VIVERE


                                                                                        Conferenza di Murshida Dahnya Bozzini Van Gelder

 

 

Quando studiamo la natura, troviamo che esiste un modello di vita, un progetto di vita, che dobbiamo seguire.

L’interdipendenza di stelle e pianeti, come la luce del sole funziona sulla luna, come i pianeti e la luna influenzano la vita sulla terra. Ogni giardiniere e contadino sa quando seminare i diversi semi, quando raccogliere e così via.

Ma anche la vita di ognuno che viene sulla terra ha un modello, un progetto di vita, cioè, p.e., essere bianco, italiano, donna, ha l’influenza degli antenati della famiglia in cui è nato. Però ascolta bene! Questo è un progetto, tocca a noi riempirlo, perfezionarlo durante la nostra vita.

L’uomo è nato in questo mondo ignorante del reame che si trova dentro di lui, e raggiungere questo reame dentro se stesso è aristocrazia.

Riconoscere questo reame in un’altra persona è vera democrazia; l'opportunità di questo reame dentro di noi e cercare di raggiungere questo ideale di vita è la vera aristocrazia. In parole semplici, quando una persona è un re, questa è aristocrazia; quando tutte le persone sono dei re, è democrazia. Ma se non sappiamo che ognuno di noi è un re, come possiamo riconoscere il re in un altro o in noi?

In generale l’uomo ha la tendenza a voler tirare verso il basso, a ribellarsi contro una persona che ha una posizione più elevata o che sentiamo essere più avanzata, a portare l’altro al nostro livello con la scusa dell'eguaglianza, ma questa non è democrazia. E’ vedere, credere che anche ognuno di noi può avanzare a qualunque livello che desideriamo. Siamo tutti re, questo è il progetto, ma siamo noi che dobbiamo svilupparCi, lavorare a noi stessi, non guardare gli altri.

 

L’ideale segreto della vita è il proprio progresso per diventare autosufficienti. L’uomo che non è capace di attendere ad ogni bisogno della vita, non sa cosa significhi la libertà della vita.

Più studiamo i problemi d’oggi, più vediamo che i lavori vengono divisi sempre di più. Chi produce ancora un prodotto intero? Quale fabbrica produce un prodotto intero? Una piccola impresa fa fare la propria contabilità ad un ragioniere esterno, in una fabbrica ogni operaio conosce i movimenti della sua parte di lavoro, ma non ha idea come mettere insieme tutte le varie parti. Etc.

 

Nei tempi antichi, fra gli Indù esisteva un metodo nella comunità dei Bramini, la casta più elevata e ricca, secondo cui ogni uomo doveva sapere come cucinare il proprio cibo. Nella casa del primo ministro la moglie doveva sapere come cucire i vestiti, fare la maglia, cucinare, pitturare, pulire la casa e così via. Ognuno doveva essere in grado compiere ogni cosa. La perfezione della vita si trova nel perfezionare se stessi non solo spiritualmente ma in ogni diverso aspetto della vita.

Però l’uomo è talmente occupato in tutti i piaceri e i dolori della vita, che non ha quasi mai tempo di pensare al privilegio di essere un essere umano. Siccome fra questi i dolori sono spesso la parte più grande, allora, invece di cercare tutte quelle benedizioni che riceviamo ogni momento, l'uomo si lamenta! E con ciò egli avrà senz’altro più dolore e difficoltà di quanto sarebbe necessario. Ma se si chiede a qualcuno se preferisca essere un albero o una montagna, sicuramente preferirebbe essere un umano, allo stesso tempo non vuole vedere il privilegio di essere umano.

 

L’uomo, in genere, è di natura egoistica, interessato a se stesso e a ciò che concerne la propria vita, e non vede le grandi difficoltà e i dolori degli altri. Si sente povero se non può comperare tutto ciò che vorrebbe possedere, si sente male se ha un po’ di dolori qua e là, insomma è sempre pieno di autocommiserazione. Come Murshid dice “L’autocommiserazione è il peggior nemico dell’uomo”. Se solo s’incominciasse a guardare intorno a sé, si potrebbe vedere ovunque persone più povere e più malate, così da essere grati per tutto ciò che ci è stato dato.

 

Una storia di Saadi racconta: “Una volta non avevo le scarpe e dovevo camminare sulla sabbia bollente a piedi nudi e mi sentivo miserabile. Poi incontrai un uomo che era paralizzato, per cui gli riusciva molto difficile camminare. Chinai subito la testa e ringraziai il Cielo di essere più fortunato dell’altro uomo, poiché io avevo dei piedi per camminare”. Questa storia dimostra chiaramente che non è la situazione della vita, ma l’atteggiamento nella vita, che rende l’uomo felice o infelice.

