CONFERENZA
Tenuta da Murshida Dahnya a Verona il 1° ottobre
2003 su:
La Costruzione del Carattere e l’Arte della Personalità
Che cosa vuol dire Educazione realmente? Vogliamo
bene ai nostri figli? Li possiamo aiutare a diventare ‘esseri umani’ ?
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Inayat Khan ha detto: “La natura è innata, il carattere è costruito e la
personalità è sviluppata”
La prima parte della
frase cioè – “la natura è innata” – è ancora abbastanza
facile da capire. Il neonato, venendo sulla terra, porta con sé quello spirito
(oppure se volete Anima) che ha ricevuto delle impressioni nella sfera degli
angeli e poi dal piano dei geni (jinn). Ma naturalmente
ha già ereditato anche delle qualità da entrambi i genitori e dagli antenati.
Si potrebbe dire, simbolicamente, che il neonato viene sulla terra con un
blueprint, una cianografia, come quella che il pittore prepara quando vuol
creare un quadro, o un architetto prima della costruzione
di un edificio. Su questo blueprint si trova, tra le altre cose, se sarà maschio
o femmina, bianco o di colore, italiano od olandese
etc. Ma anche se ha in sè l’inclinazione a diventare
un musicista, uno scienziato, un agricoltore, e anche se è già sveglio oppure
ancora addormentato. –Sarà – diventerà -, ciò non vuol dire che diventerà automaticamente questo o quello. Sono
solo possibilità che, tramite tantissimo lavoro, possono
essere raggiunte.
Se vogliamo Vivere,
cercando di raggiungere lo scopo per cui siamo qui,
dobbiamo costruire il carattere. Ma qual è questo scopo, questo ideale da raggiungere?
Innanzitutto è DIVENTARE UMANI. Sembra
ridicolo dire così. Però, una cosa
è essere uomo ,
un’altra, e più importante, è essere un “essere umano”, una persona, completare
quella individualità nella quale è nascosto lo scopo ultimo per cui l’uomo
è venuto sulla terra.
Gli angeli sono
stati creati per cantare la lode di Dio, i geni per immaginare, sognare e
meditare, ma l’uomo è stato creato per mostrare nel suo carattere di essere
un ‘essere umano’.
Che cosa rende l’uomo superiore, più grande di un animale? Possedere ricchezza, leggere tanti libri, studiare tanto, avere delle lauree o una posizione elevata? Tutto questo rende l’uomo più grande come ‘essere umano’? No, l’uomo è più grande se da individuo si sviluppa in persona. La differenza fra individualità e personalità non viene spesso distinta: l’individualità si porta con sé alla nascita, ognuno nasce come entità separata, ma la personalità è qualcosa che si deve sviluppare.
Per svilupparla
però, ci deve essere qualcosa da sviluppare. E con questo arriviamo alla
seconda parte della frase di Inayat Khan che dice: – il carattere è costruito –.
Quando comincia questa costruzione? e che cosa deve essere fatto per realizzarla? La parola che usiamo per questo processo è:
EDUCAZIONE.
Non è mai troppo
presto per iniziare l’educazione di un bambino! L’anima di un neonato è come
una lastra fotografica su cui non è ancora stato impresso nulla, vuota, pulita,perciò,qualunque
impressione cade su quella lastra, la copre, e nessuna impressione che verrà
dopo avrà lo stesso effetto. Perciò quando i genitori
perdono l’opportunità di imprimere delle cose desiderabili sull’anima dei loro bimbi, perdono la più grande
delle opportunità!
Per esempio
è importantissimo che persone
indesiderabili non si avvicinino ad un bimbo piccolo.
L’anima è negativa,
cioè ricettiva, sensibile e suscettibile ad ogni
influenza; e le prime impressioni che cadono su un’anima si radicano in lei.
Le impressioni
ricevute prima della nascita non rendono l’anima positiva,
questo succede dopo la nascita.
Questa è anche la
ragione per cui è della più grande importanza che un
bambino piccolo venga educato da una persona sola, preferibilmente la madre,
perché la madre per natura fa parte del bambino, conosce il bambino come nessun
altro e il bambino in questa prima fase riconosce soltanto la madre. La madre,
mettendo al mondo un bambino è per forza matura, il padre, come quasi ogni
uomo,in fondo rimane per tutta la vita un bambino. Si dice che
il primo Guru è la madre, il secondo Guru è il padre, il terzo è la Guida.
Moltissime volte
invece altre persone della famiglia, o addirittura degli amici, si occupano
contemporaneamente dell’educazione di un bambino. In questo modo si impedisce al bambino di formare un suo carattere, perché
ogni persona avrà su di lui un influenza
ovviamente diversa da quella degli
altri.
