
SCUOLA DI PRIMAVERA
-discorso
di Murshida Dahnya Bozzini –Giovedì 14 .05.2005
Tante volte
abbiamo parlato dell’importanza del conoscere l’ideale, lo scopo che si ha
nella propria vita. Ma ora vorrei cominciare a parlare dello scopo di ogni individuo.
Lo
scopo della vita di un individuo è di perfezionare
la luce dentro di sé, che è il suo vero essere.
Qualunque
sia la qualifica di una persona, qualunque siano
le sue risorse, posizione o ceto, se la propria luce interiore non brilla,
lui non può compiere lo scopo della sua vita.
Nella bibbia c’è una parabola che racconta di dieci
vergini: tutte volevano andare alla festa di matrimonio e dovevano aspettare lo
sposo. Cinque di loro portarono una lampada piena d’olio, le altre cinque non portarono
con sé l’olio.
Siccome dovettero aspettare molto a lungo si addormentarono. Quando sentirono che lo sposo stava per arrivare, le cinque vergini sagge accendevano le loro lampade, ma le altre cinque, che volevano comprare l’olio trovarono i negozi chiusi, allora chiesero olio alle cinque sagge, ma loro risposero “non possiamo darvelo, altrimenti non ce ne sarebbe stato abbastanza per tutti. E così le cinque sciocche non poterono entrare alla festa. Le sagge avevano accumulato durante la loro vita l’olio, cioè le cose di vero valore, e non l’avevano sprecato, e nel giorno della festa, potevano far brillare le loro luci; le sciocche invece sprecarono tutto durante la vita, cioè ebbero interesse solo nelle cose materiali che sono momentanee, e il giorno della festa, non avevano nulla che potesse brillare in loro.
Quando
pensiamo alla nostra vita nel mondo, nel nostro sforzo materiale, nel nostro
sforzo spirituale, che cosa abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di quella luce
interiore che è il nostro vero essere. Ogni volta che ci manca, questo causa fallimento e miseria nella vita, perché la
nostra salute, il nostro equilibrio e la chiarezza di visione dipendono tutte
dalla luce interiore.
Come
ogni luce ha bisogno di carburante, sia olio, elettricità
o altro, allo stesso modo la nostra luce interiore ha bisogno di carburante.
Il carburante per la parte fisica della vita lo chiamiamo
cibo, per la parte della mente è necessaria una sostanza intellettuale. Se
il corpo è nutrito e la mente non lo è, allora la
luce diminuisce.
Il sostentamento dell’anima è l’ideale divino, che è
amore e luce. Se
l’anima non riceve quel nutrimento di cui ha bisogno, allora l’anima è
affamata. Il corpo può essere ben nutrito, ma ciò non è sufficiente. Questa è
la ragione perché si possono vedere tante persone ben nutrite, sane, ma con uno sguardo di carestia.
Che cosa
possiamo imparare nel Sufismo? Nel Sufismo impariamo quel
misticismo che insegna come accumulare il carburante, olio, che è necessario
non solo per il corpo, ma anche per la nostra mente e la nostra anima.
Tramite la concentrazione, tramite la meditazione, tramite tanti altri metodi di esercizi contemplativi il Sufi compie quello scopo che è
la brama di ogni anima.
Si può spiegare Dio e l’Ideale di Dio come il sole e
la luce. Dato che il sole viene
talvolta coperto da nuvole, così ci possono essere
tempi in cui l’Ideale di Dio viene coperto dal materialismo. Ma se la nuvola copre il sole per un momento, ciò non vuol dire
che il sole per te è perso ; e così, se nel mondo materialistico l’Ideale di
Dio sembra sparito, tuttavia Dio c’è.
Sembra
che negli ultimi tempi tutto il mondo sia in una fase
in cui l’Ideale di Dio è stato completamente dimenticato. Non che le chiese
sono sparite, non vuol dire che Dio non esiste, ma che la luce che c’era una volta è stata coperta, non ci illumina più. Ma, allo stesso
tempo, come c’è giorno e notte, così vengono i cambiamenti nella vita: luce e
buio.
C’è
una luce in ogni anima. E’ necessario solo che le nuvole che la nascondono si sciolgano,
per poter irradiare. Questa è la luce della rivelazione. E’ come una
lanterna per noi, illumina ogni angolo buio che vogliamo esaminare, dà una
risposta ad ogni domanda che vorremo chiedere. Questa luce può brillare quando
il cuore è puro, e per poter purificare il cuore, il Sufi ha un processo contemplativo
che è adatto all’evoluzione di ogni individuo.