Una persona che si lascia impressionare dalla sua malattia, non potrà mai essere curato da medici o da medicamenti. Uno che si lascia impressionare dalla sua povertà, non sarà mai benestante o ricco. Una persona che pensa che tutti siano contro di lui e che ognuno ha una misera opinione di lui, troverà questo ovunque vada.

Negli affari e nelle professioni, se si pensa che forse non si avrà successo, senz’altro non si avrà successo. La prima lezione che i grandi maestri del mondo hanno sempre insegnato è imparare ad aver fede, fede nel successo, fede nell’amore, fede nella gentilezza, fede in Dio. Questa fede, però, non si può sviluppare se non si ha fede in se stessi. E’ importante imparare ad aver fiducia anche in un altro; essere sicuri di sé fa sì che si impari ad aver fiducia in un altro, ma aver fiducia in un altro ma non in se stessi, non porta alcun vantaggio! Chi ha fiducia in un altro perché ha fiducia in se stesso, ha la vera fede, e tramite questa fede egli può rendere la propria vita felice in qualsiasi condizione.

 

Un’altra storia dell'India. Un uomo aveva sentito che esisteva un albero che poteva soddisfare ogni desiderio, e allora decise di andare a cercare quest’albero. Dopo un lungo viaggio arrivò in un posto in cui, senza che lo sapesse, si trovava l’albero dei desideri. Vi si sdraiò sotto per dormire, ma prima di addormentarsi pensò: “Come sarebbe bello avere un letto morbido in una casa bella con una fontana nel cortile”. Con questi pensieri egli si addormentò. Quando la mattina dopo aprì gli occhi, si trovò su un letto morbido, vicino alla fontana e delle persone che gli servivano la colazione. Lui fu molto sorpreso e si ricordò che prima di addormentarsi aveva pensato a tutto questo. Andando avanti nel suo viaggio rifletté su tutto ciò che era successo e scoprì che l’albero che stava cercando, era l’albero sotto cui aveva dormito; e che quello che l’albero aveva compiuto era un miracolo.”.

Possiamo imparare da questa storia che l‘albero dei desideri è l’uomo stesso e che la radice dell’albero è nel cuore dell’uomo. Questa è la differenza fra tutti gli altri esseri viventi, piante, animali, uccelli e l’essere umano. Loro non possono arrivare a quello stadio a cui si può sviluppare l’uomo, perciò egli è chiamato “man”, che significa mente.

Tutto l’insegnamento religioso e filosofico ci porta verso lo sviluppo della personalità - ricordate il progetto all’inizio? – C’è una parte che è fatta dalla natura nell’uomo, ma c’è una parte che l’uomo stesso deve fare. L’uomo è nato come uomo, donna, ma deve svilupparsi per diventare umano. Se invece si rimane solo come si è nati e non si cerca di sviluppare la personalità, non si compie l’obiettivo della vita, si rimane sottosviluppati.

Riguardo a questo la parabola dei talenti che Gesù racconta, spiega la stessa cosa: un uomo, prima di partire per un viaggio, chiama a sé i propri servi e affida loro i suoi beni – ad uno diede cinque talenti, ad un altro due e ad un altro uno, a ciascuno secondo le sue capacità; e poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto i cinque talenti andò a farli prosperare, e ne guadagnò altri cinque. Allo stesso modo, quello dei due talenti ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva ricevuto uno, andò a fare una buca nella terra e vi nascose dentro il denaro del suo padrone.

Molto tempo dopo, il padrone di quei servi ritornò a fare i conti con loro.

Chi aveva ricevuto i cinque talenti andò da lui e gli presentò altri cinque talenti, dicendo: “Signore, tu mi affidasti cinque talenti: ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. Il suo padrone gli disse: “Va bene, servo buono e fidato, sei stato fedele in una cosa da poco e su questa vi costituirò molte altre cose; entra nella gioia del tuo Signore”. Poi, si presentò anche quello dei due talenti e disse: “ Signore, tu mi affidasti due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. Il suo padrone gli disse: “Va bene, servo buono e fidato, sei stato fedele in una cosa da poco e su questa vi costituirò molte altre cose, entra nella gioia del tuo Signore”.

