L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte II.
Capitolo 2.
L'IDEALE DI DIO ( continuazione )
Ci sono due punti di vista da cui si guarda l'Ideale di Dio. Uno è il punto di vista delle persone immaginative, e l'altro il punto di vista di coloro che sono consapevoli di Dio. Il primo è il punto di vista di un'anima minore, e l'altro è quello di un'anima maggiore. Una pensa che c'è un Dio e l'altra vede Dio. Il credente che adorna il suo Dio con tutto ciò che l'immaginazione può fornirgli vede Dio come tutta la bellezza, come tutta la bontà e come il Dio più Misericordioso e Compassionevole, e Lo riconosce come l'Onnipotente, l'Essere Supremo e vede in Dio il vero Giudice, e aspetta di ricevere un giorno giustizia da Lui. Sa che in Dio troverà finalmente l'amore perfetto di cui può fidarsi pienamente. Vede in Dio l'amico a cui può rivolgersi nella difficoltà e nella gioia. Lo chiama suo Padre e suo Signore, suo Padre e sua Madre; e riconosce tutto ciò che è buono e bello come proveniente da Dio. In verità crea una forma intelligibile di Dio, e questa è l'unica condizione perché possa vedere Dio. Il credente che ha immaginato Dio così alto come la sua immaginazione gli permette, Lo adora, chiede il Suo perdono, cerca il Suo aiuto e spera un giorno di raggiungerLo, e sente che c'è Qualcuno più vicino a lui di qualsiasi altro nella vita, la Cui misericordia è sempre con lui.
E' questo punto di vista che viene chiamato monoteismo - credere nella personalità di Dio, una Personalità che l'uomo crea nel modo migliore possibile, a seconda delle sue abilità. Perciò il Dio del monoteista è dentro di lui, fatto dalla sua mente. Ma è la forma di Dio che egli crea. Lo spirito è sempre lo stesso, nascosto dietro la forma che l'uomo ha creato, perché ha bisogno di una forma. Senza dubbio a questo punto il Dio del credente è la forma che questo ha fatto di Lui, la forma di un essere umano. Dio è dietro questa forma ed Egli risponde al Suo devoto attraverso questa forma. Una volta qualcuno disse ad un Bramino: "O uomo ignorante, hai adorato questo idolo per anni. Pensi che potrà mai risponderti?" "Si" disse il Bramino. "Persino da questo idolo di pietra verrà la risposta se la fede è vera. Ma se tu non hai la vera fede non avrai nessuna rispo-sta neanche dal Dio in Cielo." L'uomo che sa e vede tutte le cose tramite i suoi sensi ed i suoi sentimenti e che cerca di disegnare ogni cosa con la sua immaginazione - cose che non ha mai visto né conosciuto, come gli spiriti, gli angeli, le fate, è naturale che egli crei Dio intelligibile per se stesso tramite la sua immaginazione.
L'altro punto di vista che ho chiamato il punto di vista maggiore è forse meno interessante per alcuni e più interessante per altri, poiché questo è il vero punto di vista. Quando una persona inizia a vedere tutta la bontà come la bontà di Dio, tutta la bellezza che lo circonda come la bellezza divina, inizia indubbiamente ad adorare un Dio visibile e senza dubbio, dato che il suo cuore ama ed ammira costantemente la bellezza divina in tutto ciò che vede, inizia a vedere in tutto ciò che è visibile un'unica visione; tutto diventa per lui una visione unica - la visione della Bellezza di Dio. Il suo amore per la bellezza fa crescere la sua capacità ad un grado tale che grandi virtù come la tolleranza ed il perdono sorgono in modo naturale dal suo cuore. Perfino le cose che in generale la gente guarda con disprezzo, egli le vede con tolleranza. La fratellanza dell'umanità non ha bisogno di imparare, poiché non vede l'umanità, vede solo Dio. E man mano che questa visione si sviluppa, diventa una visione divina che occupa ogni momento della sua vita. Nella natura vede Dio, e nell'uomo vede la Sua immagine, e nell'arte e nella poesia vede una danza di Dio. Le onde del mare gli portano il messaggio dall'alto, il dondolare dei rami nella brezza gli sembra una preghiera. Per lui c'è un contatto costante con il suo Dio. Non conosce né orrore, né terrore, né alcuna paura. Nascita e morte sono per lui soltanto dei piccoli cambiamenti nella vita, la vita è per lui un film che egli ama e ammira, e tuttavia è libero da tutto. E' uno in mezzo a tutto il mondo. Egli stesso è felice e rende gli altri felici. Questo punto di vista è il punto di vista panteistico.
In realtà questi due punti di vista sono le conseguenze naturali dell'evoluzione umana, e non si può veramente separarli. Nessuno arriva alla vecchiaia senza essere passato attraverso la gioventù e nessuno raggiunge il punto di vista panteistico senza aver vissuto quello monoteistico. E se qualcuno arriva di colpo al punto di vista panteistico, senza vivere quello monoteista, è come una persona che diventa un uomo senza essere stato un bambino, privo di bellezza.
