L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte V Profeti e Religioni
Capitolo 3
BUDDHA
L'India, un paese di estremi, era una volta molto assorta nell'idealismo. L'idealismo diede al popolo il Bramanesimo, un idealismo che aveva raggiunto il suo apice, un idealismo che gli fece riconoscere il Volto di Dio nell'uomo, e gli fece fare l'esperienza del Cielo sulla terra. E quando questo arrivò al suo zenit, allora venne un'altra epoca, un'epoca di reazione, e questo fu il periodo di Buddha. La missione di Buddha fu molto speciale nel suo carattere, e quindi ha un posto molto diverso fra le tante varie religioni del mondo. E la gente si chiede ogni tanto se tutte le religioni sono una. Possono vedere molto bene la somiglianza fra la religione Ebraica e l'Islam e pure la religione del Cristo; ma non possono capire che ci possa essere una religione di Buddha e che ci possa anche essere una religione e che possa essere una con tutte le altre. La risposta è questa: Il lavoro di tutti coloro che hanno servito l'umanità in forma di religione è stato di grande importanza - per prima cosa perché dovevano dare la stessa Verità che ogni altro Servitore dell'umanità aveva dato e, in secondo luogo, perchè dovevano rispondere alla richiesta del tem-po in una forma consona a quel tempo particolare; e in questo erano diversi dai loro predecessori, che hanno fatto il lavoro in altre maniere. Non si deve dimenticare che fra gli Indù l'idealismo era arrivato allo zenit e non ci fu posto per Buddha, per insegnare un idealismo più grande di quello che avevano già. Quindi per creare un equilibrio egli doveva dare una pillola di delusione. In questo modo forse in questa epoca o perfino oggi egli potrebbe sembrare un maestro di una filosofia molto diversa e di una religione che è diversa da tutte le altre religioni, che hanno un idealismo. Nello stesso tempo nessuno può mostrare una parola nell'insegnamento di Buddha dove Buddha ha contraddetto qualsiasi religione. La sua missione fu soltanto di portare gli uccelli dell'idealismo che volano nell'aria più vicino alla terra, perché il cibo del loro corpo faceva parte della terra.
Buddha, nato come un principe, fu riconosciuto dai saggi di quel tempo come un'anima che aveva il sentimento più fine che potesse avere e la profondità più profonda nel suo cuore. Nato in una famiglia che si prendeva ben cura di lui, naturalmente gli nascosero tutti i dispiaceri, le sofferenze e le preoccupazioni della vita, e lo fecero stare in un ambiente dove nessun dispiacere, sofferenza e preoccupazione della vita poteessero toccarlo per dare a quest'anima il tempo di svilupparsi senza essere depressa dai problemi terreni. Non fu soltanto l'amore dei genitori ma fu la saggezza del destino che lo fece crescere in questa maniera, un'anima che era nata per simpatizzare con il mondo. E quando la mente di Buddha dopo aver ricevuto la migliore educazione arrivò alla maturità, allora un giorno gli fu permesso di uscire e guardare il mondo. Quest'anima a cui non era stato permesso di vedere tanto del mondo e che non aveva conosciuto dolore, sofferenze e problemi, era completamente ignara delle esperienze che la vita nel mondo mostra all'uomo. Poi uscì per la prima volta; guardò una persona anziana e che camminava con difficoltà e disse: "Cosa è questo?" Risposero: "L'età". E lui provò simpatia. E vide poi un'altra persona, esausta e stanca e giù di morale. Egli disse: "Cosa c'è?" Risposero: "Questa è malattia." E lui provò simpatia e disse: " Esiste una cosa come la malattia?" C'era un'altra persona che aveva perso i suoi soldi ed era molto disperata e molto povera. Buddha chiese:" Cos'è questo?" Risposero: "Questa è povertà". E lui provò simpatia e sentì la sua condizione. In breve quest'anima il cui cuore era aperto per simpatizzare con ognuno sentiva che la vita ha tante limitazioni e che ogni limitazione ha la sua propria disperazione. E il numero delle limitazioni che egli vide fu talmente grande che pensò: quale deve essere il rimedio per tutte queste limitazioni?
