L'UNITÀ DEGLI IDEALI RELIGIOSI Da HAZRAT INAYAT KHAN
Parte V Profeti e Religioni

 

 

Capitolo 9

MAOMETTO

 

 

Fra i Profeti c'è Maometto di cui si può trovare la relazione della sua vita nella storia. Nato dalla famiglia di Ismaele, Maometto ebbe in sé l'eredità profetica, e tramite lui lo scopo si sarebbe compiuto, la profezia che Abramo aveva fatto nell'antico Testamento. Il Profeta rimase orfano nell'infanzia, e conobbe come bambino cosa vuol dire essere nel mondo senza la cura tenera della madre e senza la protezione del padre. Quell'esperienza fu la prima preparazione per il bambino, che nacque per simpatizzare con il dolore degli altri. Mostrò delle tracce del senso di responsabilità durante la sua giovinezza mentre badava alle sue mucche. Un mandriano venne e disse: "Guarderò la tua mandria e potrai andare in città a divertirti. E poi dovrai prenderti cura della mia mandria e andrò io per un po' là". Il giovane Maometto disse: "No, curerò la tua mandria; puoi andare, ma io non lascio il mio compito". Lo stesso principio mostrò durante la sua vita.

Alcuni dicono che una volta accadde un miracolo, altri dicono due volte, ed altri dicono tre volte - e il petto del Profeta fu tagliato, aperto dagli angeli, e alcuni dicono che essi tolsero qualcosa, e istantaneamente il suo petto fu guarito. Cos'era questo? Fu il veleno che può essere trovato nello scorpione e nei denti del serpente; è lo stesso veleno che esiste nel cuore dell'uomo. Ogni genere di pregiudizio, odio, amarezza, nella forma di invidia e gelosia, sono l'espressione piccola di questo veleno, che era nascosto nel cuore del Profeta. E quando quel veleno viene tolto in un modo o un altro, allora c'è il serpente con la sua bellezza e la sua saggezza senza i denti velenosi; e così è per l'uomo. L'uomo incontra la sofferenza nella vita, talvolta troppo dura da sopportare per un momento, ma spesso tali esperienze diventano come delle Iniziazioni più alte nella vita del viaggiatore sul sentiero. Il cuore dell'uomo, che è il tempio di Dio, diventa, una volta purificato da quel veleno, la dimora sacra dove Dio Stesso abita.

Il giovane Maometto viaggiò con suo zio, e andò in Siria per un viaggio di affari; conobbe le manchevolezze della natura umana, che hanno uno scopo grande nel giocare il loro ruolo nel mondo degli affari; seppe cosa vuol dire profitto, cosa vuol dire perdita e cosa entrambi significano alla fine. Ciò gli diede una visione della vita più ampia, dove vide come uno è avido a profittare della perdita dell'altro: che gli esseri umani non vivono meglio in questo mondo dei pesci larghi e piccoli nell'acqua, che vivono l'uno dell'altro.

Quando venne il momento di difendere il suo paese da un nemico potente, il giovane Maometto stette spalla a spalla con i giovani del suo paese per difendere il suo popolo nel loro più terribile combattimento. La sua sincerità nell'amicizia e l'onestà nella sua condotta lo resero caro a tutti loro vicini e lontani, e lo chiamarono col nome Amin, che vuol dire di fiducia, o fiducioso. Il suo matrimonio con Khatidja lo mostrò un uomo di devozione, un uomo d'affetto, un uomo onore-vole come marito, come padre, come un cittadino della città dove abitò.

Allora arrivò il momento della contemplazione, quel momento di realizzazione della promessa che aveva portato la sua anima sulla terra. Ci furono dei momenti in cui la vita cominciò a sembrare triste, con tutta la bellezza e tutta la comodità che aveva potuto offrire. Cercò allora rifugio da quella depressione nella solitudine. Talvolta per delle ore, talvolta per giorni, per settimane, rimase seduto sulle montagne di Gare Hida, cercando di vedere se c'era qualcos'altro da vedere. Cercò di sentire se c'era qualcosa da essere udito. Cercò di sapere se c'era qualcosa da essere saputo. Paziente come fu, Maometto continuò nella via della ricerca della Verità. Alla fine cominciò a sentire la parola della guida interiore: "Proclama il Nome Sacro del Tuo Signore!"; e quando cominciò a seguire quel consiglio, trovò in ogni cosa della Natura il riecheggio di quella parola che il suo cuore ripeté; come il vento ripeté lo stesso nome che disse lui; il cielo, la terra, la luna ed i pianeti, tutti dissero lo stesso nome che lui disse. Una volta in sintonia con l'Infinito, realizzando la sua anima una, interiore ed esteriore, venne la chiamata: "Tu sei l'uomo; prosegui nel mondo e diffondi il Nostro comando; loda il nome di Dio; unisci coloro che sono separati; sveglia coloro che dormono ed armonizzali l'uno con l'altro, perché in questo è la felicità dell'uomo.