Ci sono certamente due possibilità di errore, una è fatta dal monoteista quando continua ad adorare il Dio che ha creato, senza dare a se stesso la possibilità di vedere il punto di vista del panteista. Per poter amare Dio egli limita il proprio Dio, il che non significa che Dio è veramente limitato, ma che Dio è limitato per lui. Il comportamento dei bambini è attraente in un bambino, ma una persona adulta con le caratteristiche di un bambino è assurda. Quando l'uomo inizia a credere in Dio tramite il monoteismo, questo è il modo migliore, ma quando arriva alla fine della sua vita senza avere fatto alcun progresso, ha perso la più grande opportunità della sua vita. L'uomo che fa questo sbaglio, separa l'uomo da Dio, e non possono essere separati. Poiché Dio e l'uomo sono come due estremi di una linea. Quando un credente in Dio concepisce Dio come un'entità separata e l'uomo come un essere separato da Lui, rende se stesso un esiliato - un esiliato dal Regno di Dio. Egli tiene stretta a se la forma che lui stesso ha creato, e non raggiunge lo spirito di Dio. Per quanto buono e virtuoso possa essere stato nella vita, per quanto religioso nelle sue azioni, non ha esaudito lo scopo della sua vita.
Il panteista si sbaglia quando continua a credere che esiste soltanto tutto ciò che egli può concepire e tutto ciò che risponde ai suoi cinque sensi. Poiché con questo sbaglio egli si trattiene alla forma di Dio e perde il Suo Spirito. Tutto ciò che possiamo comprendere nell'uomo non è tutto quello che può essere compreso. C'è qualcosa che è al di là della nostra comprensione. E se le profondità dell'uomo sono troppo lontane per essere raggiunte dall'uomo, come si può sperare di raggiungere le profondità di Dio? Tutto ciò che è visibile è in realtà un unico corpo, un corpo che può essere chiamato il Corpo di Dio; ma dietro, c'è lo Spirito di Dio. Ciò che sta dietro a questo Corpo è la fonte e la meta di tutti gli esseri. E naturalmente la parte che è lo spirito è la parte più importante. Il panteista che riconosce soltanto la divinità di ciò che gli è comprensibile, sebbene il panteismo possa essere per lui un grande ideale, cerca tuttavia a tentoni nel buio. Tutto ciò che è soggetto al cambiamento, tutto ciò che non è costante, tutto ciò che passa attraverso la nascita e la morte, un giorno potrà anche essere distrutto. L'uomo che limita l'Essere Divino a qualcosa che è soggetto a distruzione, l'uomo che non può sentire la traccia dell'Essere Divino in qualcosa che è al di là della sua comprensione, quest'uomo è fuori strada. Il vero panteismo è: "Dio è tutto e tutto è Dio; il conosciuto e lo sconosciuto; tutto ciò che esiste dentro e fuori; Dio è tutto ciò che esiste e nulla esiste eccetto Lui.
L'inizio del monoteismo si può chiamare deismo, credere in Qualcosa di più alto di sé. E alle anime che hanno raggiunto questo stadio di evoluzione sono state date tante lezioni dai Saggi. I Saggi hanno insegnato loro ad adorare il sole, il fuoco, l'acqua, certi alberi e tanti idoli. E senza dubbio, dietro tutti questi insegnamenti c'è sempre la saggezza dei Maestri. Le lezioni date a certi popoli non erano per altri, come ciò che è adatto per un periodo non è adatto per un altro. E per insegnare il panteismo c'erano anche delle lezioni elementari, come l'idea di tanti dei, come fra gli antichi Greci, gli antichi Indù e gli antichi Egiziani. Tutti questi popoli credevano in tanti dei, e questa lezione fu data loro per vedere lo stesso Spirito di Dio in diverse cose. Ogni dio aveva come sua caratteristica certi aspetti umani e tramite ciò fu insegnato all'uomo come diventare capace di riconoscere Dio nel suo simile, di diventare tollerante e clemente; egli fu guidato a concentrarsi ed a meditare su certe caratteristiche umane, considerandole come un qualcosa di divino. Considerazione e rispetto per l'umanità furono insegnate tramite la meditazione su certi aspetti.
L'uomo senza conoscenza di questi due diversi punti di vista e che è fortemente impressionato dalle idee materialistiche, spesso considera Dio come una forza o un'energia, ma nega vivamente che Dio possa avere una personalità. Sarebbe indubbiamente un grande errore chiamare Dio una Personalità, ma è un errore ancora più grande quando l'uomo nega la Personalità di Dio. E se chiedo a questa persona: "Qual è la tua fonte? - qual è il tuo scopo? - sei tu stesso una personalità? - è possibile che tu stesso possa essere una personalità, quando lo scopo e la fonte da cui tu provieni non è una Personalità?" Egli non ha risposta. E' il seme che è l'origine del fiore e della frutta e che è anche il risultato del fiore e della frutta. Perciò l'uomo è la miniatura della Personalità di Dio; Dio è il seme da cui viene la personalità. L'uomo, nella fioritura della sua personalità esprime la Personalità di Dio. E' un argomento che non può essere discusso perché si è capaci soltanto di distinguere ogni cosa tramite il paragone e perché Dio è l'Unico Essere, Egli non può essere paragonato e perfino usare la parola personalità nel parlare di Dio é uno sbaglio. Non può esserci un modo migliore di guardare Dio l'Ideale che considerandoLo come Essere la Perfezione nel senso più ampio e completo della parola.