Spesso succede
che i genitori non pensino all’educazione durante i primi anni di vita
del bambino; pensano che il neonato sia una specie di bambola, un giocatolo
da mostrare, da lasciar accudire da chiunque gli faccia comodo. Non realizzano
che quello è il momento più importante nella vita dell’anima e che è un momento
del suo sviluppo che non ritorna mai più!
La persona che prende
il bambino in cura per dargli il primo, più importante aiuto nella costruzione
del suo carattere deve innanzitutto stabilire un’amicizia col bambino. Per
spiegare cosa voglio dire con questo, racconterò una piccola storia. In India c’era un madzub, un saggio, che viveva
con gli elefanti. Mangiava con loro e dormiva vicino a loro. Nello stesso
luogo c’erano anche quelli che avevano il compito di curare gli elefanti.
Essi li tenevano sotto controllo con
dei bastoni e li comandavano. Molto spesso gli elefanti gli obbedivano ma quando un elefante era arrabbiato, non voleva
ascoltarli e spesso, in quei casi,
un guardiano rimaneva ucciso. Questo perchè l’elefante, quando era infuriato,
non riconosceva il guardiano. Ma il saggio era l’amico di tutti gli elefanti,
sia che fossero pazzi o tranquilli. Andava vicino
a loro, batteva affettuosamente sulle loro spalle, li guardava e parlava con
loro e dormiva vicino a loro senza preoccuparsi; e loro non lo aggredivano
mai.
Che cosa vuol dire questa storiella?
Mostra che ci sono due modi di esercitare
il controllo. Un modo è dominare, l’altro è diventare
amici. Dominando si diminuisce la forza di volontà nel bambino; tramite l’amicizia
invece si sostiene in lui la forza di volontà. Nel primo caso si rende la
persona schiava, nell’altro la si aiuta a diventare
re. Nell’educazione, nell’allenamento del giovane, ci si deve ricordare che
la forza in lui, cioè la forza di volontà, NON deve
essere diminuita, ma nello stesso tempo un bambino deve essere controllato.
Ci sono cinque diverse
materie nelle quali, sin dai primi anni, i bambini devono essere allenati;
la disciplina, l’equilibrio, la concentrazione, l’etica e il rilassamento.
Per insegnare la
disciplina per PRIMA COSA si deve stabilire una relazione basata sull’amicizia
così che il tutore possa attrarre l’attenzione del bambino in modo che egli
risponda subito. Questa è la prima condizione da sviluppare, prima di iniziare
l’educazione. Soltanto quando il bambino incomincia a rispondere pienamente
al tutore, allora egli potrà cominciare ad insegnargli la disciplina, - ma
mai con rabbia, agitazione, irritazione, che invece spesso si trovano nei
tutori/genitori, perché un bambino, può
essere talvolta più ostinato e insopportabile di qualunque persona adulta,
e perciò molto difficile da controllare. Allora, che cosa si può fare? Con
pazienza ripetete molte volte la stessa azione. P.e.
se il bambino butta via il giocatolo e vuol avere
una cosa che non dovrebbe avere, ridategli il giocatolo, dieci, anche quindici
volte; alla fine il bimbo risponderà automaticamente. È assolutamente sbagliato
insegnare la disciplina forzando una certa azione: per esempio se il bambino
non vuol andare fuori a giocare forzarlo provoca soltanto ribellione. Se grida perché vuol mangiare qualcosa ma non è ancora l’ora
giusta, cercate di distrarre la sua attenzione con qualcos’ altro.
Passiamo ora all’equilibrio.
Senza equilibrio nessuno può crescere diritto sia
mentalmente che fisicamente e spiritualmente.
L’equilibrio può essere insegnato tramite il
ritmo. Se un giovane è arrabbiato, agitato, pigro cioè fuori ritmo, può essere messo nel suo ritmo
con azioni ritmiche. Il modo varia in base all’età, ad esempio si può muovere
un sonaglio aritmicamente, battere o carezzare la spalla gentilmente e ritmicamente, suonare o lasciargli ascoltare una musica che
gli piace. Nel caso di un bambino piccolo, quando è troppo agitato, si deve
cominciare a fare un suono anche battendo le mani, prima nel ritmo in cui il
bambino si trova; poi lentamente, gentilmente rallentare il ritmo fino ad
arrivare al ritmo naturale del bambino.
L’agitazione così si calmerà; l’intera condizione della mente, la circolazione
del sangue, i movimenti, l’espressione, tutto andrà verso il ritmo naturale.
Ci sono tre ritmi
fondamentali. Uno è il ritmo di quando la persona, in questo
caso il bambino, è passivo, di quando non è attivo. Ciò significa che
c’è qualcosa che non va bene. Il secondo ritmo è quando il bambino è attivo
ma non eccitato; questo è il ritmo normale, naturale.