Spesso Khatidja trovò che Maometto si era coperto con il suo mantello, così da non potere vedere se stesso, e tremava alla vista della responsabilità che era stata buttata su di lui. Ma ella continuò a raccontargli: "Tu sei l'uomo, un uomo talmente gentile e vero, così sincero e devoto, che perdona e serve. È la tua parte del lavoro da fare; non aver paura; sei destinato a questo dall'Onnipotente; abbi fede nel Suo grande potere; alla fine il successo sarà tuo".

IL giorno in cui Maometto diede il suo Messaggio, con sua sorpresa, non soltanto i suoi nemici, ma anche gli amici che furono cari e vicini al Profeta, gli si rivoltarono contro, non volevano sentire che una nuova dottrina veniva insegnata. Nonostante gli insulti, il male e le ferite che furono fatte a lui ed a quelli che lo ascoltavano, egli continuò anche quando fu esiliato tre volte dalla sua casa; e provò alla fine, come ogni vero Profeta deve provare, che soltanto la Verità è il vincitore, e tutta la vittoria appartiene alla Verità.

Le forme della devozione Islamica.

La forma della devozione Islamica mostra il miglioramento nella forma della devozione nell'evoluzione umana, perché l'Islam preferisce la Natura all'arte: per vedere l'Immanenza di Dio durante la devozione.

La chiamata del Muezzin a pregare prima dell'alba; la sua chiamata quando il sole è allo zenit; la sua chiamata al tramonto; le preghiere nel pomeriggio, all'inizio della sera e a mezzanotte, tutto ciò suggerisce al vedente che, mentre si adora Dio, viene cercata una rivelazione da Lui nella lingua della Natura. Nel Corano è detto: "Proclama nel nome del Signore, il più benefico, Che insegnò all'uomo con l'abile penna della Sua Natura ciò che non sapeva".

Se desideri leggere la Sacra Scrittura, la leggi nella Natura. Ci sono diverse suras che supportano questo pensiero. Come è detto nel Corano: "Per la notte quando è coperto, per il giorno quando schiarisce, per ciò che creò il maschio e la femmina, in verità i tuoi scopi sono diversi". Leggi nel manoscritto della Natura che la diversità è naturale; proprio il coprire e schiarire della luce nella Natura, e la differenza fra il maschio e la femmina, mostrano che il tuo scopo dovrebbe essere diverso.

Le leggi della purezza vengono osservate strettamente nell'Islam; e nessuno deve offrire la preghiera senza un'abluzione, che viene insegnata come una parte preparatoria della devozione.

La devozione nell'Islam abbraccia in sé un codice universale di umiltà - cioè i costumi che esistono in tutte le parti del mondo di inchinarsi, piegarsi e prostrarsi sono tutti dedicati solo all'Unico Essere, Che soltanto lo merita, a nessun altro. La bellezza in questo è che l'uomo - l'essere più egoista nella creazione, che mantiene se stesso velato per Dio, il Perfetto Sé interiore, tramite la coperta del sé imperfetto, che ha formato il suo ego presunto - tramite l'estrema umiltà con cui si mette davanti a Dio e si inchina, si piega e si prostra davanti al suo Essere Onnipotente, fa sì che la testa, il punto più alto del suo essere presunto, tocchi la terra dove sono i suoi piedi, ed egli lava col tempo le macchie nere del suo falso ego, e la luce della perfezione si manifesta gradualmente. Si regge allora, prima faccia a faccia con il suo Dio, il Divino idealizzato, e quando l'ego è assolutamente schiacciato, allora Dio rimane interiore e esteriore, in entrambi i piani, e nulla esiste se non Lui.

I doveri dei Fedeli nell'Islam.

Vengono insegnati quattro doveri per i fedeli nell'Islam. Il numero quattro trasmette misticamente la forma quadrata e l'equilibrio. Il primo è Salat, le preghiere cinque volte al giorno, l'equilibrio continuo fra lavoro e riposo, e il riposo specialmente in Dio, In Cui risiede il solo riposo di ogni anima La vita nel mondo è tale che assorbe ogni momento del tempo dell'uomo, e la brama innata per la pace che ogni anima ha, non è mai soddisfatta. Quindi le preghiere cinque volte al giorno non sono troppe, considerando quanto lontano la vita nel mondo rimuova un'anima da Dio. Nella mia mente, se fosse cento volte al giorno sarebbe ancora troppo poco.

