L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte II.

 

Capitolo 3.

LA REGALITÀ DI DIO

 

 

Dio che è l'Ideale è stato considerato da diversi uomini in modi diversi. Alcuni hanno idealizzato Dio come il Re della Terra e del Cielo, altri hanno un concetto di Dio come una Persona, altri pensano a Dio come una astrazione, alcuni credono in Dio altri no, alcuni innalzano l'ideale della deità nel cielo più alto, altri lo abbassano fino agli abissi più profondi della terra, alcuni vedono Dio in Paradiso, altri creano un idolo e lo adorano. Ci sono tante idee e tante credenze, nomi diversi, come il panteismo, l'idolatria, il credere in un Dio senza forma o il credere in tanti dei e dee, ma tutti inseguono qualcosa in un modo o nell'altro. Se mi fosse chiesto quanti sono i concetti di Dio, direi: "Tanti quante sono le anime"; poiché tutti, sia saggi che stupidi hanno qualche concetto di Dio.

Ognuno conosce Dio in qualche modo ed ha la sua propria immagine di Lui, sia come un Uomo, come l'Assoluto, come la Bontà, che come Qualcosa di bello o di illuminante; ognuno ha qualche concetto; e per colui che non crede in Dio, persino per lui il Nome esiste. Molto spesso il non credente è un non credente a causa della propria vanità, sebbene questo non sia sempre il caso. Egli dice che soltanto la gente semplice crede in Dio; vede che ci sono milioni di anime semplici che venerano Dio e tuttavia ciò non le solleva più in alto, e così egli non vede nessuna virtù nella devozione di Dio. Altri credono nell'Ideale di Dio finché sono felici. Ma quando la loro condizione cambia, quando arrivano sofferenza e difficoltà, cominciano a dubitare che esista veramente un Dio. Ho incontrato spesso della gente che ha avuto una grande fede in Dio, ma avendo perso una persona amata, ed avendo invano pregato ed implorato Dio che lasciasse loro questa persona amata, hanno perso la loro fede. Incontrai una volta una madre molto infelice che aveva smesso di credere in Dio dopo la morte dell'unico figlio. Mi addolorò il pensiero che un'anima talmente religiosa, tenera e fine, a causa di questo unico grande dolore nella vita avesse abbandonato la sua fede; Le raccontai che mentre simpatizzavo con lei nel modo più profondo, allo stesso tempo abbandonando la sua fede ella aveva portato a se stessa una perdita ancora più grande - una perdita che nulla potrebbe rimpiazzare.

Leggiamo nella Bibbia e nelle altre scritture che dovremmo glorificare il Nome di Dio. C'è una domanda: Dio viene elevato più in alto dall'adorazione dell'uomo o viene reso più grande dal suo avere fede in Lui? La risposta è che Dio è indipendente da tutto ciò che l'uomo può fare per Lui. Se l'uomo adora Dio, ha fede in Lui, Lo glorifica, questo è per il suo proprio bene; poiché credendo in Dio adempie il più grande ed unico scopo nella vita, per la cui realizzazione l'uomo era nato, e questo scopo è la realizzazione di quella perfezione che può essere chiamata divina.

Perché Dio deve essere chiamato re? Perché non con nessun altro nome? La risposta è che è impossibile spiegare o definire Dio con parole, ma tutto quello che l'uomo può fare è di usare la parola migliore per l'Essere più Grande, l'Essere Supremo; ed egli usa questa parola perché la lingua è povera e non può trovarne un'altra o una migliore. Di nuovo viene la domanda del metafisico e del filosofo quando legge: tutto è Dio e Dio e tutto. Egli dice: "Se Dio è bontà allora che cosa è il contrario della bontà? E' al di fuori di Dio? Se è così Dio è limitato. Allora come Dio esiste, esiste anche qualcosa d'altro. Ci sono due poteri, poteri rivali? Qual è il potere chiamato maligno ?" E' vero che Dio è in tutto, ma non chiameresti uomo l'ombra dell'uomo. Allora cos'è il male? E' soltanto un'ombra. Cos'è la malattia? E' un'altra illusione. In realtà c'è soltanto la vita, la vera esistenza; la malattia è mancanza di vita; è un'ombra, un'illusione. L'Essere di Dio viene riconosciuto dai Suoi attributi. Perciò l'uomo parla di Dio come il Dio giusto; vede tutto il potere, tutta la bontà in Dio; ma quando la situazione cambia, quando vede Dio come un'ingiustizia, allora comincia a pensare che Dio è senza potere, e comincia a giudicare le azioni di Dio. Ma bisogna vedere ciò da un punto di vista diverso. Gli esseri umani sono limitati, imperfetti, e dal nostro punto di vista imperfetto cerchiamo di giudicare l'Essere Perfetto, o la Sua azione perfetta. Per giudicare, la nostra visione deve diventare ampia come l'universo; allora potremo avere un piccolo barlume della Giustizia che è perfetta in se stessa. Ma quando cerchiamo di giudicare ogni azione limitando Dio, dando la responsabilità di ogni azione a Dio, confondiamo la nostra fede e tramite il nostro proprio errore cominciamo a non credere.

L'errore è nella natura dell'uomo; fin dall'infanzia pensiamo che tutto ciò che facciamo e diciamo sia giusto ed equo, e così quando l'uomo pensa a Dio, ha la sua propria concezione, e con essa cerca di giudicare Dio e la Sua giustizia. Se egli ha una natura clemente cerca di non vedere le apparenti ingiustizie di Dio, e di trovare bontà in Dio e di vedere la limitazione dell'uomo. Questo è meglio, ma alla fine l'uomo realizzerà che ogni movimento viene controllato e diretto dall'Unica Fonte e questa Fonte è la Perfezione d'Amore, di Giustizia e di Saggezza, una Fonte dove non manca nulla. Ma è talmente difficile per l'uomo avere una perfetta concezione di Dio l'Ideale, e non può cominciare con la prima lezione a concepire Dio come perfetto. Così il saggio deve essere tollerante verso tutte le forme in cui le anime vedono il loro Dio.

