IL SUFISMO - Origine e storia "Dal libro: Sufismo Universale del Dr.H.J.Witteveen"

                                                                        Origine del misticismo nei misteri egiziani

 

Il nome Sufismo è stato collegato alla parola greca Sofia che significa "saggezza" e alla parola araba Saf, "purezza", che ha anche attinenza con gli abiti di pura lana bianca indossati da certi Sufi. Insieme, queste parole indicano pura saggezza, quella saggezza che s'innalza nella pura consapevolezza da cui sono stati cancellati tutti i problemi e le impressioni della nostra vita esteriore. La parola indica la saggezza del cuore e non quella dell'intelletto. Inizialmente, Inayat Khan diede al suo Ordine Sufi il sottotitolo "L'Ordine della Purezza". Nel misticismo è sempre stata di grande importanza la condizione di discepolo, che è la relazione personale fra il discepolo spirituale che ricerca la verità, il mureed, e il maestro spirituale, lo sceicco o il Murshid.

 

Lo splendore spirituale - in silenzio - può trasmettere la viva essenza della verità e la sua esperienza molto più profondamente e con maggiore purezza delle spiegazioni verbali e teoriche.

 

Nei tempi antichi la saggezza spirituale fu principalmente trasmessa in modo diretto da maestro a discepolo e attraverso il contatto individuale fra santi e mistici .Questa tradizioni mistica risale a tempi molto antichi. I punti di vista europei e islamici si trovano d'accordo sul fatto che la più antica sorgente di tale saggezza si trova nei misteri egiziani, che sono stati espressi a parole negli Scritti Ermetici, attribuiti a Ermete Trismegisto, che significa Ermete tre volte il più grande, nome greco del dio egiziano Thot. Si dice che tali scritture si siano perpetuate attraverso la cosidetta "catena ermetica" dei filosofi e mistici pitagorici e neoplatonici. Un collegamento importante fra questo antico misticismo e il Sufismo durante il periodo islamico è la figura di Dhul-Nun al-Misri (830) che, secondo l'autorevole orientalista inglese R.A. Nicholson - "diede al Sufismo, molto più degli altri, la sua forma permanente", Dhul-Nun era un nubiano, un ermetico egiziano e un Sufi. Si disse che fosse ancora capace di leggere i geroglifici egiziani. La vecchia conoscenza esoterica egiziani continuò apparentemente in modo clandestino, quando l'Egitto cadde prima sotto l'influenza dei cristiani e in seguito dei musulmani. Dhul-Nun vide l'espressione di Dio in tutto l'universo. Questa realizzazione dell'unità di Dio è fondamentale nel pensiero mistico e in quello Sufi. Egli espresse questo concetto in parole nella seguente preghiera piena di ispirazione:

 

"O Dio, non ho mai prestato attenzione alle voci delle belve o al fruscio degli alberi, al cascare dell'acqua o al cinguettare degli uccelli, al fischiare del vento o al rimbombare del tuono, sento però in essi una testimonianza della Tua unità (wahdaniya), e una prova della Tua Essenza impareggiabile; che Tu si Colui che tutto predomina, l'Onnisciente, il Tutto saggio, il Tutto giusto, il Tutto vero, e che in Te non esiste nè sconfitta, nè ignoranza, nè ingiustizia, nè follia, nè menzogna. O Dio ti riconosco nella prova del Tuo operato e nell'evidenza dei tuoi atti: concedimi o Signore di cercare la Tua Soddisfazione con la mia soddisfazione e la Delizia di un Padre nel Figlio, ricordandomi di Te nel mio amore per Te, con serena tranquillità e stabile risolutezza."

Quindi canta il suo amore per l'amato divino, come Rabia di Basra aveva fatto prima di lui e come divenne caratteristico di molti Sufi che vennero dopo:

 

Muoio, e al contempo non muore in me

L'ardore del mio amor per Te,

Nè ha il Tuo Amore, mio solo scopo,

Spento la febbre della mia anima.