Il secondo dovere è Zakat, la carità. Per quanto una persona possa essere pia e devota, per quanto tempo sia devota nella sua vita alla pietà, non può meritare la benedizione di Dio se non è caritatevole, perché la carità è l'unico test per l'altruismo. Ogni amore e amicizia è provata dal servizio e dal sacrificio, e fino al punto che si è capaci di farlo, si è altruisti. E dato che il sé è l'unica barriera che si trova fra l'uomo e Dio, la carità è l'unico modo per distruggere questa barriera, così che l'uomo può essere faccia a faccia con Dio.

Una volta qualcuno chiese al Profeta: "Chi è il più benedetto, colui che prega, colui che digiuna, il pellegrino o il caritatevole?" Il Profeta rispose: "Il caritatevole; perché egli può pregare, può costruire una moschea per far pagare gli altri, può digiunare e aiutare coloro che digiunano col dare loro riposo e pace, prendendosi cura delle loro famiglie che dipendono da ciò per il loro mantenimento; egli può fare un pellegrinaggio e può mandare qualcuno in pellegrinaggio. Quindi tutte le quattro benedizioni sono raccolte in uno, il caritatevole".

Il terzo dovere è Roza, il digiuno. L'uomo è talmente dipendente dal cibo che persino nella sua giovinezza, quando è un angelo, un re in se stesso, egli ha fame di cibo. Questo mostra che ciò di cui l'uomo ha più bisogno nella vita è il cibo. Darà i suoi diamanti e il suo oro e il suo tesoro nel momento in cui manca il pane. Quindi astinenza da cibo è come astenersi dalla cosa più cara nella vita, e sacrificare ogni comodità, gioia, riposo e felicità. Dato che la rinuncia alle cose più basse è il solo modo per ottenere oggetti più elevati, non c'è un mezzo migliore per ottenere la vita spirituale del digiuno. Il digiuno schiaccia non soltanto l'appetito, ma anche la radice di tutti i desideri che lega l'anima, che è l'uccello del Paradiso, alle regioni più basse della terra. Gesù Cristo andò alla montagna e digiunò per quaranta giorni contro le tentazioni del Diavolo, che, alla fine del digiuno, Egli conquistò.

Il quarto dovere del fedele è Hajj, il pellegrinaggio. Abramo, il padre delle nazioni, e la fonte dalle cui correnti vennero Mosé, Cristo e Maometto, aveva fatto una preghiera, come è detto nel Corano, quando lasciò indietro suo figlio Ishmaele nell'arido deserto d'Arabia. Il suo cuore fu spaccato, e ne venne fuori una preghiera: "Oh Signore, benedici questo paese, che possa diventare l'attrazione di tutto il mondo". E nel corso del tempo successe così che la parola di Dio nacque fra i discendenti di Ishmaele, Maometto, Che glorificò il nome del Signore d'Abramo ad alta voce, così che fu sentito dalla profondità della terra fino all'apice del Cielo, e riecheggiò dal polo nord fino al polo sud; il che scuote le nazioni e muove le razze, e trapassò i cuori degli uomini in tal modo che il deserto, che non dava né frutti né tesori qualsiasi - nessuna bellezza di paesaggio né attrazione del clima - diventò un centro d'attrazione per innumerevoli anime, che vennero da tutte le parte del mondo e si riunirono in quel paese d'esaltazione, re e povero messi spalla a spalla, entrambi riconoscendo l'uguaglianza degli uomini alla Presenza di Dio. I forti e i deboli, i ricchi ed i poveri, alti e bassi, civilizzati e non, tutti venero anno dopo anno nel pellegrinaggio a Mekkah in questo paese, vestiti di un pezzo di stoffa, perché tutti si mostrano uguali, per mostrare a Dio e all'umanità l'uguaglianza della fratellanza umana. Nell'Islam questo è chiamato Hajj.

I quattro gradi di conoscenza nell'Islam.

Nell'Islam non ci sono delle caste, perché il Messaggio venne inteso per unire l'umanità in una fratellanza, e tuttavia ci fu la necessità di insegnare agli individui secondo la loro evoluzione nella vita. Fu dato un training in quattro classi, cioè: Sheriat, Tarikat, Hakikat e Marefat.

Dato che il mondo dell'Islam si occupò degli affari nazionali e sociali, il Sheriat fu tenuto stretto dalle autorità religiose e Tarikat soltanto da poche persone pie, che cercavano la porta di un Sufi, desiderando un'Iniziazione nella luce interiore che fu mantenuta nelle due altre classi Hakikat e Marefat.