C'è una storia di Mosé . Un giorno Mosé passò per una fattoria e vide un giovane contadino seduto tranquillamente che parlava a se stesso, dicendo: "O Dio, io Ti amo così tanto; se potessi vederTi in questi campi Ti porterei un morbido materasso e dei deliziosi piatti da mangiare, mi assicurerei che nessun animale selvaggio possa avvicinarTi. Tu mi sei così caro, ed ho così tanto desiderio di vederTi; se soltanto sapessi quanto Ti amo, sono sicuro che mi appariresti." Mosé sentì e disse: "Giovanotto, come osi parlare di Dio in questo modo? Egli è il Dio Senza Forma e nessun animale selvaggio, né alcun uccello potrebbe ferire Colui che guarda e protegge tutto." Il giovane piegò la testa addolorato e pianse. Aveva perso qualcosa e si sentì molto infelice. E poi una rivelazione venne a Mosé, come una Voce dall'interno, che disse: "Mosè, cosa hai fatto? Hai separato un amante sincero da Me. Cosa importa come vengo chiamato o come Mi si parla? Non sono in tutte le forme?" Questa storia dà tanta luce ed insegna che è soltanto l'ignorante che accusa un altro di un concetto sbagliato di Dio.

Questo ci insegna come dobbiamo essere gentili con la fede di un altro; fintanto che l'altro ha la scintilla dell'amore di Dio, bisognerebbe soffiare piano su questa scintilla così che la fiamma possa sorgere; altrimenti questa scintilla si spegnerà. Quanto dipende da un uomo religioso lo sviluppo spirituale dell'umanità in generale! Egli può diffondere la luce o diminuirla, imponendo il suo credo sugli altri.

Tutti pensano che gli altri debbano credere e adorare il loro Dio. Tutti hanno il loro proprio concetto di Dio e questo concetto crea il gradino verso il vero ideale che è Dio. Ci sono poi altri che credono in Dio ma che non mostrano la loro fede in una tendenza religiosa esteriore. La gente spesso non li comprende e tuttavia c'è qualcosa di molto bello nascosto nel loro cuore, non compreso, non conosciuto. C'è una storia raccontata in Oriente di un uomo che aveva l'abitudine di evitare di andare alla casa di preghiera, che non mostrava alcun segno esteriore della sua religiosità, così che la moglie si chiedeva spesso se egli avesse alcuna fede in Dio; ella pensava moltissimo a ciò ed era molto ansiosa al riguardo. Un giorno, disse al marito: "Oggi sono molto felice." L'uomo fu sorpreso e chiese cosa l'avesse resa felice ed ella rispose: "Avevo una falsa impressione, ma ora che ho scoperto la verità sono felice." Egli chiese: "Cosa ti ha reso felice?" Ed ella rispose: "Ti ho sentito pronunciare nel sonno il nome di Dio. " Egli disse: " Sono molto dispiaciuto." Questo era per lui qualcosa di troppo prezioso, di troppo grande per parlarne, e sentì che era una colpa molto grande, dopo avere nascosto questo segreto nella parte più intima del suo essere, perché era troppo sacro per parlarne. Non poté sopportarlo e morì. Non possiamo dire dall'apparenza esteriore chi crede e chi non crede. Una persona può essere pia ed ortodossa e ciò può non avere alcun significato; un'altra può avere un amore profondo per la Deità, e una grande conoscenza di Lui e può darsi che nessuno lo sappia.

Quale beneficio riceve l'uomo dal credere nella regalità di Dio? Come riceve un vero aiuto dal suo credo? Deve cominciare a realizzare la nobiltà della natura umana. Non che ci si debba aspettare che tutte le cose siano buone e belle, e se la propria speranza non viene realizzata, pensare che non ci sia alcuna speranza di progresso; poiché l'uomo è limitato, la sua bontà è limitata. Nessuno ha mai provato ad essere il tuo ideale; puoi creare un ideale nella tua immaginazione e in qualsiasi momento tu vedi che manca la bontà puoi darla dal tuo proprio cuore e così completare la nobiltà della natura umana. Questo viene fatto con pazienza, tolleranza, gentilezza, e perdono. Colui che ama la bontà ama ogni piccolo segno di bontà. Non vede gli errori e riempie i buchi versando amore e riempiendoli di ciò che manca. Questa è la vera nobiltà dell'anima. Religione, preghiera, devozione, sono tutte intese a nobilitare l'anima, non per restringerla e renderla settaria e bigotta. Non si può arrivare alla vera nobiltà di spirito se non si è preparati a perdonare l'imperfetta natura umana. Poiché tutti, degni e non degni, hanno bisogno del perdono e soltanto in questo modo ci si può sollevare al di sopra della mancanza d'armonia e di bellezza, finché alla fine si arriva allo stadio in cui si riflette ciò che si è raccolto.

Allora un uomo riflette tutta la ricchezza d'amore, di gentilezza, di tolleranza, e di buone maniere e lancia luce sull'altra persona e fa scaturire in quest'altra queste virtù, proprio come innaffiare una pianta fa sì che le foglie e i boccioli si aprano e i fiori sboccino. Questo ci porta più vicino alla Perfezione di Dio, in Cui solo si vede tutto ciò che è perfetto, tutto ciò che è divino. Come è detto nella Bibbia: " Siate perfetti come il vostro Padre in Cielo è Perfetto"

 

 

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