L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte V Profeti e Religioni
Capitolo 12
LA CONCEZIONE SUFI DI DIO
L'idea di Dio è per i Sufi un mezzo per elevarsi dall'imperfezione alla Perfezione, che è suggerito nella Bibbia: "Siate perfetti, come il vostro Padre in Cielo è Perfetto". Esiste un vasto abisso fra lo stato dell'imperfezione e lo stato della Perfezione; e Dio è la barca in cui si naviga dal porto dell'imperfezione alla Perfezione.
Per un Sufi, Dio e l'uomo non sono due; il Sufi non considera Dio separato da se stesso. Il Dio dei Sufi non è soltanto nel Cielo; Egli è dappertutto. Egli vede Dio nell'invisibile e nel visibile; riconosce Dio sia interiormente che esteriormente. Quindi, negli occhi dei Sufi, non esiste un nome che non è il Nome di Dio, e non c'è forma che non sia la forma di Dio. Come Jelal-ud-Din Rumi disse: "L'Amato è tutto in tutto; l'amante Lo vela soltanto; l'Amato è tutto ciò che vive; l'amante è una cosa morta". In altre parole, egli vuol dire che questo duplice aspetto d'amore che viene espresso come l'amato e l'amante, sono invece uno, e che solo uno morirà e solo uno vivrà. L'uno che morirà è l'ego imperfetto che copre la Perfezione; l'Uno che vivrà è il Perfetto Sé.
Il Sufi riconosce entrambi questi aspetti in se stesso, l'aspetto imperfetto e mortale del suo essere e l'Aspetto Perfetto e Immortale del suo Essere. Il primo rappresenta il suo sé esteriore; l'altro è il suo più intimo sé. Dato che l'imperfetto sé copre la sua anima e la confina in un essere limitato, esso riconosce allo stesso tempo la grandezza dell'Essere Perfetto, e chiama se stesso "io", un servo di Dio e Dio il Signore dell'intera esistenza. Nelle scuole Sufi d'Oriente questa idea viene espressa in un'allegoria Coranica che commuove coloro che godono la sua delicatezza poetica. Nel Corano viene riferito che, quando il primo uomo fu creato, fu chiesto: "Dì, chi è il tuo Maestro?" e egli rispose: "Tu sei il mio Signore".
In modo filosofico, quest'idea è il disegno della vita umana. L'uomo inizia la sua vita sulla terra accettando il commando di qualcuno, per timore di causare qualsiasi spiacere, guardando verso qualcuno come il suo supporto, o protettore, o guida, lo sia nella forma di padre o madre, un parente, amico maestro o re, il che mostra che l'uomo inizia la sua vita nel mondo con la sua imperfezione, allo stesso tempo riconoscendo, cedendosi e inchinandosi alla perfezione in qualsiasi forma. Quando l'uomo comprende questo meglio, allora egli sa che ogni fonte che chiamò la sua resa, o riconoscenza, furono limitati e senza potere in paragone a quell'ideale perfetto che chiamiamo Dio. Quindi, ciò è lo stesso atteggiamento che l'uomo comune ha verso un altro che è più grande di lui in forza, potere o posizione, e che il Sufi impara a mostrare verso il suo Dio, l'ideale della Perfezione; perché in Dio egli include tutte le forme in cui riconosce bellezza, potere, grandezza e perfezione. Quindi la devozione del Sufi non è soltanto l'adorazione di una Deità; con la devozione intende l'avvicinarsi di più alla perfezione; con la devozione cerca di dimenticare il suo imperfetto sé nella contemplazione dell'Unico Perfetto.
Non è necessario che il Sufi offre le sue preghiere a Dio per aiuto in cose terrene, o ringrazi Lui per ciò che riceve, sebbene questo atteggiamento sviluppi nell'uomo una virtù che è necessaria nella vita. Tramite il pensiero a Dio, tutta l'idea del Sufi è di coprire il suo imperfetto sé persino davanti ai propri occhi, e nel momento in cui Dio è davanti a lui, e non il proprio sé, è il momento per lui di beatitudine perfetta. Il mio Murshid, Abu Hashim Madani, una volta disse che c'è soltanto una virtù e un peccato per un'anima sul sentiero, virtù quando è consapevole di Dio e peccato quando non lo è. Nessuna spiegazione può essere sufficiente a descrivere la verità di questo tranne l'esperienza del contemplativo, a cui, quando è consapevole di Dio, sembra che una finestra sia aperta che guarda il Cielo, e, quando è consapevole del sé, l'esperienza è l'opposta. Poiché tutta la tragedia della vita è causata dalla consapevolezza del sé. Ogni dolore e ogni depressione sono causati da questo, ed ogni cosa che può togliere il pensiero via dal sé, aiuta ad un certo punto a sollevare l'uomo dal dolore; ma la consapevolezza di Dio dà il sollievo perfetto.