In primo luogo vide che la natura umana è alla ricerca della felicità. Questo non è perché la felicità si trova all'esterno dell'uomo; è perché la felicità gli appartiene. Vide poi che tutte queste limitazioni creano una barriera per l'uomo, privandolo quindi della consapevolezza di questa felicità che è la sua. Vide anche che tutti i tipi di sofferenza e tutte le cause di sofferenza venissero rimossi, ciononostante l'uomo non sarebbe libero dalla sofferenza, perché la natura dell'uomo è di trovare la felicità; non è alla ricerca della sofferenza. Poiché nessuno al mondo cerca la sofferenza anche se tutti al mondo la trovano senza cercarla. Vide che togliere queste apparenti limitazioni non era sufficiente, ma sono lo studio della vita, l'osservazione, l'analisi che hanno la più grande importanza. Trovò alla fine che è l'analisi della vita ,un'analisi profonda che schiarisce la propria ragione da tutta l'oscurità e produce dentro la sua propria luce originale. L'uomo sta soffrendo guardando la sofferenza senza averla studiata. Questo è ciò che generalmente succede. L'uomo ha paura di ogni sofferenza che gli viene incontro e la subisce senza averla prima affrontata e studiata analiticamente. Ma allo stesso tempo Buddha vide che se c'era una chiave per la felicità, questa veniva gettando una luce analitica su tutte le diverse situazioni della vita. Questo Buddha insegnò in forma di religione, più di duemila anni fa. E oggi il ragionamento di chi è alla ricerca di una soluzione nel mondo moderno sta trovando la stessa soluzione che Buddha trovò più di duemila anni fa e la chiamano psicoanalisi. È l'inizio di quel qualcosa che era arrivato all'apice, e questa analisi in se stessa era arrivata al più alto idealismo.
Buddha era il titolo di Gautama. Fu chiamato Buddha perché il suo spirito espresse il significato della parola Buddh. La parola Buddh in Sanscrito vuol dire ragione. Nella terminologia Buddista lo Spirito Guida viene chiamato Bodhisatva, che significa l'essenza della ragione. La ragione nella sua essenza ha una forma liquida: é la crema dell'intelligenza. Una volta cristallizzata diventa rigida. E molto spesso l'intellettualità spiega una conoscenza formata dalle ragioni, la maggior parte di un carattere rigido. La ragione fine è sottile; più fine è la ragione meno può es-sere spiegata a parole. È per questo motivo che la gente con una fine ragione non può molto bene mettere in parole le sue ragioni. La ragione nella sua essenza è la profondità dell'intelligenza. L'intelligenza conosce, non perché ha imparato; conosce perché conosce. In questa ragione più alta viene concepito lo Spirito Guida, e da questa fontana di ragione di ragione tutti i grandi profeti hanno bevuto.
Nell'insegnamento del vero Buddismo, Buddha non è mai stato considerato come una personalità esclusiva. Buddha è conosciuto ai Buddisti che hanno compreso giustamente il suo Messaggio, come un uomo che raggiunse la realizzazione di questa essenza della ragione nella quale si trova la realizzazione dello scopo della vita.
Adorare Buddha non vuol dire che il Buddista adora la personalità del suo Maestro spirituale. Significa soltanto che attraverso la sua adorazione, se esiste un oggetto qualsiasi che merita maggiormente adorazione, è un essere umano. È la persona dal cui cuore l'essenza della ragione, Buddhi, è sorta come una sorgente. Tramite questa conoscenza egli riconosce la possibilità di ogni anima, qualunque possa essere il suo grado di evoluzione, di arrivare a quell'illuminazione, cioè l'avere fiducia che l'essere più intimo di ogni anima è divino.
Il miele della vita è la speranza. Se la conoscenza di Dio non dà speranza per ottenere l'illuminazione divina, che viene ottenuta nella vita, questa conoscenza non è di nessuna utilità. L'uomo può credere in Dio per anni e tuttavia non essere benedetto dall'illuminazione spirituale; poiché l'illuminazione spirituale non è soltanto credere, ma è nel conoscere Dio.