In
una storia indiana viene raccontato di un cobra con un
diamante sulla fronte. Ogni volta lui va nella foresta, nel
buio, prende quel diamante e lo mette su un albero così che può vedere
con l’aiuto della luce del diamante, e quando ha trovato ciò che cercava, lo
mette di nuovo sulla fronte. Il cobra rappresenta l’anima e il diamante la luce
d’ispirazione che guida. Questa ricerca spirituale non può essere insegnata,
deve essere realizzata, perché la lingua è inadeguata per esprimere persino
l’esperienza del cuore, perciò come potrebbe mai essere espressa in parole
l’esperienza del più alto raggiungimento delle anime?
L’essere,
la parte esteriore dell’uomo, diventa col tempo come una tomba sopra la luce che è nell’interiore, che copre la propria luce e
che ci lascia nel buio. L’inseguimento dei cercatori della
Verità è la ricerca di questa luce. Ciò che è necessario per primo nella
ricerca di questa luce è di risvegliare la capacità di
amare che in generale è congelata a causa delle esperienze sgradevoli della
vita. Se si chiede a qualsiasi persona se ama
qualcuno, la risposta di solito è: “Sì, naturalmente amo i miei parenti, figli,
marito, moglie, amici ……, ma è veramente amore? Non è spesso un genere di affare, ti do questo, e io aspetto da te quello, anche se
solamente nel pensiero? Non abbiamo imparato che amore è: “TU, NON IO”. Allora
l’amore è senza dubbio divino, è un fiume divino; ma spesso una persona ha perso
la pazienza prima di aver toccato questo fiume divino,
che si trova nella profondità della terra (cuore), e ci si trova allora nel
fango, perché l’acqua è ancora più in profondità. Ricordati questa storia del
contadino, che andava in ricerca d’acqua nel suo campo, perché sapeva che per
crescere il riso c’è bisogno di acqua. E cominciava
prestissimo la mattina, scavava un buco e non vedeva l’acqua; così cominciava
in un’ altro posto, ancora, niente acqua. Un altro
posto e un altro, continuava con tanto sforzo ma non trovava
nulla. Un uomo (saggio) che lo aveva osservato tutta la
giornata, gli chiese alla fine: “Ma
perché hai cambiato sempre posto?”.
La risposta del contadino fu: “Pensavo che dopo aver scavato per mezzo metro,
non ci fosse l’acqua”. L’uomo (saggio) disse: “Se tu avessi scavato un solo
buco, andando sempre più in profondità, senz’altro avresti
trovato l’acqua. Sì, però prima c’è il fango, e non è facile continuare nel
fango, ci si sporca, richiede più sforzo, sì, però,
andando avanti con pazienza e speranza, alla fine l’acqua si
trova!”(Comunque,il tuo lavoro non è del tutto invano, perché il tuo campo è
ora pronto per la semina.)
La prima lezione d’amore è l’altruismo, come in
inglese selflessness, senza di sé; ed è il risvegliarsi dell’amore nel cuore
dell’uomo che si può vedere come
ri-nascita, il vero inizio della nostra vita.
Poi ci sono le ombre interiori, le ombre che cadono sulla
mente, tutte le ombre della terra. Queste creano le nostre gioie, felicità, miserie; siamo tutto ciò, secondo
quello che cade su di noi.
Nella
Divina Sinfonia troviamo: “L’ombra aggiunge alla luce,
come lo zero aggiunge al numero uno.”
Quando
parliamo di ispirazione, illuminazione, rivelazione,
questo è l’aprirsi verso la luce, permettere alla luce di attraversarci. Allora
tutto sarà conosciuto all’anima. L’anima vede tutto. E’ il
nafs, l’ego, che ci oscura e ci rende incapaci di vedere. Più raggruppiamo gli atomi per comporci, più solidi diventiamo e
meno luce è capace di brillare attraverso di noi. La luce c’è sempre, ma noi
non diamo una via essa per attraversarci. Più il nostro ego è dissolto, più
luce di Dio brilla dentro di noi.
Guarda un cristallo, non ha colori in sé ma riflette la luce in tanti colori. Il
legno che è puro riflette anche la luce in un altro modo, ma un oggetto sporco,
nero, non riflette nessuna luce. L’ottone non lascia passare nessuna luce,
un pezzo di stoffa invece lascia passare un po’ di luce, il vetro lascia passare
tutta la luce e non dà ombra. Questo ci mostra che più materia è raggruppata
in un oggetto, meno luce lascia attraversare. Da questo possiamo imparare
che non è colpa di Dio se qualcuno è saggio o sciocco, un altro virtuoso e
un altro un peccatore.
