuttavia è entrambi. Quando vediamo che la Vita con la Saggezza è sia Egli che Ella, vediamo che la saggezza è dietro a tutte le cose che vediamo. E allora diciamo che ciò che è dietro a tutte le cose è una Persona che chiamiamo Dio.
3.
Il terzo modo di pregare è ancora più grande.
E' il modo seguito dai filosofi e dai mistici; il progresso in questo sentiero spirituale è graduale. Non si può usare questo terzo modo senza avere prima usato gli altri due generi di preghiera. Il terzo genere di preghiera è quello dell'invocazione della Natura di Dio, o della Verità del Suo Essere. Questi sono nomi simbolici. Nel loro significato c'è una sottigliezza. La natura di Dio è spiegata in questa forma di preghiera: Egli è analizzato. Il beneficio di questa preghiera è percepito quando si è arrivati a questo piano e il beneficio è che l'uomo è passato dall'essere un essere umano - come nella prima preghiera - attraverso l'essere un essere divino, come nella seconda preghiera - a diventare un uomo consapevole di Dio. Perché? Perché questa terza preghiera ha lo scopo di portare l'uomo più vicino a Dio. Questa preghiera non lo porta soltanto più vicino a Dio, ma fa sì che egli dimentichi il suo sé limitato, finché alla fine è completamente dimenticato, lasciando soltanto il Sé di Dio - il solo ideale e scopo di tutti i Maestri.
L'uomo non arriva a questa meta ideale se non usa la preghiera per aiutarsi in questo stadio.
Quando guardiamo le cose da un punto di vista mistico, troviamo che c'è una singola linea diretta che viene chiamata Meta. Questa linea rappresenta la linea della vita di ogni essere; il punto più alto è Dio, il punto più basso è l'uomo. La linea è una. Nonostante questa linea sia una per il mistico ed il filosofo, nella realizzazione della Verità, tuttavia la linea è illimitata nel punto più alto, limitata nell'altro. Un punto è immortalità, l'altro è mortalità.
La brama più intima della vita è vedere i punti estremi riuniti. E' la terza preghiera che riunisce l'estremo, che è l'uomo, verso l'estremo che è Dio. Invocando i Nomi di Dio, l'uomo dimentica la sua limitazione, e imprime nella sua anima il pensiero dell'Illimitato. Questo lo porta all'ideale dell'Essere Illimitato.
Questo è il segreto della realizzazione della vita.
L'uomo è il disegno o il riflesso della sua immaginazione. Egli è così grande quanto pensa di essere, così importante quanto pensa di essere, così piccolo quanto pensa di essere. Se pensa d'essere incapace, rimane incapace; se pensa d'essere stupido, sarà stupido e rimarrà stupido; se pensa di essere saggio sarà saggio e diventerà ogni momento più saggio: se pensa di essere potente egli è potente. Da dove veniva la potenza di coloro che hanno provato a se stessi di essere i più grandi guerrieri? Veniva dai loro pensieri, dal loro sentimento: "Io sono il potente." L'idea del "potente" era impressa sulla loro anima e l'anima diventava potenza. Il poeta aveva la poesia impressa sulla sua anima e quindi l'anima diventava un poeta. Qualsiasi cosa sia impressa sull'anima dell'uomo, di tale cosa l'anima viene dotata, e questo l'anima diventa. Se il diavolo imprimesse se stesso sull'anima dell'uomo, questi diventerebbe un diavolo; se Dio imprime Se Stesso sull'anima dell'uomo, questi si trasformerebbe in Dio.