Buddhi che è ragionare sottilmente, è la strada che conduce allo scopo. La sua assenza trattiene una persona nell'oscurità. Come il sole è la fonte della luce, mette in vista le cose esteriori della vita, così Buddhi è la fonte interiore della luce, che rende la persona capace di vedere chiaramente la vita, interiormente ed esteriormente. Il vero scopo dei discepoli di Buddha non è stato soltanto di seguire Buddha, il suo nome o il suo ideale, mettendolo come un esempio davanti a loro, la loro idea era di diventare un giorno Buddha. E la stessa idea è il segreto del Sufismo.
Forme di culto Buddista
Il Buddismo deriva il suo nome da Buddha; tuttavia il significato della parola denota colui che sa, il veggente, La parola Buddhi in Sanscrito, essendo il nome della facoltà nell'uomo che sa, che vede, e quindi distingue e discerne fra cose ed esseri. Non è certo che Buddha insegnasse ai suoi seguaci a venerare la sua propria immagine come viene fatto oggi. In ogni tempio dei Buddisti, e nei loro monasteri, si trova la statua di Buddha in ogni misura, in oro, argento, ottone e rame, dove Buddha è seduto con le gambe incrociate nella posa mistica. Nessuna casa di un Buddista, nessun posto sacro è senza la sua Statua.
E sebbene le quattro importanti Genesis (scritture) dei Buddisti siano perdute, e siano sparite molto tempo fa, non si può ancora perdere di vista la fragranza della sua Filosofia e morale. Sebbene sembri essere idolatria, tuttavia la sua immagine, come un simbolo, ispira, non soltanto i suoi devoti, ma ogni mente riflessiva, poiché mostra equilibrio, quiete, pace, assorbimento interiore, purità di carattere, bellezza di personalità, gentilezza, tenerezza, un'attitudine calma, e perfetta saggezza.
Come oggi in paesi civilizzati le statue degli eroi, dei reali, dei generali dell'esercito, dei politici, poeti, scrittori e musicisti, si trovano esposte dovunque, e la statua della Libertà ricorda all'America la libertà nazionale, così per un Buddista la statua di Buddha racconta la liberazione spirituale. Perché deve essere considerato peggio se i Buddisti hanno davanti a sé la statua del loro Ispiratore, la cui immagine eleva le loro anime verso gli ideali più alti, e verso la vita di rinuncia e negazione di se che il loro maestro condusse?
Il Buddismo che è il rivale e il figlio del Bramanesimo, non poteva facilmente lasciar fuori l'influenza della religione del suo genitore. Sebbene il Buddismo neghi di credere in tutto ciò che non è dimostrato dalla logica, come Dio, l'anima, la meditazione o l'aldilà, tuttavia l'adorazione delle immagini dei Bramini esiste ancora fra i Buddisti nell'adorazione di Buddha, il credere nella reincarnazione e la legge del karma possono essere trovati viventi fra i Buddisti.
Jainismo
Il Jainismo è una religione molto diffusa in India, il cui germoglio si può trovare nel Buddismo. Questo aspetto del Buddismo è veramente ammirabile specialmente nel suo insegnamento: " L'innocuità è la sola religione". I Jaini sono vegetariani, ma oltre a ciò non fanno del male neanche alla più piccola forma di vita. Tanti fra loro stanno attenti a non fare del male perfino agli scarafaggi, alle zanzare, alle formiche, alle api, agli scorpioni e ai serpenti che si trovano così spesso nei paesi tropicali.
Tutta la loro morale è basata sul principio dell'innocuità, e i loro preti fanno ancora meno male degli altri seguaci del Jainismo. Per nuocere ancora meno evitano di portare delle scarpe, e con ciò evitano due mali - uno che è il cuoio che viene usato per fare le scarpe, che causa la morte di così tante vite e l'altro che camminando con delle scarpe si schiaccino e uccidono più vite che camminando a piedi nudi. Alcuni fra di loro sono visti con un piccolo pezzo di tela legato sulla bocca, perché camminando con la bocca aperta, come così tanti fanno, tante piccolissime vite vengono attirate dentro la bocca. C'è anche un'altra ragione, cioè trattenersi il più possibile dal parlare. Per lo più la disarmonia e tanti altri difetti sono causati dalla loquacità , che è spesso inutile.