Si può paragonare l’uomo alla luce: la sua anima è lo
splendore, la sua mente è la fiamma e il suo corpo l’estremo della fiamma. Il caldo che viene dalla luce è
l’atmosfera dell’uomo. Il fumo che sorge dalla
luce in realtà non appartiene alla luce, fa parte del combustibile. Come
l’ignoranza nell’uomo è fastidiosa, così il fumo che sorge
dalla luce disturba.
Quando
ero bambina, mio padre raccontava ogni
Natale la stessa storia che spiega questo molto
chiaramente: Giona e la sua lanterna: Giona, un bimbo di otto anni, lottava con
il fratello la sera prima di Natale, perché non voleva condividere qualche
giocattolo con lui. Allora, il padre diceva che, per punizione, Giona non
poteva andare con tutta la famiglia in chiesa. E così Giona rimase solo. Ad un
tratto sente cantare, sente tante voci. Quando guardò
fuori vide tantissimi bambini che andavano, ognuno con una lanterna accesa,
verso l’Est. Curioso Giona chiede ad uno: “Dove state
andando?” Andiamo a cercare il bambino Gesù!”. “Anch’io
vorrei andare”, disse Giona, ma gli altri risposero che non poteva andare
perché non aveva una lanterna. “Ma ne ho una, guarda è qui”, ma quando la
voleva accendere, non si vedeva alcuna luce e allora
gli altri dicevano che doveva prima pulirla.
Giona provò a pulirla ma nessun sapone o acqua era di aiuto. Guardava fuori e vedeva una piccola bimba zoppa, che quasi
non poteva più camminare. Giona la chiamò e chiese se
voleva riposarsi un po’ davanti al fuoco. Dette un po’ di acqua
e qualche biscotto che aveva nel suo armadio. La bimba gli fu
grata e continuò la sua strada. Ma ad un tratto Giona vide che un lato
della sua lanterna brillava, e con quella luce vedeva
un altro bambino che era al lato della strada perché si era ferito alla gamba.
Senza pensare Giona lo prende sotto le braccia e lo
porta avanti. Era pesante, ma Giona vedeva sempre più luce
dalla sua lanterna e la gioia di questo gli dava la forza per andare
avanti. Cominciava a cantare insieme con tutti gli altri e
quando si vide la grotta di Betlemme, il piccolo bambino poteva di nuovo
camminare e Giona correva per andare anche lui a cantare per il bambino Gesù.
Basta
storie, consideriamo la questione della luce nella nostre
proprie vite. Possiamo dividerla in tre aspetti. Primo c’è la luce che
ci lascia vedere un oggetto, la luce del sole o di
un’altra fonte come quella di una candela o un bulbo elettrico. Il prossimo aspetto è la capacità del nostro organo visivo, i
nostri occhi, che vedono l’oggetto. E il terzo aspetto è la radiosità
che appartiene alla sostanza che si mostra, per
esempio come fosforo o radium e tanti altri elementi chimici, che non hanno
bisogno di un’altra luce ma si mostrano tramite la loro propria radiosità se
sono tenuti nel buio.
Ma
la luce del sole o in altre forme, aiuta un oggetto ad essere visto, perché
l’oggetto riflette la luce che lo mostra, ma è anche vero che un oggetto ha una
luce da se stesso; perciò se un oggetto è visibile non è solo perché un’altra
luce permette che lo si veda, ma ha anche la propria
luce.
Si
può anche guardare questa questione da un altro punto di vista, cioè che ogni persona ha una certa quantità d’intelligenza,
(sebbene l’intelligenza non abbia nulla a che
fare con l’intelletto; l’intelligenza è, fra l’altro, la capacità, la
qualità di vivere), e ognuno che si incontra o con cui si parla, aggiunge
qualcosa alla propria intelligenza, oppure prende qualcosa da noi; o si dà o si
prende dall’altro. E un terzo aspetto è che, nella luce dell’intelligenza di alcune persone, si può vedere la vita più chiaramente.
Questa non è una luce momentanea; continua a brillare proprio come la luce del sole brilla sulla terra e non diminuisce in nessun modo.