Si può aiutarlo
cercando di dargli ciò che desidera, naturalmente se non gli fa male. Ascoltare, cercare di entrare nel mondo dell’altro
fa sì che spesso si osservi che, quello che noi pensiamo di dare all’altro,
è diverso da quello che lui vuole. Quando è possibile,
è meglio dargli ciò che desidera, così che possa rimanere nel suo ritmo, e
non imporre ciò che noi pensiamo. L’eccitazione è il terzo ritmo, e questo
si instaura quando il ritmo cambia troppo facilmente
e non si ha controllo sul proprio ritmo. Quando p.e.
si comincia a camminare in modo tranquillo, spesso accade che si accelera
sempre di più. Anche quando si parla, si finisce
col parlare sempre più velocemente;
in qualsiasi attività si può verificare questo pericolo, e nei bambini e nei
giovani questo finisce spesso in risate o pianti incontrollati. Ciò succede perché questo ritmo non è normale,
naturale. Per portare il giovane nel suo ritmo normale, naturale, il tutore/genitore
deve cercare di portare la sua attenzione su qualcos’altro
. Se si diventa agitati e, peggio ancora,
ci si arrabbia col bambino, non si può più aiutarlo.
Si può chiedere
se si deve fermare un bambino che piange? Meglio distrarre la sua mente così
che dimentica la ragione del pianto. Ogni bambino piange ogni tanto, è naturale,
ma si deve discernere quando è ancora ‘normale’ e quando è troppo e quindi
piangere lo porta in un ritmo sbagliato. Lasciare
da solo un bambino che piange,per esempio mandandolo
in camera sua, non è bene, perchè farà sì che il
bambino, col tempo,diventi sempre più nervoso.
Ora consideriamo
la concentrazione. È così facile sviluppare la capacità di concentrazione,
ma molto raramente accade che si dia
importanza e attenzione a ciò . Quando un bambino
è piccolo si può dargli una cosa che gli piace, lasciare che la guardi , lasciarlo giocare con essa e mostrare anche noi un interesse
verso questa cosa così da suscitare
anche l’interesse del bambino. Poiché lo sviluppo della
facoltà di concentrazione sarà sempre
più importante nella sua crescita, sia da giovane, che da adolescente e poi
da adulto. Se questa qualità non viene sviluppata,
per quella persona nella vita, concentrarsi
sarà molto difficile. Cercate di dare ad ogni età qualcosa che sia
bella, che attragga l’ attenzione per la sua bellezza, perché l’attrazione
verso le cose belle è naturale; l’amore per la bellezza è innato, ma deve
avere la possibilità di svilupparsi. La concentrazione va bene sia per l’anima
che per il corpo, perché in essa è tutto il potere.
Arriviamo ora all’etica,
al principio morale. La parola etica è una parola molto importante, ma in
realtà la più grande etica o morale che si può imparare
nella vita è la gentilezza che culmina in generosità, e non è mai troppo presto
per coltivare il seme della morale nel bambino. Quando diamo ad un
bambino piccolo qualcosa che gli piace, è bene chiedergli con gentilezza
di ridarcelo ; spesso il bambino all’ inizio non
vuole perché non ha ancora imparato
cosa significa dare, ma con pazienza, chiedendoglielo ripetutamente, alla
fine ce lo darà. In questo modo gli insegniamo l’essenza della morale.
Lo spirito di ogni morale ed etica è la gentilezza, imparare il sacrificio
e imparare a servire; se un bambino non può imparare questo sin dall’inizio,
come può impararlo più tardi nella vita? L’educazione morale dipende da tre
cose: la giusta direzione dell’amore, un senso acuto dell’armonia e la giusta
comprensione della bellezza. Al giovane si dovrebbe insegnare ad usare le sue facoltà
emozionali e sentimentali nel modo giusto; e questo modo consiste nel mostrargli
la sua carità di cuore nelle azioni generose. Un giovane deve imparare che
amore vuol dire sacrificio, e sapere che l’amore viene espresso meglio
tramite un servizio, qualsiasi esso sia, , tramite la considerazione e il
rispetto per gli altri. Perché amore è tu, non io!
E per finire il rilassamento. Come possono essere fastidiosi
i bambini! Il solo modo di lasciarli uscire da questo stato è tramite il rilassamento.
E come possiamo ottenerlo? Si deve soltanto dare
al bambino un ritmo calmo, portandolo in un luogo tranquillo e comodo, passandogli
la mano sulla schiena o sulla testa, guardandolo negli occhi con simpatia
e pensando solo che lui sta per addormentarsi, così con i nostri stessi sentimenti
e pensieri creiamo un’ atmosfera di riposo e di pace.