I due discepoli immediati del Profeta, Ali e Sadik, furono iniziati dal Profeta e furono i grandi Maestri degli insegnamenti interiori della conoscenza di Dio. Inoltre, i Sufi che esistevano durante l'epoca del Profeta furono benedetti dalla presenza del Profeta e dall'ispirazione ottenuta nel Sufismo, a cui si giunge presto tramite la via di Sheriat, Tarikat, Hakikat e Marefat.

Sheriat vuol dire la legge che è necessario che la collettività osservi, per armonizzarsi con il proprio ambiente e con se stessi interiormente. Sebbene le autorità religiose dell'Islam le abbiano limitate alle restrizione, tuttavia in mille brani nel Corano e nell'Haddis si può rintracciare che la legge di Sheriat è intesa per essere oggetto di cambiamento, per adattarsi al tempo ed al posto. La legge di Sheriat riguarda, diversa a qualsiasi altra legge religiosa, tutti gli aspetti della vita. Il Profeta come un orfano, come un guerriero, come un politico, come un uomo d'affari, come pastore, come un marito, come un padre, come un fratello, come figlio e nipote, dovette vivere parti diverse negli aspetti vari del mondo prima di essere pronto per dare quella legge divina.

Tarikat è, oltre a seguirla, la comprensione della legge, che dobbiamo capire la causa di tutte le cose che dobbiamo fare e non fare, invece d'obbedire alla legge senza comprensione. Coloro che non sono evoluti sono intesi ad aver fede e a sottomettersi alla legge. È per coloro la cui intelligenza non accetta le cose che non rispondono alla loro ragione.

Hakikat è conoscere la verità del nostro essere e della legge interiore della Natura. Questa conoscenza allarga il cuore di una persona. Quando ha realizzato la verità dell'essere, ha realizzato l'Unico Essere; non è diverso da nessuno; è unito a tutto. Questo è il grado dove la religione fi-nisce e il Sufismo inizia.

Marefat è la vera realizzazione di Dio, l'Unico Essere, quando non c'è dubbio, ovunque. Quando queste quattro classi sono raggiunte, allora la rappresentazione completa del Sufismo arriva. Sufi vuol dire Safi, puro - non soltanto puro dalle differenze e dalle distinzioni, ma perfino puro da tutto ciò che si è imparato e saputo. Questo è lo stato di Allah, Colui che è puro e perfetto.

L'idea di Halal e Haram nell'Islam.

Nel Judaismo esiste un'idea riguardo al mangiare e al bere e ad ogni cosa che si fa, e certe cose si possono fare e certe cose sono proibite; le stesse idee furono forse sviluppate nell'Islam. Coloro che le hanno seguite hanno obbedito alla legge della religione, e coloro che le hanno capite hanno trovato la verità. Delle cose mangiabili, in particolare la carne - cioè la carne di certi animali, uccelli e creature che vivono nell'acqua - furono proibite. La sola ragione che si trova per questa legge fu di proteggere l'uomo dal mangiare certe cose che potrebbero piacergli, e che forse potrebbero frenarlo nella sua evoluzione spirituale.

Come tutte le cose che l'uomo mangia hanno il loro effetto freddo o caldo sul corpo umano, e fino ad un certo punto sulla mente umana, così, specialmente nel cibo animalesco, è naturale che l'uomo partecipi alla qualità dell'animale che mangia. Il maiale fu in particolare rimarcato, sia nel Judaismo che nell'Islam, come un animale proibito. Oltre a tante altre ragioni, la ragione principale che si può osservare fu che, paragonando la vita di un maiale con quella di altri animali, proverà di essere la più materiale, senza riguardo a cosa mangia, cieco di passione e senza la facoltà d'amore e affetto. Anche il gatto, il cane e tutti gli animali carnivori furono considerati, da un punto di vista igienico, Haram, non sani, e coloro che hanno usato la loro carne come cibo, hanno realizzato che l'effetto di ciò sul loro corpo è dannoso.

Poi è divenuta una legge fra i popoli Islamico e Judaico che l'animale usato per cibo deve essere fatto Zebah, il che significa che deve essere ucciso in un certo modo. La gente crede a ciò come ad una fede religiosa, e non capì la verità che è dietro, e rifiutò di mangiare carne che veniva dalla gente che non seguiva la loro religione. La ragione era che la gente non doveva mangiare degli animali e degli uccelli morti da tempo, considerando la loro carne sana come quella degli animali appena uccisi. Dietro a questo c'è una filosofia - ed è che la carne non è soltanto il cibo preferito di cui l'uomo beneficia, ma la vita che esiste ancora nella carne è il segreto del vigore e della freschezza che la carne dà all'uomo; quando la vita è uscita, mangiarla è come mangiare la carne morta; è carne e tuttavia non c'è vita dentro. Questa è la ragione perché di questo venne fatto costume religioso - perché anche se non rapirono quel punto scientifico e filosofico, lo seguirono almeno perché indicato nella loro religione.