Colui che
aggiunge all’intelligenza di una persona lo fa in due modi diversi. Un modo è che, per un momento, la sua presenza illumina il cuore
dell’altra persona; e il secondo modo è che la sua intelligenza accende
l’intelligenza dell’altro. Ma nessuno dei due è fatto
intenzionalmente; funziona automaticamente. Una persona porta luce ad un altro come conseguenza naturale; se non sempre,
qualche volta. Dicendo qualcosa, con il potere di uno
sguardo o proprio tramite il magnetismo della sua presenza, si accende la luce
dell’altro fino un certo punto, se in lui c’è.
Murshid
racconta: “Un giorno una signora mi disse: “Mio
marito è completamente cambiato dopo
che è stato da voi”. Dissi: “Sono molto contento”.
Ma poi dopo un po’ di tempo, dopo essere andato via da quel posto, ricevette
una lettera dicendo: “Lui è tornato di nuovo come era prima”.
L’atmosfera
dell’uomo spiega la condizione della sua anima. Più si progredisce
sulla strada spirituale, più tutte le nostre discussioni e ragionamenti cedono.
Svaniscono finché non rimane più nessun colore in loro; e quando tutto il
colore se ne è andato, viene la luce bianca, incolore,
pura, che è la luce di Dio.
Ci
sono dieci pensieri Sufi di cui ne ho scelto uno:
“Esiste
un Maestro, lo Spirito Guida di tutte le anime, che costantemente guida i Suoi
seguaci verso la Luce.”
Se
vogliamo usare la parola ‘spirito’ nel modo giusto, possiamo farlo sapendo che
lo spirito è l’essenza di ogni cosa. La luce e vita essenziale, dalla quale
tutto è venuto - questo è lo spirito. Ma spesso usiamo la parola spirito anche
in un senso limitato, proprio come luce è la luce del sole
che tutto pervade e, allo stesso tempo, chiamiamo la luce di una candela con la
stessa parola: LUCE.
Allora,
domani è Pentecoste, la festa del ricordo che lo Spirito Santo si è manifestato
negli apostoli, ma non vuol dire che prima lo Spirito Santo non esisteva,
poiché Lo Spirito Santo è Dio, solo quando vediamo Dio nel simbolo del Trimurti: Padre, Figlio e Spirito Santo, possiamo capire
che lo Spirito non è qualcosa di separato da Dio.
Il
Sufi, che vede lo Spirito Guida come l’unico Maestro, comprende che nonostante
Dio è la fonte di ogni conoscenza, ispirazione e
guida, sa che l’uomo è il medium, lo strumento, attraverso il quale Dio sceglie
di rivelare la Sua conoscenza al mondo. Proprio come è
scritto nella Bibbia nella storia di Pentecoste; rivela questo, come l‘uomo che
è uomo negli occhi del mondo, è Dio nella sua consapevolezza. E’ l’anima matura
che attira le benedizioni del cielo, e Dio parla attraverso quell’anima.
Sebbene che la lingua di Dio parli attraverso ogni cosa,
tuttavia per parlare alle orecchie dei
sordi, tanti fra di noi, è necessario per Dio parlare tramite le labbra dell’uomo.
Egli lo ha fatto durante l’intera storia dell’uomo, essendo ogni grande maestro del passato questo Spirito Guida, vivendo la
vita in Dio in veste umana. In altre parole, la loro veste
umana consisteva di vari abiti indossati dalla stessa persona, che sembrava
essere diversa per ciascuno. Shiva, Buddha, Rama,
Krishna da una parte, Abramo, Mosé, Gesù, Maometto dall’altra; e molti di più,
conosciuti o sconosciuti nella storia, sono sempre una e la stessa
persona, il messaggero.
Coloro
che vedevano la persona e conoscevano Dio, riconoscevano Lui in qualunque forma
o veste, mentre coloro che potevano vedere solamente
la veste, andavano fuori strada. Perciò per il Sufi c’è solo un Maestro, per
quanto diverso possa essere chiamato nei periodi diversi
della storia. Egli viene sempre per risvegliare l’umanità dal sonno della sua
vita di illusioni, e a guidare l’uomo avanti verso la
perfezione divina: la luce.
Quando
un Sufi progredisce nella sua visione, riconosce il suo Maestro non solo nei
Santi, o nel saggio, ma anche nello sciocco e nel peccatore, non si è mai permesso di perdere dalla sua
vista il Maestro che è l’Uno e l’Unico che esiste e
esisterà sempre.