È importantissimo
che queste cinque diverse materie vengano
insegnate sin dalla prima infanzia. Come
anche la regolarità nel ritmo di vita, perché tutta la natura è ritmica, e ciò lo si vede nel succedersi delle stagioni, nell’alternarsi di
giorno e notte etc.
Dall’educazione
dei bambini dipende il futuro delle nazioni!!!.
La bontà è innata,
e in generale gli aspetti non buoni vengono acquisiti
dopo la nascita. Questo mostra che bontà e gentilezza sono naturali e che
ogni male è innaturale!
L’educazione non è necessariamente un requisito per aver successo nella vita, né per sviluppare i propri interessi, ma è un requisito per realizzare una vita più piena, una vita in cui pensare a sé e avere considerazione per gli altri.
La vera educazione
è quella che si espande gradualmente in lunghezza, larghezza, orizzontalmente
e perpendicolarmente. Possiamo spiegare questo come conoscenza di se stessi e del proprio ambiente,
come anche degli altri; come conoscenza della condizione della natura umana
e delle domande che la vita ci pone, come conoscenza di causa ed effetto.
Tutto ciò,alla fine,ci porta
alla conoscenza del mondo interiore ed esteriore.
Tuttavia non dobbiamo mai dimenticare anche
che la libertà del giovane deve sempre essere considerata; non deve essere
forzato, ma gentilmente guidato. Perciò i genitori
hanno la responsabilità, il dovere, di guidare il bambino e il giovane costantemente,
e allo stesso tempo di lasciarlo gradualmente
libero così che possa imparare a fare delle scelte in ogni cosa nella vita,
però senza mai dimenticare che non è la strada della libertà che rende liberi,
ma che è tramite l’auto-controllo che si raggiunge la vera libertà. Come
è scritto nella Bibbia: “Stretta è la via e diritta è la porta che
conduce allo scopo della libertà”.
L’educazione della
generazione più giovane ha bisogno dell’ideale spirituale più di qualunque
altra cosa. Dato che il mondo è diventato del tutto incentrato sulle cose
materiali, l’uomo ha quasi perso di vista l’obiettivo principale nella vita,
cioè l’ideale spirituale.
L’ideale non vuol
dire che i giovani devono per forza essere legati ad una certa fede, che gli
si debba imporre una certa chiesa. Ciò che è necessario è dare loro semplicemente qualche ideale progressivo
da raggiungere, qualche ideale alto in accordo alla capacità di concepirlo
in base all’età del bambino o del giovane.
Una volta una donna
che si prendeva cura di un bambino andò da un saggio
e disse: “questo bambino pone delle domande meravigliose, ma io non so rispondere”,
e il saggio chiese: “ quali sono le domande?”. Ella
rispose: “Mentre il bambino diceva la sua preghiera prima di andare a letto,
mi ha chiesto: Se Dio è nel cielo, su in cielo, allora perché dobbiamo inchinarci
in giù verso la terra mentre preghiamo?’ Il saggio consigliò di dire al bambino:
“Sì, Dio è nei cieli. Ma dove sono i Suoi piedi?
Sulla terra. Inchinandoti verso la terra tu tocchi i Suoi piedi”. E il bambino fu contento.
A qualsiasi
stadio del progresso umano, l’ideale divino sarà il solo ideale che aiuterà il
giovane e l’anziano a tracciare la via attraverso il mare della vita. È la
perdita dell’ideale divino che causa il crollo nella vita degli individui e
dell’umanità in generale.
L’ideale spirituale
è l’inclinazione naturale di ogni anima. Non richiede
un grande sforzo guidare un bambino verso la spiritualità, anzi è più difficile
tenere il bambino lontano da ciò. Senz’altro, troppa religione non va bene
per il giovane, può renderlo rigido
nelle sue idee, e neppure è desiderabile dare ai giovani
idee su spiriti e fantasmi o paradiso e inferno. L’immaginazione dei
giovani deve essere tenuta dentro la portata del loro ragionamento; spesso
l’immaginazione dei giovani va oltre quella dei genitori e sarebbe crudele
ostacolarla limitando il giovane con le proprie idee religiose e materiali.
La cosa principale
nella spiritualità è la sincerità della vita, il giovane
deve essere tenuto vicino alla realtà.
La spiritualità
si trova nel nobilitarsi dell’anima, non in una semplice dimostrazione di
spiritualità.
Al giovane deve
essere insegnato che non è il divenire angelico a mostrare spiritualità, ma
che è il diventare umano che è il vero segno del carattere dell’uomo spirituale.
Spero che tutto
questo possa essere d’ aiuto a vedere la nostra
responsabilità verso i giovani per aiutare loro e l’umanità a fare progressi e
a crescere verso una vita con veri valori ed a raggiungere alti ideali..
Murshida Dahnya