Poi si avvicinò anche quello che aveva ricevuto un talento, e disse: “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e che raccogli dove non hai sparso; ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sottoterra; eccoti il tuo talento”. Il suo padrone gli rispose: “Servo malvagio e fannullone, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; dovevi dunque portare il mio denaro dai banchieri; al mio ritorno avrei ritirato il mio talento con gli interessi. Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha i dieci talenti. Poiché a chiunque ha sarà dato, ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”. 

 

Tutti i grandi maestri e Saggi del mondo hanno cercato di aiutare l’uomo a sviluppare e raffinare la propria personalità. Anche le religioni hanno, in fondo, lo stesso scopo...   

Sviluppare la personalità, compiere lo scopo della nostra vita, non è una cosa che riguarda l'ascetismo, l'essere sempre seri, il sacrificio, anzi, è una cosa che riguarda la gioia, pensando al privilegio di essere esseri umani. E perciò dobbiamo cercare umorismo nella vita, vedere la parte divertente, allegra, non quella volgare ma quella che mostra ritmo e tono dell’anima.  

P.e., nelle poesie di Saadi e di Rumi si trova molto umorismo.

Un giorno Saadi si trovava in una libreria dove si vendevano i suoi libri. Un cliente che pensava che egli fosse un impiegato del negozio, gli chiese un libro di Saadi. Saadi gli domandò: “Che cosa ti piace nei libri di Saadi?”. Il cliente rispose: “Oh, penso che lui sia una persona divertente”. Quando il cliente volle pagare, Saadi gli diede il libro dicendo: “No, io sono Saadi, e quando mi hai chiamato una persona divertente, mi hai dato tutta la ricompensa che desidero”.

 

C'è naturalmente la domanda: “Come posso sapere qual'è lo scopo della mia vita?” Allora, questo non lo può dire nessuno, perché la vita stessa è di natura auto-rivelatrice, ed è nostra mancanza se non siamo aperti alla rivelazione che la vita ci offre. L’uomo è la prole della natura, perciò il suo scopo è naturale. L’artificiosità della vita porta oscurità, che previene l’uomo dall'arrivare a quella conoscenza che possiamo chiamare la rivelazione della propria anima. E se si chiede come si dovrebbe procedere, la risposta è che si dovrebbe studiare ogni oggetto, sia esso falso o vero, che ti trattiene e che ti attira, verso cui sei attratto sia esteriormente che interiormente. E non essere dubbioso, ma aver fede. Fede in te stesso e fede in Dio.

Murshid racconta che un giorno qualcuno diceva che voleva seguire le sue idee e chiedeva se poteva seguirlo. Murshid disse: “Sì, ma prima devi dirmi se hai fede”.  La persona per un momento fu perplessa e poi disse: “Sì, ho fede in Lei”. Murshid chiese: “MA hai fede in te stesso?” Egli rispose: “Beh, non sono sicuro”: Murshid disse: “La tua fede in me non mi sarebbe di nessuna utilità. Ciò di cui ho bisogno è della tua fede in te stesso”.

La prima lezione nella vita, come già detto prima, è imparare ad avere fiducia in se stessi. Quella tendenza all'incertezza della mente: - ”Faccio o non faccio – andrà bene o andrà male”- rende l’uomo confuso. Può avere per anni le migliori intenzioni, ma rimarrà allo stesso posto. Egli non avanzerà, perché la propria confusione gli paralizzerà le gambe.

La nostra felicità dipende dal vivere in modo giusto, e vivere in modo giusto dipende dalla realizzazione di quello scopo che è nel libro del nostro cuore.

Ogni meditazione, ogni contemplazione è soltanto l'aprire quel libro, focalizzare la nostra mente per vedere qual'è il nostro scopo nella vita. E non appena vediamo quel nostro ultimo scopo o obiettivo, che la nostra vera salute e benessere si trovano nel raggiungimento del nostro scopo, allora l’intero orientamento della vita cambierà.

Ma il più grande privilegio nella vita dell’uomo è diventare un idoneo strumento di Dio, e finché non lo sa, non avrà realizzato il suo vero scopo nella vita. L’intera tragedia nella vita dell’uomo è l'ignoranza di questo fatto. Dal momento in cui l’uomo se ne rende conto, egli vive la propria vita, la vita di armonia tra Dio e l’uomo. Quando Gesù disse: “Cercate prima il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più”, questo insegnamento è la risposta al grido dell’umanità, chi grida: “Non ho ricchezza”, e un altro: “La vita è difficile”, e un altro: “I miei amici mi creano delle difficoltà”; un altro ancora: “Voglio una posizione, voglio ricchezza”. E per tutti la risposta è: “Cercate prima il regno di Dio e tutte queste cose vi saranno date in più”. 

 

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