Anche le bevande intossicanti vennero rese Haram, specialmente durante la vita del Profeta, che, come è detto in una storia, accettò il latte da un angelo che gli aveva portato davanti due coppe, una di vino e l'altra di latte. Il latte è considerato, perfino dai Vedantisti, come un cibo Sattvic, un cibo che dà calma, conforto e saggezza, mentre il vino è considerato come un cibo Rajãsic, che dà gioia, piacere, confusione, esitazione e felicità per un certo tempo. I risultati che hanno mostrato la loro parte debole a tutti i popoli in tutti i tempi, spiegano perché fu proibito. Ma, inoltre, il fattore filosofico è che tutte le cose che siano fatte di sostanze marcite, sia carne, erbe e frutti, hanno perduto la vita dentro; e l'idea è di toccare la vita nel mangiare, nel bere e in tutte le cose che si fanno, finché si è capaci di toccare la Vita Eterna, che solo è la brama innata dell'anima.

Nimaz

Nimaz - preghiera - è un attributo inerente ad ogni anima. Qualsiasi cosa e chiunque si mostri all'uomo bello, superiore, prezioso, lo conquistano e lui vi cede, consapevole della sua imperfezione e della sua dipendenza dall'oggetto o dalla persona che lo ha conquistato. Questa è la ragione perché ci sono stati talmente tanti oggetti, come il sole, la luna, i pianeti, gli animali, gli uccelli, gli spiriti e l'uomo, che individui diversi hanno adorato - qualunque fra questi li attraesse, secondo alla loro evoluzione. Ma le anime ispirate hanno realizzato dal primo giorno della creazione, che tutti gli oggetti e tutti gli esseri a cui gli ammiratori chinavano la testa, sono in apparenza molti, ma in esistenza Uno. Quindi l'Uno è idealizzato come l'Essere Supremo; come il Sovrano di entrambi i mondi; come Dio. Mentre tutti adoravano tanti, Loro adoravano soltanto l'Uno, e hanno insegnato la stessa verità, qualunque fosse stata la religione del momento, inchinandosi a quell'Uno Che solo merita ogni genere di adorazione.

Per quanti sono stati i tipi di genere di popoli sulla terra, così ci sono tanti costumi e maniere, così si inchinarono diversamente l'uno dall'altro. In un paese la gente si inchinò, in un altro paese piegarono le mani; in un paese la gente si inginocchiò per terra; in un altro si prostrò. Il Nimaz, fu quindi una forma adottata per riconciliare tutti e per combinare tutti i costumi in una forma di adorazione, così che non si lottasse sulle forme di adorazione dal momento che tutti adorano Uno e lo Stesso Dio.

Per l'innalzamento di ogni oggetto o ogni affare, il punto più alto dovrebbe toccare la più profonda profondità. L'anima, che è discesa sulla terra dalla sua esistenza nel Cielo e che ha presunto per un periodo di essere quel corpo materiale, si eleva di nuovo alla sua gloria pristina mettendo la parte più alta di quel presunto sé sulla terra. Il meccanismo del corpo è tenuto in ordine dall'azione regolare del respiro attraverso ogni parte del corpo e dalla circolazione regolare del sangue in tutte le parti del corpo, che si può fare in modo giusto mettendo la parte più alta del corpo - la testa - sulla terra.

Il mondo è costituito nei suoi esseri viventi, negli ego, un ego che assume diverse forme e che diventa diversi ego. Fra quella varietà di ego ognuno proclama perfezione, poiché è la natura del vero ego interiore. Quando lo si esamina, quell'ego prova d'essere imperfetto, perché è la divisione imperfetta dell'ego perfetto. Non è perfetto ma reclama la perfezione nella sua ignoranza, e brama la perfezione se è saggio. L'ego imperfetto può raggiungere quella perfezione soltanto tramite una pratica, nel modo di adorazione e di vivere nel mondo, nella quale può mostrare tale umiltà, mansuetudine e gentilezza che la falsa presunzione che ha formato l'ego imperfetto, può essere schiacciata; e allora, ciò che rimane sarà l'ego perfetto. Nimaz è la prima lezione per questo raggiungimento.

 

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