L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte II.

 

Capitolo 20

LA MANIERA DIVINA

 

 

In termini Sufi la maniera divina è chiamata Akhlak Allah. L'uomo pensa, parla e agisce secondo il diapason a cui la sua anima è sintonizzata. La nota più alta a cui può essere sintonizzato è la nota divina, ed una volta che l'uomo arriva a quel diapason, comincia ad esprimere la maniera di Dio in ogni cosa che fa. E cos'è la maniera di Dio? E' la maniera regale, una maniera che non è neanche conosciuta dai re, poiché è una maniera che soltanto il Re del Cielo e della terra conosce. E questa maniera viene espressa dall'anima che è sintonizzata a Dio, una maniera che è priva della rigidità, una maniera che è libera dall'orgoglio e dalla presunzione, una maniera che non è soltanto bella ma è bellezza stessa, poiché Dio è bello ed Egli ama la bellezza. L'anima che è sintonizzata con Dio diventa anche bella come Dio, e comincia ad esprimere Dio attraverso tutto ciò che fa, esprimendo nella vita la maniera divina. Perché è una maniera regale? Con la parola regale vogliamo soltanto indicare qualcuno che possiede potere e ricchezza in abbondanza. L'anima sintonizzata con Dio, davanti a cui tutte le cose svaniscono, e ai cui occhi l'importanza di tutte le piccole cose a cui ognuno pensa così tanto è diminuita, questa anima comincia ad esprimere la maniera divina sotto forma di contentezza. Può sembrare ad una persona comune che nulla importi a questa anima, che nessun guadagno la ecciti, nessuna perdita l'allarmi; se qualcuno la loda, non ha conseguenza: se qualcuno la accusa, non ha importanza; l'onore e l'insulto, tutto questo per lei è un gioco, poiché alla fine del gioco, né il guadagno è un guadagno, né la perdita è una perdita; è stato soltanto un passatempo.

Si potrebbe pensare, cosa fa una tale persona per gli altri; di che utilità è a coloro che le sono intorno? Questa persona, per gli altri e per coloro che le sono intorno, è una guarigione; questa persona è un'influenza per sollevare le anime - le anime che soffrono della ristrettezza e della limitazione della natura umana, poiché la natura umana non è soltanto ristretta e limitata ma è sciocca e tirannica. La ragione è che la natura della vita è intossicante. La sua intossicazione rende la gente ubriaca. E cosa vuole un uomo ubriaco? Vuole bere: non pensa agli altri. In questa vita ci sono così tanti liquori che l'uomo beve: l'amore per la ricchezza, le passioni, l'ira, gli averi; l'uomo non è soddisfatto soltanto quando possiede proprietà terrene, ma desidera anche possedere coloro che egli pretende di amare, e in questo modo dimostra di essere tirannico e sciocco. Poiché tutte le cose di questo mondo che l'uomo possiede non le possiede realmente, è soltanto posseduto da esse, siano ricchezze o proprietà, siano un amico, una posizione o uno status. L'anima con la maniera divina è quindi sobria in confronto all'uomo ubriaco del mondo: è questa sobrietà che produce in lei una tale purità che si chiama Sufismo, ed è tramite questa purità che Dio si riflette nello specchio della sua anima. L'anima che riflette Dio non può essere impaurita poiché è al di sopra di tutte le paure, poiché non possiede nulla, e tutta la paura è legata a ciò che l'uomo possiede. E questo significa che egli lascia il mondo per trascorrere la sua vita nelle caverne delle montagna? No, per niente. Potrebbe possedere la ricchezza del mondo intero, potrebbe avere il regno dell'intero universo sotto di lui, ma nulla lo vincola, nulla gli fa paura, poiché soltanto ciò che gli appartiene, egli possiede. E se l'anima gli appartiene tutto gli appartiene e ciò che possiede non glielo si può togliere. E se qualcuno glielo togliesse, sarebbe lui stesso a farlo. E' lui stesso il suo amico ed il suo nemico e così non c'è più dolore o sofferenza, lamento o rancore; egli è in pace perché è a casa sua sia sulla terra che in cielo.

La differenza fra Dio e l'uomo è che Dio è Onnisciente e l'uomo conosce soltanto i suoi propri affari. Come Dio è Onnisciente egli ama tutti e il Suo interesse è in tutti; lo stesso è con l'anima divina. La divina personalità espressa attraverso l'anima divina mostra se stessa nel suo interesse per tutto, sia conosciuto o sconosciuto a quell'anima. Il suo interesse per un altro non è solo a causa della sua natura gentile o del suo spirito tollerante; non si interessa di un'altra persona, del suo bene e del suo benessere perché è suo dovere, ma perché vede nell'altra persona se stessa. Perciò la vita e l'interesse di un'altra persona sono per l'anima divina come i suoi stessi. Nel dolore di un'altra persona l'anima divina si rattrista; nella felicità di un'altra persona l'anima divina gioisce. Così l'anima divina, che ha quasi dimenticato se stessa, dimentica anche la parte di se stessa che rimane, interessandosi agli altri. Da un punto di vista è naturale che l'anima divina si interessi ad un altro. Solo colui che si è privato di ciò che viene chiamato l'io nel senso comune della parola è in grado di conoscere la condizione di un altro. Talvolta egli sa forse più della persona stessa, come un dottore conosce il caso del suo paziente.

Quindi la maniera divina non è come quella dei genitori verso i figli o di in amico verso l'amico amato, o di un re verso il servo, o di un servo verso il padrone. La maniera divina consiste di tutte le maniere; è espressiva di ogni forma d'amore; e se ha una particolarità, questa particolarità è una, cioè divina. E ciò perché in ogni forma di amore e di affetto è nascosto da qualche parte l'ego, che domanda apprezzamento, reciprocità e riconoscimento. La maniera divina è al di sopra di tutto questo. Dà tutto e nulla chiede che ritorni in qualsiasi modo o forma, dando prova in tal modo dell'Azione di Dio attraverso l'uomo.

 

 

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