L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte II.

 

Capitolo 10

L'IDEALE DI DIO (Continua)

 

 

Perché Dio viene chiamato il Creatore ? Perché la creazione stessa è l'evidenza dell'operare di una qualche saggezza. Nessuna creazione meccanica potrebbe risultare di una tale perfezione quale è la Natura. Tutte le macchine degli scienziati sono costruite secondo il modello del meccanismo della Natura, e ogni ispirazione che l'artista ha, la riceve dalla Natura. La Natura è talmente perfetta in se stessa che in realtà non ha bisogno di un miglioramento né scientifico, né artistico; ma per soddisfare le sue fantasie limitate, l'uomo sviluppa la scienza e l'arte. E tuttavia è ancora la creazione di Dio espressa, attraverso l'uomo, nell'arte e nella scienza; dato che Dio non è assente nell'uomo, ma più in grado di finire la Sua creazione in qualche modo, che Gli rende necessario di completarla come uomo. Un'evidenza migliore non è necessaria per il cercatore sincero del Dio Creatore. Se soltanto concentrasse la sua mente sulla Natura, egli dovrebbe certamente avere prima o poi una comprensione della saggezza perfetta che è nascosta dietro di essa. L'anima che viene al mondo è soltanto un raggio divino. Anche le impressioni che riceve lungo la strada, venendo verso la terra, provengono da Dio. Poiché nessun movimento è possibile senza il comando di Dio, in tutta la creazione, in tutto il suo aspetto, nella fine della ricerca, e dell'esame, soltanto Dio prova di esser l'unico creatore.

La parola Sostenitore è collegata al Suo Nome. Gesù Cristo disse: "Pensa ai gigli del campo. Non si affaticano, né filano; e tuttavia neanche Salomone in tutta la sua gloria fu adornato come loro. "E Rumi lo spiega più a fondo nel Masnawi: "Perfino il ragno non è trascurato da Dio, ma gli viene dato il suo cibo". Se il più piccolo germe e verme per quanto siano insignificanti, fossero dipesi per il loro sostentamento dall'uomo, che non può sempre neanche sostenere se stesso, come avrebbe potuta andare avanti la creazione? Sembra che alle creature che non si preoccupano delle loro provviste, il cibo venga portato loro in bocca. Sembra che la lotta dell'uomo per le sue provviste sia più grande di quella di tutti gli altri esseri viventi della creazione più bassa. Ma qual'è la causa? Non è Dio, è l'uomo stesso, che è egoista, e che è disonesto verso il fratello, assorbito nei propri interessi nella vita. Nonostante tutte le carestie, il mondo ha ancora provviste sufficienti; ma immagina la quantità di cibo che è stato affondato in mare, e per quanti anni la terra in cui il cibo dell'uomo viene preparato fu trascurata dagli uomini impegnati ad uccidersi l'un l'altro! Se il risultato di tutto questo causa la fame e uno sforzo più grande, si deve accusare Dio? E' l'uomo che merita tutto il biasimo. Sa'di spiega molto sottilmente la natura umana riguardo alla Provvidenza: è la più bella espressione: "Il Creatore si occupa sempre di prepararmi le provviste, ma la mia ansia per le mie provviste è la mia malattia naturale". La vita è un tale fenomeno, e se soltanto ci immergiamo profondamente in essa troviamo che non c'è domanda senza risposta. Non succede mai che abbiamo bisogno di qualcosa e che essa non ci venga data. La sola differenza è tra ciò cui pensiamo di avere bisogno e ciò di cui abbiamo veramente bisogno. La provvista è sempre più grande del nostro bisogno, perciò la Provvidenza è sempre un fenomeno. Talvolta noi la guardiamo con un sorriso, altre volte con le lacrime. Ma ogni tanto è reale e vivente; e dimostrerà di essere più reale se la guardiamo salendo verso la cima della nostra ragione.

Tanti profeti parlarono di Dio come Giudice, e l'uomo ragionevole e logico ha cercato di attribuire giustizia alla legge. Ma giustizia non è legge; la giustizia è al di sopra della legge. Molto spesso, alla nostra vista limitata, le cose nel mondo si mostrano ingiuste; e spesso sembra esserci la legge dell'uomo: ciò che desidera lo fa se ha il potere di farlo. Ma dietro questa apparenza illusoria c'è certamente una giustizia rigida e una legge reale. Non appena il cuore diventa vivente allora la legge si manifesta. Non si può far a meno di meravigliarsi della vita e della natura, vedendo come è grande la giustizia di Dio: cioè dare con la mano destra e prendere con la mano sinistra - tutto quello che dai e tutto quello che prendi. Nessun anima deve aspettare giorni, settimane o anni o che venga la morte perché la legge si manifesti. Ogni giorno è un Giorno del Giudizio, ed ogni ora è un'ora di giustizia. Un criminale fugge dalle sbarre della prigione, ma non può fuggire sotto il cielo! C'è il Giudice interiore ed esteriore. Quando gli occhi sono chiusi egli viene giudicato interiormente; quando sono aperti viene giudicato esteriormente. Siamo sempre in una corte di giustizia. Se non realizziamo questo è perché siamo intossicati dalla vita, e diventiamo come un ubriaco in corte, che non vede né giudice, né giustizia.

Ma ciò di cui possiamo meravigliarci di più nella vita è di sapere, nonostante la Sua grande Giustizia, che Dio è Colui Che Perdona. Egli perdona persino più di quanto giudichi, poiché la giustizia viene dalla Sua Intelligenza, ma il perdono viene dal Suo Amore Divino. Quando il Suo Amore Divino si alza come un'onda, lava via i peccati di tutta una vita in un momento. Poiché la legge non ha potere di fronte all'amore. Il fiume d'amore la spazza via. Quando la donna che era accusata da tutti del suo crimine fu portata davanti a Cristo, cosa sorse nel cuore del Maestro? La legge? No; fu l'amore nella forma di misericordia e compassione. Persino il pensiero dell'Amore di Dio riempie il cuore di gioia, lo alleggerisce del suo fardello. E se, come i religiosi hanno sempre insegnato, una persona, una volta nella sua vita ha chiesto perdono con tutto il cuore, malgrado tutta la vita di peccati, ella sarà certamente perdonata.

 

 

 

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