L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte V Profeti e Religioni

 

Capitolo 5

MOSÈ

 

 

Mosè, il Profeta più radiante dell'antico testamento, diede al mondo la Legge Divina, i dieci co-mandamenti, che in realtà era l'interpretazione della Legge Divina che egli aveva percepito, espressa nelle parole di coloro che stavano davanti a lui in quell'epoca della civiltà del mondo. È interessante notare il detto Sufi che viene dagli antichi che dice: "Siate i seguaci dell'amore e dimenticate tutte le distinzioni"; perché in questa via del raggiungimento spirituale, pretendere che "io sono questo e quello" non ha senso. Mosè fu trovato sulla sponda del fiume da una principessa, che non sapeva da quale famiglia egli provenisse, o chi fossero il padre e la madre. Soltanto il Nome di Dio venne in mente ad ogni ricercatore del padre e della madre di Mosè. Quando la gente paragona gli insegnamenti delle religioni diverse, e si forma facilmente una sua opinione su queste, molto spesso si sbagliano; è prematuro fare tali distinzioni. Arriva uno stadio nell'evoluzione di un'anima illuminata in cui si comincia a vedere la legge nascosta dietro la Natura, la vera psicologia. La vita intera rivela a lei i segreti della sua natura e del suo carattere, e quando dà un'interpretazione di quei segreti ad altri, diventano limitati, poiché prendono il colore della sua propria personalità, e la forma dei pensieri di coloro a cui il Messaggio viene dato. La storia di Mosè, come viene raccontata dai Sufi, é molto interessante e utile per il viaggiatore sul sentiero. Mosè è stato il carattere favorito dei poeti d'Arabia e Persia, e, nella poesia dei Sufi Persiana, Mosè viene menzionato tanto frequentemente come Krishna è menzionato nella poesia degli Indù.

Mosè camminava nel deserto cercando la luce quando vide da lontano del fumo salire sulla cima di una montagna. Allora salì verso la cima della montagna per trovare questo fuoco. Ma giunto sulla cima della montagna vide una scintilla del fulmine talmente potente che penetrò nel suo intero essere. Mosè cadde a terra privo di sensi, e quando li recuperò, si trovò illuminato. Da quel momento il Monte Sinai fu il posto dove andava spesso e comunicava con Dio. La storia è molto illuminante se si pensa possibile che tutta l'illuminazione desiderata, può venire ad un'anima in un baleno. Tanti pensano che la realizzazione spirituale può essere raggiunta tramite una grande fatica. No, la fatica è necessaria per il raggiungimento materiale; per la realizzazione spirituale si ha bisogno dell'anima ricercatrice come quella di Mosè. Il cadere per terra di Mosè si può interpretare come la Croce, che significa: "Io non sono; Tu sei". Per essere, si deve passare uno stadio di essere nulla. In termini Sufi è chiamato Fana, quando si pensa: "Io non sono" (ciò che ho sempre pensato di essere). Questa è la vera negazione del sé, chiamata dagli Indù Layam, ed in termini Buddhisti annientamento. È l'annientamento del falso sé, che dà crescita al vero sé; una volta fatto, l'uomo si avvicina, da quel momento, sempre di più a Dio, e si trova faccia a faccia con il suo Ideale Divino, con cui può comunicare in ogni momento della sua vita. La legge di Dio è senza fine, senza limite come Dio Stesso, e se l'occhio del ricercatore penetra una volta il velo che si trova davanti, e che nasconde dal suo occhio la vera legge della vita, allora il mistero della vita intera si manifesta a lui e la felicità e la pace diventano suoi, poiché sono le primogeniture di ogni anima.

 

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