La
parola persiana per maestro è Murshid. Il Sufi riconosce il Murshid in ogni
essere al mondo, ed è pronto ad imparare da un giovane e da un anziano, colto e
non-colto, ricco e povero senza chiedersi da chi lui impari. Allora comincia a vedere la luce di Risalat, la torcia della
Verità, che brilla davanti a lui in ogni essere ed in ogni cosa nell’universo.
Così lui vede colui che porta il Messaggio come un
essere vivente davanti a sé.
La
mente è un magazzino, un deposito di ogni conoscenza
che si è accumulato con lo studio, l’esperienza, tramite i cinque sensi. In altre parole, ogni suono, persino sentito una sola volta, è
registrato là; ogni forma che i nostri occhi hanno visto, persino di sfuggita,
è registrata là. E se il nostro cuore è puro, proietta la luce
dell’anima proprio come la luce è proiettata da un
faro. E il più bel fenomeno è che la luce viene gettata tramite la volontà su
quel posto particolare che vogliamo trovare.nel
magazzino della mente Si potrebbe paragonare all’hard-disk del computer a quel
magazzino, da dove si può tirar fuori ogni cosa che viene messa dentro..
Per
esempio, dieci anni fa si è visto una persona e oggi, quella si trova per caso
davanti a noi, guardandola si pensa: “Ho visto questa persona prima, ma dove?”
In quel momento proiettiamo la luce dell’anima su
quell’immagine che venne fatta nella nostra mente in una certa occasione dieci
anni fa. Ed è ancora là. Avevamo completamente dimenticato, ma l’immagine è là.
Nel momento in cui noi desideravamo vederla la nostra
anima proiettava la sua luce su quel posto particolare; e la cosa più
meravigliosa è che forse ci sono un
milione di immagini.
Perché
la luce viene proiettata su quell’immagine
particolare? Questo è il fenomeno. Vuol dire che la luce interiore ha un grande potere; è un potere che è creativo per natura.
E’ per questo che la luce si proietta su quel posto
particolare.
E’ molto difficile distinguere i raggi dalla luce e la
luce dai raggi. Dipende dalla
nostra comprensione. Nei raggi la luce è più separata,
più distinta, mentre la luce stessa/sole, è più riunita, più insieme. Ma allo
stesso tempo dobbiamo ricordare che la verità non si può esprimere in parole;
tutto ciò che possiamo fare, è fare uno sforzo per
rendere il mistero della vita intelligibile alla nostra mente.
La
distinzione fra luce, sole e raggi è molto utile, ma deve essere compresa con
la luce dell’intuizione; allora diventerà chiara.
Prendi
come esempio la pioggia; perché le gocce della pioggia devono nutrire anche le
piante velenose e l’erbaccia, perché non cadono solo sul grano, sui frutti e
sui fiori? Cadono in ogni posto; e così fanno i raggi del
sole. La luce divina cade ovunque senza distinzione
proprio come fa la pioggia.
E
che cosa si può dire riguardo alle rocce, alle montagne, ai mari e ai fiumi?
Non sono anche loro il risultato dell’anima, della Luce essenziale? La natura,
in tutti i suoi vari aspetti, è la naturalizzazione di
quella Luce che è chiamata Spirito divino; ma non ogni cosa nella natura ha
quello che l’uomo capisce come anima, perché lui riconosce soltanto quel raggio
che funziona nel corpo umano come un’anima. Non riconosce che il raggio che funziona nella creazione più bassa è lo stesso, sebbene
venga dalla stessa fonte.
Come detto prima, ci sono due cose: ci sono i raggi, e c’è la luce da cui essi vengono
fuori. Se i raggi sono la fonte dell’anima degli esseri umani, allora la luce di quella stessa Luce divina è lo spirito dell’intero
della natura. E’ la stessa Luce ma non divisa, non distinta, come sono i raggi
che chiamiamo anime.
Perché
la natura ha i suoi diversi aspetti? Se lo spirito che sta dietro è uno, perché
ogni cosa nella natura è separata e diversa? La creazione è
un’evoluzione graduale di quella luce che è la fonte e lo scopo di tutti gli
esseri. Per esempio, la vita delle piante è sviluppata dal regno
minerale, la vita animale dal regno vegetale, e la vita umana è il culmine di questa evoluzione. Ma questo culmine è solo la finitura del
veicolo che l’anima usa; non è l’anima che è evoluta
tramite questa evoluzione. Questa evoluzione significa solo che l’anima ha
adottato uno strumento più finito per sperimentare la vita più pienamente. Senza dubbio migliore è lo strumento, più grande è la soddisfazione
dell’anima. Se si guarda da questo punto di vista l’intera creazione, si
sente che è vero che non solo l’uomo, ma l’intera manifestazione venne creata
ad immagine di Dio.
