L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte II.
Capitolo 19
LA RELAZIONE DELL'UOMO CON DIO
La relazione dell'uomo con Dio si può paragonare alla relazione fra una goccia e il mare. L'uomo è di Dio, l'uomo è da Dio, l'uomo è in Dio, come la goccia è dell'acqua, dall'acqua e nell'acqua. Così simile e tuttavia così differente! La goccia è diversa e il mare è diverso e non c'è paragone fra di loro. Così, nonostante Dio e l'uomo non siano diversi, tuttavia c'è una imparagonabile differenza. Hafiz dice: "Quale è il paragone fra la terra ed il Cielo?" Per lo stesso motivo l'uomo è piccolo davanti a Dio, come la goccia è piccola davanti all'oceano, e tuttavia non è separata dall'oceano, né consiste di nessun altro elemento tranne l'oceano. Perciò la Divinità è nell'uomo come in Dio. La Divinità di Cristo vuol dire la Divinità dell'uomo, nonostante la Divinità stessa sia l'ideale. La parola Divino ha origine nel Sanscrito. Deriva da Deva, che vuol dire la stessa cosa - Divino. E tuttavia la radice di questa parola significa luce. Ciò vuol dire che il Divino è quella parte dell'essere che è illuminato dalla luce interiore. Quindi, nell'uomo la luce è nascosta, non svelata. Egli non è divino. Se la luce nascosta fosse divina, allora anche la pietra potrebbe essere divina, poiché la scintilla di fuoco è nascosta nella roccia. Senza dubbio tutto ciò che vive è uno e tutti i nomi e forme sono della stessa vita. Ma quella parte della vita da cui sorge la luce, che illumina se stessa e ciò che la circonda, e che si rende consapevole del suo proprio essere, è divina; poiché in questo si trova la realizzazione dello scopo di tutta la creazione, e ogni attività è diretta a creare lo stesso scopo. Con quale calma sembra che le montagne e le colline attendano che venga un certo giorno! Se ci avvicinassimo ad esse e ascoltassimo la loro voce, ci racconterebbero ciò. E con quale brama le piante e gli alberi nella foresta sembrano attendere che venga il giorno, l'ora, l'ora dell'esaudimento del loro desiderio! E se soltanto potessimo sentire le loro parole! Negli animali, negli uccelli, nella creazione più bassa, il desiderio è ancora più intenso ed ancora più pronunciato. Il veggente lo può vedere quando il suo sguardo incontra il loro sguardo. Ma la realizzazione di questo desiderio è nell'uomo: il desiderio che si è manifestato attraverso tutti gli aspetti della vita e ha creato dei frutti diversi, tuttavia preparando una strada per raggiungere la stessa luce che si chiama Divinità. Ma persino l'uomo, che ne ha il diritto, non può toccarla a meno che non abbia acquisito la conoscenza del Sé, che è l'essenza di tutte le religioni.
È facile affermare: "Io sono Dio!"; ma cos'è questo? Non è insolenza da parte dell'uomo, che è soggetto alla malattia, alla morte ed ai malanni? Significa portare l'ideale più alto di Dio sul piano più basso. È come l'illusione della goccia che dice: " Io sono il mare! Io sono il mare!" Mentre la sua coscienza, come pure tutti gli altri, vedono che è una goccia. E ancora, è cecità da parte dell'uomo, per quanto devoto e pio possa essere, dire: "Sono separato, Dio è separato. Sono sulla terra, Dio è nel cielo". Pregherà e adorerà per mille anni e non arriverà mai vicino a Dio. Poiché, secondo l'idea degli astronomi, ci vogliono così tante centinaia di anni per raggiungere un certo pianeta, come si potrebbe arrivare così in alto come alla Dimora di Dio, che si suppone sia ancora più in alto e più lontano di qualsiasi altra cosa? Nessun uomo ha il diritto di affermare la sua divinità finché è consapevole del suo io limitato. Soltanto colui che è talmente assorto nella contemplazione dell'Essere Perfetto così che il suo io limitato è sparito dalla sua vista, potrebbe dirlo, ma questo, la maggior parte delle volte, non viene detto. È in questo momento che l'uomo chiude le labbra, per timore di dire una parola che potrebbe offendere le orecchie della gente nel mondo. "O uccello, grida gentilmente, poiché le orecchie dell'amato sono tenere!" E se qualcuno, come Mansur, ha reclamato divinità, è in quel vino di vita divina che lo intossicava, e il segreto scaturiva da lui come viene fuori da un ubriaco che, se fosse stato sobrio, non avrebbe mai svelato.
I saggi realizzano l'Essere Divino perdendo il pensiero del sé, e si sciolgono in Lui, e diventano assorbiti in Lui e, gioiscono della pace che possono ricevere dalla Vita Divina, ma vivono gentilmente nel mondo, umili e premurosi, proprio come tutti gli altri. È proprio colui che non è saggio che si mostra troppo saggio. Con l'aumento della saggezza viene questa bellezza dell'innocenza che rende il saggio l'amico di tutti, siano stupidi o saggi. E' colui che è stupido che non può andare d'accordo con il saggio, ma il saggio può andare d'accordo sia con lo stupido che con il saggio. Egli può diventare entrambi, mentre l'uomo stupido è quello che è.