L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte IV

 

Capitolo 4

L'ANIMA DEL PROFETA

 

 

L'anima del Profeta è allo stesso tempo umana e divina. Con i suoi piedi sulla terra e la sua testa in Cielo, egli deve viaggiare sulla strada della vita, rispettando ed avendo riguardo della ragione, e tuttavia stringendosi a questa corda che pende giù dal Cielo che egli chiama fede - l'uno contrario all'altro. Il mondo della molteplicità con i suoi innumerevoli cambiamenti lo obbliga a riflettere sulle cose, e il mondo dell'unità promette alla sua fede incrollabile la risposta ad ogni domanda della vita. E in termini Sufi esiste una parola chiamata Akhlak Allah, che significa la Maniera di Dio. Questa Maniera si vede nell'anima profetica. Nessuno conosce la Maniera di Dio in quanto Dio non è visto da tutti; e se si è mai visto un qualsiasi segno di Dio, è in colui che è conscio di Dio; ed è la pienezza dell'essere consapevole di Dio che crea l'anima Profetica.

La vita del Profeta é come quella di qualcuno che cammina su un filo - materia da una parte e spirito dall'altra: il cielo da una parte e la terra dall'altra; con il sé imperfetto, viaggiando verso la perfezione e allo stesso tempo portando su se stesso il fardello delle innumerevoli anime, perché, tante fra queste, non hanno ancora imparato a camminare nemmeno sulla terra. Nella storia dei Profeti, in qualsiasi epoca siano venuti sulla terra si legge della quadruplice lotta: lotta con l'ego, lotta con il mondo, lotta con gli amici, e lotta con i nemici; e tuttavia tanti si chiedono perché un Profeta dovrebbe essere un guerriero? Molti conoscono il fatto che il Profeta Maometto era un guerriero, ma sono ignoranti del fatto che Mosè ebbe la stessa esperienza. E molto pochi conoscono le vite dei Profeti dell'India, Rama e Krishna, le cui intere vite non furono altro che guerra dall'inizio alla fine. Le loro Scritture sono piene di guerre e battaglie durante tutta la loro vita, e se apparentemente alcuni non fecero la guerra, ebbero altre forme di combattimento da affrontare. Il sangue dei martiri fu la fondazione della Chiesa.

I Veggenti e i Santi che vivono una vita di esclusione sono felici in paragone alla vita del Profeta, la cui opera è in mezzo alla folla. Quando viene riconosciuto come profeta, sorgono invidia e pregiudizio; se non fosse conosciuto non potrebbe fare altro che poco. Andando nel mondo, il mondo lo assorbe; pensando a Dio, Dio lo attrae; è uno spirito tirato da entrambe le parti ed è questo che il simbolo della croce significa. Il Profeta, rappresentando Dio ed il Suo Messaggio, viene analizzato, esaminato e messo alla prova da ogni anima; mille fari vengono puntati su di lui; e non viene giudicato da un giudice ma da innumerevoli giudici; ogni anima è un giudice, e ha la sua propria legge con la quale giudicarlo. Il mistico è libero di parlare ed agire; cosa gli importa di quello che gli altri pensano di lui? Il Profeta deve dare importanza a ciò che pensano di lui - non per se stesso ma per coloro che lo seguono.

Oltre a tutte le difficoltà, alla fine non trova comprensione del suo ideale o del suo servizio nel mondo tranne che in Dio, Che solo è la sua consolazione. Tanti seguono il Profeta ma molto pochi comprendono il suo ideale. È questo che fece dire a Maometto: "Io sono la conoscenza; Ali è la porta". In primo luogo, esprimere in parole un pensiero o un'azione elevati é la cosa più difficile, perché ciò che viene espresso in parole ed azioni è il pensiero alla superficie; esprimere un sentimento profondo in parole ed azione è allo stesso modo difficile. E così è il Messaggio del Profeta; è spesso difficile renderlo in parole. La maniera migliore di seguire un Messaggio profetico - che è stato conosciuto da molto pochi - è di adottare la visione del profeta; poiché il punto di vista di ogni persona può essere pienamente capito guardando dal punto di vista di quella persona.

 

 

 

 

 

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