E
qui voglio leggere un brano di HIK che Mrsd. Nawab ha già letto ieri, ma penso che non faccia male sentirlo due
volte.
La differenza fra la nostra anima e il nostro corpo,
che spesso consideriamo grande, come fra terra e cielo, non è così grande. L’anima e il corpo sono una luce e perciò la parte
esteriore dell’uomo è espressione dell’essere interiore, e l’essere interiore
dell’uomo dipende anche in tanti modi dal suo essere esteriore. ‘La parte
interiore e esteriore dell’essere umano, è solo
un’espressione usata per convenienza; in realtà è un essere, è una luce.
Se
l’uomo manca di magnetismo, se manca di entusiasmo e
coraggio, se manca di potere di raggiungimento, tutto questo è a causa della
mancanza di quella radiosità che appartiene al suo essere. La salute del corpo,
l’equilibrio della mente, la purità dell’anima, tutto dipende dalla radiosità
dell’essere dell’uomo. La salute del corpo è perciò
spirituale, l’equilibrio della mente è spirituale e così la purità dell’anima.
Un
buona atmosfera è segno di spiritualità; il potere
della parola, il coraggio senza paura, l’intrepidezza, l’auto-confidenza, anche
questi sono segni di spiritualità; la capacità di compiere qualcosa e la forza
di lottare andando avanti nella vita, tutti questi sono segni di spiritualità.
Nella
Divina Sinfonia è scritto: “Nel momento in cui una persona si eleva al di sopra della sua mente e si risveglia nella luce
dell’anima, diventa spirituale”.
Ogni
essere ha una vocazione definita e la sua vocazione è la luce che illumina la
sua vita. L’uomo che ignora la sua vocazione è una lampada
spenta. Colui che sinceramente cerca il suo
vero scopo nella vita, lui stesso è cercato da quello scopo. Se lui si concentra su questa ricerca una luce incomincia a chiarire
la sua confusione, tu puoi chiamarla rivelazione, ispirazione o tutto quello
che vuoi. E’ la diffidenza che ci porta fuori strada. La sincerità ci porta
dritti verso lo scopo, ideale, di cui abbiamo spesso
parlato.
Però,
nelle divina Sinfonia è anche scritto: “Se tu cammini sulla strada della luce e
tuttavia cerchi l’oscurità, questo è come essere
tirati dai due poli della terra; sei combattuto tra loro, e non puoi andare né
nell’una né nell’altra direzione”.
Ognuno
ha il suo cerchio d’influenza, grande o piccolo; dentro la
sua sfera sono coinvolte tante anime e mente; quando ci si eleva, l’influenza,
per modo di dire, si eleva ; se si fallisce, essa fallisce. La grandezza della
sfera di una persona corrisponde alla vastità della
sua simpatia, oppure possiamo dire, della grandezza del suo cuore. E’ la tua simpatia che tiene insieme la tua sfera.
Se
si feriscono coloro che vivono e si muovono nella
nostra sfera, quelli che dipendono da noi o dal nostro affetto, si ferisce per
forza anche se stessi.
Ogni
individuo compone la musica della propria vita. Se si ferisce un altro, si porta disarmonia. Quando la nostra sfera è disturbata,
noi siamo disturbati, e c’è un disaccordo nella melodia della vita.
Quando
un’anima nasce sulla terra, porta dall’alto la vista,
che è la luce dell’anima, ma man mano che un infante cresce nel mondo, la sua
intelligenza viene coperta dalle impressioni che vengono dal mondo esterno,
finché, invece di semplici tende, l’ampiezza delle impressioni costruisce, per
così dire, un muro, che copre gli occhi dell’uomo alla propria luce, la luce
che l’uomo eredita come sua divina eredità. Nella Bibbia viene detto: “Metti in alto la tua luce, nessuno dovrebbe mettere la
fiaccola sotto il moggio”.
Nella luce
vedo la Tua Bellezza;
Nell’ombra trovo il Tuo
mistero.
Avvolgimi come nella luce del Tuo Spirito Divino
Sollevami dalla densità della terra.
La luce è la Tua
faccia
E l’ombra è il Tuo petto.