Per Te solo il mio spirito piange,

In Te si trova tutta la mia ambizione,

E tuttavia la Tua Ricchezza è  molto al di sopra

Della povertà del mio piccolo amore.

A Te mi rivolgo con la mia richiesta,

e in Te cerco il mio riposo finale;

A Te viene portato il mio lamenti più forte,

E Tu vivi nei miei pensieri segreti.

 

La Saggezza Ermetica, che ispirò Dhul-Nun, è  molto antica e risale ai tempi delle piramidi, al 3000 a.C. circa. Ai tempi della Roma classica era nota l'esistenza in Egitto di una saggezza segreta custodita dai sacerdoti. La saggezza era molto simile al successivo misticismo Sufi. Aveva la medesima visione dell'unità di Dio, vivente nell'intero creato, espressa da Dhul-Nun. L. Hoyack cita il seguente testo Egiziano:

"Dio è uno e solo, nessun altro esiste all'infuori di Lui

Dio è colui che ha creato ogni cosa

Dio è uno spirito, uno spirito nascosto, lo spirito degli spiriti

Dio è l'eterno

Dio è nascosto e nessuno conosce il suo aspetto

Nessuno ha trovato la sua immagine. E' nascosto da Dio e dagli uomini

Nascosto rimane il suo nome

Dio è verità e vive la verità

Innumerevoli sono i suoi nomi

Dio è vita e tutto vive in Lui.

Egli soffia il respiro della vita nel naso dell'umanità

Dio è padre e madre

Dio è l'essere in se stesso

Dio ha creato ogni cosa

Dio è  l'uno che si è espresso nella molteplicità

Dio è il creatore del cielo e della terra, il padre degli dèi

Dio è compassione, protegge i deboli, ascolta le preghiere dei prigionieri

E' compassionevole

E' giudice fra il potente e il povero

Dio riconosce coloro che Lo riconoscono, che lo servono e protegge

Coloro che lo seguono.

 

Hoyack osserva che questo testo potrebbe facilmente trovarsi nel Vecchio Testamento nel Corano.

E Hazrat Inayat Khan vede un diretto collegamento iniziatico che descrive così:

"Quando Abramo ritornò dall'Egitto dopo essere stato iniziato ai misteri della vita, arrivò alla Mecca; e la pietra fu posta in quel luogo, come ricordo dell'iniziazione che egli aveva appena ricevuto dall'antica scuola esoterica d'Egitto; e la voce che vi era stata introdotta dall'anima cantante di Abramo continuò ,e divenne udibile a tutti coloro che erano in grado di sentirla. A partire da quel momento, i profeti e veggenti hanno fatto pellegrinaggi a questa pietra di Ka'ba; la voce continua ed esiste tutt'ora".

Lo scopo di quei primi mistici era quello di realizzare, di entrare in comunione, di unificarsi con Dio. La strada verso questa esperienza è indicata in un passaggio di Poimandre (un'interpretazione greca del testo ermetico):

"La conoscenza che si riceve da Dio è un silenzio divino che chiude tutti i sensi, in quanto è' con la perdita di consapevolezza di tutte le sensazioni, di tutti i movimenti corporei, che l'anima (Nous) rimane in uno stato di riposo; e quando la bellezza di Dio ha versato la sua luce sull'anima...ella trasfigura in tal modo l'intero uomo nell'essenza dell'essere."

 

Questa frase ci suggerisce una profonda esperienza mistica, che corrisponde completamente alle spiegazioni di Hazrat Inayat Khan di cui parleremo in seguito. Tali citazioni sono sufficienti a mostrare che l'Egitto ebbe un ruolo unico nella religione dell'antichità: si potrebbe considerarlo come il cuore esoterico dell'umanità di quel periodo storico. E l'ermetismo è come il gambo dell'esoterismo. Inayat Khan vede ciò nelle piramidi egizie. Dice che quell'architettura aveva raggiunto uno stadio spirituale. E aggiunge:

"Era un'epoca mistica, ed ogni cosa che fecero non fu fatta con una forza meccanica, ma con la potenza spirituale; e quindi ciò che fecero rimarrà...".

 

 

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